Wwf, tanti cuccioli senza mamma. Ma a Natale se ne può "adottare" uno
Mamma Orsa: una mamma lungimirante. L'orso bruno un tempo popolava in modo diffuso le nostre montagne e le nostre valli. Se un tempo incontrare in primavera una mamma con i suoi cuccioli era possibile oggi è diventato difficile, sia per la rarità degli esemplari sia perché hanno imparato a evitare l'incontro con l'uomo concentrando la propria attività nelle ore notturne. La grande diffidenza e quindi la riduzione di conflitti con l'uomo è un aspetto che viene acquisito dai piccoli durante le lunghe cure parentali. I piccoli che nascono durante il letargo invernale e che nei primi mesi di vita dipendono unicamente dal ricco latte materno, rimangono accanto alla madre per quasi due anni. (© Sanchez & Lope / WWF-Canon)
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La ricerca del cibo è un aspetto cruciale nello sviluppo dei giovani orsi che fa parte dell'insegnamento di mamma orsa. Ai piccoli viene insegnato anche come utilizzare al meglio i sensi dell'olfatto e dell'udito per tenersi a distanza dall'uomo e dalle sue attività. È anche per questo che gli orsi che hanno perso la madre in un'età troppo giovane possono facilmente trasformarsi in orsi "problematici". Questi tendono ad avvicinarsi troppo ai centri abitati e ad alimentarsi con cibo facilmente disponibile come la spazzatura o le provviste domestiche. (© Sanchez & Lope / WWF-Canon)
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Mamme orango: una mamma full time. Le femmine di orango hanno il più basso tasso di riproduzione tra le grandi scimmie. Solo dopo essersi dedicata per 7/8 anni, in modo completo e totalizzate, alla cura e protezione del proprio cucciolo la madre è pronta per un nuovo accoppiamento. Forse proprio per questa totale dedizione il tasso di sopravvivenza dei piccoli di oranghi è molto alto. (© naturepl.com / Anup Shah / WWF-Canon)
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Nei primi due anni il piccolo orango è completamente dipendente dalla mamma e nei primi due mesi non perde mai contatto fisico, rimanendo saldamente aggrappato al suo ventre giorno e notte. L'allattamento ha una durata variabile ma generalmente il piccolo alterna il latte materno a frutta, bacche e insetti anche fino a sette anni. (© naturepl.com / Anup Shah / WWF-Canon)
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Per tutta l'infanzia del piccolo orango la madre ogni sera prepara un giaciglio di foglie per lei e per il suo cucciolo. La sicurezza dell'abbraccio notturno della mamma permette al piccolo orango di crescere con maggiore confidenza e di superare i tanti pericoli della foresta. Queste lunghissime e intense cure parentali fanno degli oranghi le mamme più dedite di tutto il mondo delle grandi scimmie. (© naturepl.com / Anup Shah / WWF-Canon)
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Un legame particolare è quello con le figlie femmine, che anziché allontanarsi una volta raggiunta la piena autonomia rimangono accanto alla genitrice per aiutare e imparare l'arte di accudire i cuccioli. Quando un orfano di grande scimmia, come appunto gli oranghi, viene accudito dall'uomo, le speranze di poterlo reinserire in natura sono molto ridotte. (© Jikkie Jonkman / WWF-Canon)
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È talmente importante il ruolo rivestito dal genitore naturale, da cui il piccolo impara tutto, sia attraverso il gioco, sia attraverso l'imitazione e altri meccanismi di apprendimento, che raramente l'azione e i programmi studiati dall'uomo con questo fine raggiungono il loro risultato. (© Rob Webster / WWF)
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Mamme lupo: l'unione fa la forza. I cuccioli sono accuditi da un gruppo allargato di consanguinei. Un branco di lupi è generalmente costituito da una coppia dominante, detta anche coppia alfa, e dalla loro progenie. Più generazioni di figli accompagnano i due capo branco nelle azioni di caccia, condividendo con i loro genitori le diverse fasi della vita sociale. (© Wild Wonders of Europe /Sergey Gorshkov / WWF)
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I piccoli lupi nei primissimi giorni di vita sono particolarmente vulnerabili: pesano appena pochi etti, sono completamente cechi e sordi e non riescono a mantenere la propria temperatura corporea, ragione per cui la femmina non li abbandona neanche un istante. Nella fase dell'allattamento (circa 8 settimane) la madre non fa avvicinare nessuno maschio, neanche il padre. Qualche volta si lascia aiutare nelle cure e nell'allattamento da un'altra compagna: le femmine di lupo possono avere delle false gravidanze che hanno come effetto secondario la produzione di latte. In questo modo, pure essendo stati partoriti da una sola femmina i cuccioli possono essere allattati e accuditi contemporaneamente da una seconda madre adottiva. (© Wild Wonders of Europe /Sergey Gorshkov / WWF)
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Sarà poi il padre a rigurgitare per la mamma e i suoi piccoli i migliori bocconi della caccia. Dopo lo svezzamento i piccoli abbandonano la tana ed entrano nella vita sociale del branco. Questa si svolge in un vero e proprio "play ground" uno spazio che viene condiviso dai lupi per giocare, riposarsi e socializzare. I piccoli giocando a turno con tutti i membri del branco imparano le tecniche di caccia e la cruciale gerarchia del gruppo. Quando i genitori vanno a caccia un altro lupo del branco, generalmente un subadulto, rimane accanto ai piccoli accudendoli come un perfetto baby sitter. (© Staffan Widstrand / WWF)
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Mamme tigre: a lezione di caccia. L'obiettivo della tigre è quello di preparare i propri cuccioli ad affrontare condizioni spesso difficili, dove le prede sfruttano tutti i vantaggi offerti dalle enormi distese di foreste, di praterie, di paludi e dove un piccolo handicap è pagato con la morte. I giovani di tigre delle Sundarbans devono saper nuotare, i cuccioli della tigre siberiana devono resistere a climi rigidissimi, i piccoli di tigre del Bengala devono riuscire a identificare e seguire le prede nell'impenetrabile foresta tropicale. (© Alain Compost / WWF-Canon)
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Al contrario di altri predatori, le tigri devono imparare a cacciare da sole, senza l'aiuto di una squadra ben allenata e affiata come quella dei leoni. La mamma tigre dedica gran parte del tempo che trascorre con i suoi piccoli per insegnare a procurarsi il cibo. Le prime lezioni sono veri e propri show che la madre effettua a beneficio dei cuccioli, poi porterà vicino alla tana prede ancora vive, piccole e gestibili affinché i piccoli facciano le loro prime esperienze. Solo alla fine le giovani tigri partecipano alle spedizioni di caccia della mamma. (© Martin Harvey / WWF-Canon)
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Se tutto va bene, verso i 6 mesi i 3 o 4 cuccioli della nidiata raggiungono l'autonomia e abbandonano la madre per scegliersi un territorio di caccia tutto loro. I maschi avranno la tendenza ad allontanarsi di più mentre le femmine rimarranno più vicine alla loro madre. (© Martin Harvey / WWF-Canon)
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Mamme elefante: parola d'ordine, altruismo. Gli elefanti sono fra i mammiferi terrestri i più affascinanti nella gestione delle cure parentali. Le femmine raggiungono la maturità sessuale verso i 20 anni e il cucciolo nasce dopo una lunga gestazione di 2 anni. Il piccolo dipende dal latte materno per ben due anni. Ogni famiglia di elefanti, fino a 50 individui, è costituita generalmente da alcune parenti femmine (spesso sorelle) e la loro discendenza che vivono e collaborano insieme. (© Martin Harvey / WWF-Canon)
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Le cure parentali sono il cuore delle famiglie di elefanti: il piccolo può essere allattato e accudito sia dalla madre sia dalle altre femmine del gruppo. Caratteristica vincente di queste cure "allargate" è quindi la cooperazione o, se vogliamo dirlo in termini più umani, l'altruismo. Anche le giovani "zie" badano ai cuccioli come vere e proprie babysitter che si allenano nel difficile mestiere della madre. Le matriarche, le femmine più grandi del gruppo, sono pronte a esporsi per prime ai pericoli proteggendo i più piccoli del branco e non a caso sono quasi sempre le prime a finire sotto i colpi dei kalashnikov dei bracconieri. (© naturepl.com / Andy Rouse / WWF-Canon)
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Quando i cuccioli vengono separati da questo ricco e cruciale contesto sociale non sono più capaci né di vivere in un branco né di avere una vita equilibrata e serena. Proprio come l'uomo, i piccoli di elefanti privati delle cure parentali del proprio genitore e del proprio gruppo di appartenenza sono drammaticamente soggetti a sviluppare comportamenti più aggressivi e meno stabili. (© Peter Chadwick / WWF-Canon)
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