Aree marine protette, sei buoni motivi per tutelarle
I 46.000 chilometri di coste del Mediterraneo ospitano circa 220 milioni di turisti ogni anno, una cifra che nel 2050 potrebbe salire a oltre 350 milioni. Molti sono attratti proprio dalle bellezze delle Aree protette.
Kas Kekova, ad esempio, è nota per la sua ricchezza marina e gli importanti siti archeologici. Qui la vita scorre come 100 anni fa ed è possibile esplorare i meravigliosi fondali grazie alla collaborazione tra operatori turistici, pescatori e Parco.
(Credit: P. Guglielmi/Wwf)
Un fondale subacqueo in Croazia: il Parco nazionale di Kornati, l'isola di Lastovo sono alcuni dei gioielli marini dell'Adriatico croato. Un arcipelago formato da centinaia di isole che ospitano specie endemiche (uniche del luogo) e popolate da grifoni e uccelli marini. I mari sono ricchi di dentici, lecce, ricciole, tonni; i fondali coralligeni danno rifugio a cernie, astici, aragoste e scorfani.
(Credit: A. Rossetti/Sunce)
Una delle specie più carismatiche del Mediterraneo è la Foca Monaca (Monachus monachus). L'immagine proviene da un'area protetta nelle Isole Cicladi. Metà della popolazione mediterranea di questa rara specie vive e si riproduce nei mari della Grecia, una regione che protegge 447 delle 519 specie esclusive del Mediterraneo.
(Credit: P. Dendrinos/MOm)
La tartaruga Caretta caretta nidifica lungo le coste del Mare nostrum: in Grecia, Turchia, Cipro e Libia si concentrano i siti riproduttivi più importanti anche di altre specie (97% dei 7200 nidi annualmente deposti nel Mediterraneo). Le aree marine protette sono fondamentali per rendere questi tratti di costa adatti e sicuri. Anche le coste italiane sono teatro di nidificazione: negli ultimi decenni la caretta ha deposto sulle isole e le coste siciliane, in Sardegna, lungo le coste pugliesi e quelle ioniche della Basilicata, in Calabria (la costa reggina è riconosciuta come principale area riproduttiva italiana con 15-20 nidi l'anno) e in Sicilia (Sciacca, Lampedusa, Linosa, Torre Salsa, Siculiana).
(Credit: M. Gunther/Wwf)
I volontari del Wwf sulla spiaggia di Adana in Turchia monitorano la nidificazione delle tartarughe marine. Il sito è tra le 21 zone di nidificazione delle coste turche ed è noto per ospitare ogni anno il più alto numero di esemplari di Tartaruga verde (Chelonia mydas). Il Wwf controlla il sito dal 2006 grazie all'aiuto di centinaia di volontari provenienti dalle Università di tutto il mondo. Un esempio di buona cooperazione tra governo, associazioni e mondo della ricerca.
(Credit: Y. Kayadelen/Wwf)
Tursiopi e Stenelle avvistate nell'Area Marina Protetta di Miramare, in Friuli Venezia Giulia: insieme alle tartarughe marine, i cetacei transitano spesso in questo tratto di mare. Un Gruppo di Pronto Intervento e Monitoraggio garantisce la loro salvaguardia in caso di spiaggiamento o cattura accidentale. L'area, gestita dal Wwf, è un fulcro importante per la ricerca, la didattica, la formazione ed è stata, nel 1986, la prima area protetta marina istituita in Italia.
(Credit: S. Ciriaco/Parco Miramare/Wwf)
Il Parco Internazionale di Bonifacio, tra Corsica e Sardegna, visitato ogni anno da migliaia di turisti.
Si trova all'interno del Santuario Pelagos, nato per difendere le grandi balene che attraversano il Mediterraneo, si estende fino alle coste della Provenza e del Tirreno. Per Pelagos il Wwf chiede un maggiore impegno dei tre paesi coinvolti, Italia, Francia, Principato di Monaco: una tutela efficace del Santuario farebbe salire al 5% la percentuale di mare protetto nel Mediterraneo.
(Credit: C. Amico/Wwf)
Milioni di appassionati sub si immergono ogni anno per ammirare le grandi Cernie brune (Epinephelus marginatus) che popolano i fondali delle Aree Protette. Laddove è vietata la pesca questi animali, di oltre 100 chili, possono essere avvistati anche a pochi metri di profondità. A conti fatti una cernia vale molto di più da viva che da morta. Al mercato del pesce un esemplare di 15 chili può valere circa 450 euro; lo stesso animale in 20 anni, se lasciato in libertà, grazie alle attività di diving può garantire un introito di almeno 300.000 euro. Applicato a tutte le aree del Mediterraneo dove la specie è protetta, questo modello di eco-business potrebbe generare da 14 milioni di euro all'anno a oltre 25 milioni, considerando le spese per viaggi, trasporti, imbarchi e pernottamenti dei turisti.
(Credit: L. Pitkin/Wwf)
Nelle aree marine Protette fondamentale è il ruolo della ricerca: qui, sui fondali di Gyaros in Grecia, si monitora la presenza delle spettacolari Pinne nobilis, il più grande bivalve dei mari europei. La specie, predata in tutto il Mediterraneo da collezionisti e distrutta dalle reti a strascico, se lasciata crescere può raggiungere il metro di lunghezza. Per quest'area, inserita già nella Rete Natura 2000, il Wwf chiede di aumentare la tutela con la creazione di un'Area marina protetta anche in virtù della presenza di un'importante colonia riproduttiva di foche monache.
(Credit: G. Rigoutsos/Wwf)
"Praterie di Posidonia sulle coste della Libia e sullo sfondo le rovine di Sabratha, sito Unesco. Le Aree Marine Protette sono in grado di tenere unite le comunità e poter tutelare il proprio patrimonio naturale, storico e culturale. Un'analisi commissionata dal Wwf ha rilevato che al livello mondiale l'incremento di tutela di queste aree potrebbe generare un beneficio economico tra i 490 e i 920 miliardi di dollari nel periodo 2015-2050. Per assicurare questo occorre che venga protetto almeno il 20% degli Oceani entro il 2025. Nel Mediterraneo (appena l'1% di mare protetto) solo il 44% delle aree hanno piani di gestione e la maggior parte di esse si trovano nelle coste settentrionali del bacino.
(Credit: R. DupuydelaGrandive/Wwf)