Auto sui pedoni a Modena, la testimonianza: “Mia madre non tornava, l’ho trovata in ospedale”
dalla nostra inviata Caterina GiusbertiMODENA – Quando non l’ha vista tornare a casa all’inizio non si è preoccupata più di tanto. Poi ha visto quel video «surreale», proprio nella strada che la mamma percorreva ogni giorno in bicicletta, uscita dal lavoro. Dopo due ore di attesa ha chiamato l’ospedale di Baggiovara e l’ha descritta: sì, c’era una ferita che corrispondeva alla descrizione, 53 anni, gravi condizioni, prognosi riservata. Era lei. Così adesso a Claudia, 22 anni, non resta che sperare, nonostante gli occhi inevitabilmente lucidi, la stanchezza, la paura. «Voglio essere positiva», dice appartandosi dal cerchio di amici che l’accompagnano.
Quando l’ha saputo?
«Mia madre era al lavoro e alle cinque di pomeriggio sarebbe dovuta tornare a casa. Ma io vede…
MODENA – Quando non l’ha vista tornare a casa all’inizio non si è preoccupata più di tanto. Poi ha visto quel video «surreale», proprio nella strada che la mamma percorreva ogni giorno in bicicletta, uscita dal lavoro. Dopo due ore di attesa ha chiamato l’ospedale di Baggiovara e l’ha descritta: sì, c’era una ferita che corrispondeva alla descrizione, 53 anni, gravi condizioni, prognosi riservata. Era lei. Così adesso a Claudia, 22 anni, non resta che sperare, nonostante gli occhi inevitabilmente lucidi, la stanchezza, la paura. «Voglio essere positiva», dice appartandosi dal cerchio di amici che l’accompagnano.
Quando l’ha saputo?
«Mia madre era al lavoro e alle cinque di pomeriggio sarebbe dovuta tornare a casa. Ma io vedevo che non tornava e non riuscivo più a contattarla neanche al telefono, dopodiché ho letto che era successa questa strage, perché è stata una strage. Alle sei e mezza ho chiamato l’ospedale e alle otto di sera sono venuta qui per fare il riconoscimento. Mia madre aveva già subito il primo intervento».
Cosa ha capito della dinamica?
«Ho visto il video che hanno visto tutti. Mia madre era l’unica persona in bicicletta, la prima che quel ragazzo ha centrato: è stata catapultata sull’asfalto».
Le ha parlato? Ha detto qualcosa?
«È intubata, non l’ho ancora mai vista sveglia e non sappiamo quando si risveglierà, so che è ancora in pericolo di vita».
Ci può dire qualcosa di lei?
«Mia madre è di origini polacche ma viveva qui da vent’anni. È venuta in Italia dopo la caduta del muro».
Cosa pensa di tutto questo?
«Penso sia assurdo, soprattutto per una piccola città come Modena, quello che è successo
mi pare veramente surreale. Mi ha ricordato molto l’attentato di Nizza, stessa dinamica. Però queste cose non succedevano da tempo, mi pare, ed è incredibile che sia successo proprio a Modena. Ma sono stata contenta che siano riusciti a fermarlo subito quel ragazzo, e anche che tutti abbiano visto. Voglio ringraziare quelli che sono intervenuti, dai sanitari alle forze dell’ordine. Penso sia stato davvero importante che i feriti siano stati soccorsi immediatamente. E spero davvero che si riprendano tutti. Compresa la mia mamma».
I medici cosa le dicono?
«Ho parlato con vari dottori. Sappiamo che le hanno fatto un secondo intervento che è finito stamattina. Ci hanno solo detto che è in pericolo di vita e che finché non esce dalla rianimazione non possono dirci di più. Io spero che ci diano meno dettagli possibili per non alimentare false speranze. Sono positiva. Voglio esserlo. Me lo sento che andrà tutto bene perché non può andare sempre male. Bisogna che ogni tanto vada anche a finire bene».
È riuscita a dormire un po’? «Sono stata qui fino a tardi ieri notte, poi non potevamo più entrare a vederla e siamo andati a casa. Siamo tornati stamattina, con me ci sono il compagno di mia madre, Mauro, che per me è come un padre, degli amici e i titolari di mia madre».
C’è qualcosa che vuole dire, un messaggio che vuole mandare?
«Io penso che le persone così gravemente scompensate non dovrebbero girare per strada. E anche che bisognerebbe prestare più attenzione alle persone con disturbi mentali».