Dopo lo stupro, le donne condannate alla vergogna
Michela Marzano, di MICHELA MARZANO
Se è successo, è perché lo hanno voluto loro, lo hanno cercato loro. Se è successo, la responsabilità è tutta loro. Se è successo, è perché queste due giovani donne, in fondo, erano consenzienti. Nonostante la differenza di età. Nonostante i due carabinieri, quella notte, fossero in servizio. Nonostante le due ragazze fossero sotto l'effetto dell'alcol, e quindi in stato di minorata difesa. Non è questo che cerca di mostrare uno degli avvocati dei due carabinieri presentando al gip una lista di ben 250 domande da porre alle studentesse americane per mostrarne la consapevolezza e la complicità? Non è questo, purtroppo, che si continua ancora oggi a fare quando una donna trova il coraggio di raccontare le violenze subite? Perché di coraggio ce ne vuole veramente tanto per rompere il silenzio e trovare le parole per dire il dolore, dire la vergogna, dire l'offesa.
Sono passati o…
Sono passati o…
Se è successo, è perché lo hanno voluto loro, lo hanno cercato loro. Se è successo, la responsabilità è tutta loro. Se è successo, è perché queste due giovani donne, in fondo, erano consenzienti. Nonostante la differenza di età. Nonostante i due carabinieri, quella notte, fossero in servizio. Nonostante le due ragazze fossero sotto l'effetto dell'alcol, e quindi in stato di minorata difesa. Non è questo che cerca di mostrare uno degli avvocati dei due carabinieri presentando al gip una lista di ben 250 domande da porre alle studentesse americane per mostrarne la consapevolezza e la complicità? Non è questo, purtroppo, che si continua ancora oggi a fare quando una donna trova il coraggio di raccontare le violenze subite? Perché di coraggio ce ne vuole veramente tanto per rompere il silenzio e trovare le parole per dire il dolore, dire la vergogna, dire l'offesa.
Sono passati ormai quasi quarant'anni da quando Loredana Dordi filmò per la Rai un processo per stupro mostrando come, in questo tipo di processi, la vittima diventasse inesorabilmente l'imputata. Era il 1978 e la vittima era una ragazza di 18 anni che aveva denunciato quattro uomini per violenza carnale. Partendo dalla constatazione che la ragazza conosceva uno degli imputati e che non presentava segni evidenti di maltrattamenti, gli avvocati della difesa cercarono senza alcuno scrupolo di addossarle la responsabilità della violenza subita. Come dimenticare l'arringa dell'avvocato Giorgio Zeppieri contro quella ragazza? "I fatti? Guardateli in concreto", insinuò allora il legale. Subito prima di aggiungere: "Qui si tratta di una ragazza che ha degli amanti a pagamento (...) L'atto è incompatibile con l'ipotesi di una violenza". Per non parlare poi dell'altro avvocato che, sempre davanti alla Corte, non esitò a dichiarare: "Che cosa avete voluto? La parità dei diritti. Avete cominciato a scimmiottare l'uomo (...) Vi siete messe voi in questa situazione. Ognuno raccoglie i frutti che ha seminato. Se questa ragazza fosse stata a casa, presso il caminetto, non si sarebbe verificato niente". Era il 1978 e, all'epoca, ancora non c'era quella legge sullo stupro che, a partire dal 1996, ne ha fatto a tutti gli effetti un crimine contro la persona.
Era il 1978 e, all'epoca, l'idea predominate era che una "brava ragazza" non potesse mai essere violentata. Era il 1978 e, all'epoca, molte persone non sapevano quanto fosse difficile raccontare l'accaduto, con quelle parole che mancano, con quell'impossibilità, spesso dovuta alla vergogna, di ricordare esattamente ciò che è successo. Oggi, però, lo sappiamo. Sappiamo che ci vogliono anni per poter riuscire a integrare questo "pezzo di vita" all'interno di un racconto coerente. Esattamente come sappiamo che, per poterlo veramente fare, c'è bisogno che qualcuno ascolti; che qualcuno accompagni, senza domandare nulla. Cos'è allora questo spettacolo penoso delle 250 domande dell'avvocato dei due carabinieri? Vogliamo veramente tornare indietro di oltre quarant'anni?
Sono passati ormai quasi quarant'anni da quando Loredana Dordi filmò per la Rai un processo per stupro mostrando come, in questo tipo di processi, la vittima diventasse inesorabilmente l'imputata. Era il 1978 e la vittima era una ragazza di 18 anni che aveva denunciato quattro uomini per violenza carnale. Partendo dalla constatazione che la ragazza conosceva uno degli imputati e che non presentava segni evidenti di maltrattamenti, gli avvocati della difesa cercarono senza alcuno scrupolo di addossarle la responsabilità della violenza subita. Come dimenticare l'arringa dell'avvocato Giorgio Zeppieri contro quella ragazza? "I fatti? Guardateli in concreto", insinuò allora il legale. Subito prima di aggiungere: "Qui si tratta di una ragazza che ha degli amanti a pagamento (...) L'atto è incompatibile con l'ipotesi di una violenza". Per non parlare poi dell'altro avvocato che, sempre davanti alla Corte, non esitò a dichiarare: "Che cosa avete voluto? La parità dei diritti. Avete cominciato a scimmiottare l'uomo (...) Vi siete messe voi in questa situazione. Ognuno raccoglie i frutti che ha seminato. Se questa ragazza fosse stata a casa, presso il caminetto, non si sarebbe verificato niente". Era il 1978 e, all'epoca, ancora non c'era quella legge sullo stupro che, a partire dal 1996, ne ha fatto a tutti gli effetti un crimine contro la persona.
Era il 1978 e, all'epoca, l'idea predominate era che una "brava ragazza" non potesse mai essere violentata. Era il 1978 e, all'epoca, molte persone non sapevano quanto fosse difficile raccontare l'accaduto, con quelle parole che mancano, con quell'impossibilità, spesso dovuta alla vergogna, di ricordare esattamente ciò che è successo. Oggi, però, lo sappiamo. Sappiamo che ci vogliono anni per poter riuscire a integrare questo "pezzo di vita" all'interno di un racconto coerente. Esattamente come sappiamo che, per poterlo veramente fare, c'è bisogno che qualcuno ascolti; che qualcuno accompagni, senza domandare nulla. Cos'è allora questo spettacolo penoso delle 250 domande dell'avvocato dei due carabinieri? Vogliamo veramente tornare indietro di oltre quarant'anni?