Garantiamo più trasparenza agli utenti della Rete
Juan Carlos De Martin, di JUAN CARLOS DE MARTIN
In questi mesi l'etichetta "fake news" ("notizie false") è stata associata a fenomeni molto diversi tra loro come l'elezione di Trump, il movimento contro i vaccini e il referendum della Brexit. Ora che tutti accusano tutti di "fake news" (riducendo a poca cosa il valore dell'espressione) è arrivato il momento di chiederci cosa c'è di nuovo sotto il sole. Di sicuro non sono nuove le notizie false, che esistono da sempre. Esistono da sempre anche i tentativi delle nazioni di influenzare - con metodi che spaziano dal lecito all'inquietante - le rispettive pubbliche opinioni. Anche la propaganda esiste da sempre, con la sua forma moderna codificata negli Stati Uniti da Bernays quasi un secolo fa.
Anche l'idea di un mercato in cui le idee possano e debbano confrontarsi, nel rispetto delle leggi, lasciando al cittadino-sovrano la decisione di quale idea adottare è uno dei pilastri delle società libera…
Anche l'idea di un mercato in cui le idee possano e debbano confrontarsi, nel rispetto delle leggi, lasciando al cittadino-sovrano la decisione di quale idea adottare è uno dei pilastri delle società libera…
In questi mesi l'etichetta "fake news" ("notizie false") è stata associata a fenomeni molto diversi tra loro come l'elezione di Trump, il movimento contro i vaccini e il referendum della Brexit. Ora che tutti accusano tutti di "fake news" (riducendo a poca cosa il valore dell'espressione) è arrivato il momento di chiederci cosa c'è di nuovo sotto il sole. Di sicuro non sono nuove le notizie false, che esistono da sempre. Esistono da sempre anche i tentativi delle nazioni di influenzare - con metodi che spaziano dal lecito all'inquietante - le rispettive pubbliche opinioni. Anche la propaganda esiste da sempre, con la sua forma moderna codificata negli Stati Uniti da Bernays quasi un secolo fa.
Anche l'idea di un mercato in cui le idee possano e debbano confrontarsi, nel rispetto delle leggi, lasciando al cittadino-sovrano la decisione di quale idea adottare è uno dei pilastri delle società liberali. Il tutto regolato da un complesso di norme che spazia, appunto, dal codice penale alle leggi sui media. Di nuovo allora cosa c'è? C'è un dato tecnico che si innesta su un fenomeno sociale in corso da decenni. Che è il progressivo sgretolamento dell'autorevolezza dei punti di riferimento tradizionali, ovvero, media, professioni, scienza, politica, sindacati. Su tutti, infatti, incombe ormai l'ombra del conflitto di interesse, insinuando il sospetto in molti cittadini. Il dato tecnico, invece, è non solo l'esplosione dei canali di comunicazione resa possibile da Internet, ma anche il confluire di tutti questi canali sullo schermo, quello dello smartphone, che è diventato il centro della vita di miliardi di persone.
Riguardo agli schermi è inevitabile concentrare l'attenzione sugli algoritmi che determinano cosa ci appare davanti agli occhi, esattamente come da sempre ci interroghiamo sugli "algoritmi" che decidono che cosa appare in televisione o sui giornali. Alle piattaforme dobbiamo, quindi, chiedere di garantire agli utenti molta maggiore trasparenza e un maggior controllo del proprio flusso informativo (al momento quasi nullo). Alla politica, invece, ricordiamo che esistono già moltissime norme e che prima di introdurne di nuove, soprattutto in un ambito cruciale come quello della libertà di espressione, occorre chiarire quale sia di preciso il problema che si vuole risolvere, tenendo in conto tutti i possibili effetti, inclusi quelli non desiderati. Ripetere ossessivamente "fake news" non basta.
Anche l'idea di un mercato in cui le idee possano e debbano confrontarsi, nel rispetto delle leggi, lasciando al cittadino-sovrano la decisione di quale idea adottare è uno dei pilastri delle società liberali. Il tutto regolato da un complesso di norme che spazia, appunto, dal codice penale alle leggi sui media. Di nuovo allora cosa c'è? C'è un dato tecnico che si innesta su un fenomeno sociale in corso da decenni. Che è il progressivo sgretolamento dell'autorevolezza dei punti di riferimento tradizionali, ovvero, media, professioni, scienza, politica, sindacati. Su tutti, infatti, incombe ormai l'ombra del conflitto di interesse, insinuando il sospetto in molti cittadini. Il dato tecnico, invece, è non solo l'esplosione dei canali di comunicazione resa possibile da Internet, ma anche il confluire di tutti questi canali sullo schermo, quello dello smartphone, che è diventato il centro della vita di miliardi di persone.
Riguardo agli schermi è inevitabile concentrare l'attenzione sugli algoritmi che determinano cosa ci appare davanti agli occhi, esattamente come da sempre ci interroghiamo sugli "algoritmi" che decidono che cosa appare in televisione o sui giornali. Alle piattaforme dobbiamo, quindi, chiedere di garantire agli utenti molta maggiore trasparenza e un maggior controllo del proprio flusso informativo (al momento quasi nullo). Alla politica, invece, ricordiamo che esistono già moltissime norme e che prima di introdurne di nuove, soprattutto in un ambito cruciale come quello della libertà di espressione, occorre chiarire quale sia di preciso il problema che si vuole risolvere, tenendo in conto tutti i possibili effetti, inclusi quelli non desiderati. Ripetere ossessivamente "fake news" non basta.