L'ottava Leopolda renziana a Firenze, l'ottantesimo predellino berlusconiano a Milano, l'incubo grillino al Teatro Flaiano di Roma. Le solite riscosse annunciate a sinistra, le solite promesse spudorate a destra, le solite percosse pentastellate al "sistema". Nella campagna elettorale già si colgono i segni di un'inquietante stanchezza democratica. Tanti anni fa Josè Donoso scrisse un magnifico romanzo sul suo Cile: La disperanza. Credo che questo sia oggi lo stato d'animo prevalente di tanti italiani: la disperanza, cioè la condizione esistenziale e morale di chi ha già varcato i confini del disincanto ma non ha ancora raggiunto quelli della disperazione.
È un pezzo d'Italia che vale il 40%, non si fida più della politica e ormai dubita della sua utilità. In Emilia ha votato il 37%, a Roma e Napoli il 50 e il 37, in Sicilia e a Ostia il 46 e il 33. Questa Italia si comporta oggi come Donoso diceva nel…
L'ottava Leopolda renziana a Firenze, l'ottantesimo predellino berlusconiano a Milano, l'incubo grillino al Teatro Flaiano di Roma. Le solite riscosse annunciate a sinistra, le solite promesse spudorate a destra, le solite percosse pentastellate al "sistema". Nella campagna elettorale già si colgono i segni di un'inquietante stanchezza democratica. Tanti anni fa Josè Donoso scrisse un magnifico romanzo sul suo Cile: La disperanza. Credo che questo sia oggi lo stato d'animo prevalente di tanti italiani: la disperanza, cioè la condizione esistenziale e morale di chi ha già varcato i confini del disincanto ma non ha ancora raggiunto quelli della disperazione.
È un pezzo d'Italia che vale il 40%, non si fida più della politica e ormai dubita della sua utilità. In Emilia ha votato il 37%, a Roma e Napoli il 50 e il 37, in Sicilia e a Ostia il 46 e il 33. Questa Italia si comporta oggi come Donoso diceva nell'87: "Tutto quello che puoi fare è il piccolo, inglorioso lavoro di sopravvivere, in attesa di un cambiamento" che non arriva mai. Mezzo Paese diserta le urne: non crede più a Renzi, non crederà mai a Grillo, non vuole credere di nuovo a Berlusconi. Considera inaccettabile il "ricatto" sul male minore (scegli il Cavaliere o Di Maio? Come dice Michele Serra "meglio la cicuta", a sapere dove comprarla). Ritiene improbabile il "riscatto" del Pd renziano ("unico argine ai populismi"? Nei sondaggi i populismi avanzano, l'argine salta).
Eppure è a questa "Italia della disperanza" che la politica dovrebbe riprovare a parlare. Di Maio ci prova con le solite pezze a colori, e M5S ha esaurito il suo potenziale: a Ostia e in Sicilia raddoppia i consensi ma non drena voti dall'astensionismo. Alla faccia della "rivoluzione culturale". Anche Berlusconi ci prova con le solite tele-vendite, a metà strada tra Mastrota e Peron: "Via bollo auto e tasse su casa e successione", pensioni minime a 1000 euro e per gli anziani "cure dentistiche e oculistiche, veterinario gratuito e niente Iva sul cibo per i cani". Alla faccia della "rivoluzione liberale".
Ancora una volta toccherebbe alla sinistra. Renzi alla Leopolda fa un altro passo verso il partito-squadra. Ma il cammino è ancora incerto. Dichiarare guerra alle "fake news" è giusto: ma come non vedere che la pretesa di trasformarle nel "grande problema della democrazia moderna" diventa essa stessa una fake news? Walter Quattrociocchi ha spiegato che "la verità è percettiva": se è così, quali sono le "true news" del Pd, contro le "fake" fabbricate da Casaleggio e Salvini?
"Il Jobs Act ha creato 980 mila posti di lavoro"? È una favola che non puoi più raccontare, quando i giovani lavorano solo con gli stage e nei primi nove mesi del 2017 le assunzioni stabili sono state solo il 24%. "Altri 80 euro alle famiglie con figli"? È una mancia che non puoi più promettere, senza stabilire chi ne ha davvero bisogno e senza aggiungere un altro bonus a quelli già elargiti per 62 miliardi (dai bebè ai 18enni, dai violini ai giardini). L'ingovernabilità è un lusso istituzionale: la Germania se lo può permettere per un anno, l'Italia neanche per una settimana. La "disperanza" è un virus democratico: il Sudamerica lo sopporta da un secolo, la sinistra non dovrebbe tollerarlo neanche per un giorno.