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La battaglia politica sulle bugie

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Non sappiamo come andrà a finire la caccia alle fake news su Facebook, né quanti abboccheranno stavolta alle promesse di una pioggia di monete d'oro - credibili quanto una banconota da 150 euro - che stanno puntualmente rispuntando sul palcoscenico della politica. Sappiamo però una cosa: il vero protagonista della campagna elettorale appena cominciata saranno le bugie. Bugie online, bugie di carta, bugie in diretta, bugie da talk show. E dunque attrezziamoci ad assistere alla prima battaglia politica che sarà combattuta sul campo minato della falsificazione - da truppe sapientemente addestrate alla menzogna credibile e alla fandonia verosimile - lasciando all'elettore la sgradevolissima sensazione di partecipare a un gioco truccato. A un passo dalla vittoria definitiva della propaganda, e della scomparsa della verità.
Intendiamoci: la calunnia dell'avversario, insieme alle promesse impossibili, è sempre stata una delle armi proibit…
Non sappiamo come andrà a finire la caccia alle fake news su Facebook, né quanti abboccheranno stavolta alle promesse di una pioggia di monete d'oro - credibili quanto una banconota da 150 euro - che stanno puntualmente rispuntando sul palcoscenico della politica. Sappiamo però una cosa: il vero protagonista della campagna elettorale appena cominciata saranno le bugie. Bugie online, bugie di carta, bugie in diretta, bugie da talk show. E dunque attrezziamoci ad assistere alla prima battaglia politica che sarà combattuta sul campo minato della falsificazione - da truppe sapientemente addestrate alla menzogna credibile e alla fandonia verosimile - lasciando all'elettore la sgradevolissima sensazione di partecipare a un gioco truccato. A un passo dalla vittoria definitiva della propaganda, e della scomparsa della verità.
Intendiamoci: la calunnia dell'avversario, insieme alle promesse impossibili, è sempre stata una delle armi proibite ma spesso decisive delle campagne elettorali. E anche se Luigi Sturzo, nel "Manuale del buon politico", diffidava il candidato dalla tentazione delle bugie "perché la menzogna viene sempre a galla", le prime balle studiate ad arte spuntarono già alle elezioni del 18 aprile del 1948, quando i democristiani attaccarono i manifesti con un gigante mostruoso - il comunismo - che distruggeva l'Altare della Patria, e i comitati civici del cattolicissimo Luigi Gedda diffusero la voce che i rossi avrebbero strappato i bambini alle famiglie (per consegnarli, come in Unione Sovietica, agli asili del regime). 

Le fake news, lo sappiamo, non sono nate oggi. Prima però si chiamavano in un altro modo: bufale. Senza risalire a quella che, partita dalla Suburra, ha resistito più di ogni altra nei secoli - la scena di Nerone che prima dà fuoco a Roma e poi si gode lo spettacolo dal Palatino suonando la lira - la storia recente è ricca di notizie clamorose quanto false, alle quali hanno abboccato studiosi, giornalisti e popoli interi. Tutto il mondo, per esempio, credette alla scoperta dell'"uomo di Piltdown", le ossa umane che un gruppo di minatori trovarono nel 1912 in una cava del Sussex. Quello che sembrava lo scheletro di un uomo della preistoria, però con un cranio e un viso simili a quelli dell'homo sapiens, apparve agli scienziati inglesi come la prova regina capace di smontare definitivamente la teoria darwiniana dell'evoluzionismo: peccato che fosse un falso.
E gli americani, alle otto di sera del 30 ottobre 1938, furono presi dal panico credendo davvero che ci fosse stato lo sbarco dei marziani, quando Orson Wells interruppe un concerto di musica classica della Cbs - allora c'era solo la radio - con una credibilissima radiocronaca dell'invasione (che però era solo il lancio del suo nuovo programma, "La guerra dei mondi").  Ma oggi non ci troviamo di fronte a una beffa sapientemente architettata, o al geniale trailer di una trasmissione. Oggi siamo all'uso politico della bugia, organizzata da abilissimi spacciatori di bufale, un'epidemia di manipolazioni che sta infettando una delle più complicate fasi politiche della Repubblica. 

Senza entrare nel merito delle accuse che si scagliano a vicenda il Pd, i Cinquestelle e la Lega, bisognerebbe fermarsi un momento a considerare la disperata solitudine di quell'elettore che vorrebbe dare il suo voto a ragion veduta - ce n'è ancora qualcuno, per fortuna - anziché andare al seggio con la sicurezza di un ultras. E' uno che non abbocca facilmente. Non ha creduto ai documentari - chiamiamoli così - che sostenevano che lo sbarco sulla Luna non fosse realmente avvenuto, né alle teorie cospirazioniste sull'attentato alle Torri gemelle. Però quando va su Facebook dopo la sconfitta della Nazionale e trova un video con Putin che dice, accanto a Matteo Renzi, che "le nazionali di calcio sono lo specchio di un paese", e "forse sarà volta buona che cacciano questo governo", come fa a capire se è una notizia vera o una bufala avvelenata? Quando legge in un post con foto, titolo e testo, che il cugino della Boldrini viene pagato 30 mila euro per fare il posteggiatore al Senato, deve indignarsi per il privilegio o per l'inganno? E quando sente un trentenne con la faccia pulita come Di Maio che si rivolge nientemeno che all'Osce - l'organizzazione europea che si occupa di sicurezza - chiedendole di precipitarsi in Italia "per monitorare la libertà di stampa e le modalità di informazione", deve mettersi a ridere o preparare il passaporto?

Quell'elettore forse non sa rispondere, però di sicuro è molto preoccupato. Ha l'inquietante sensazione di essere circondato da una rete di bugie, e sa che aveva ragione lo storico Marc Bloch, il quale già un secolo fa spiegava che "una falsa notizia nasce sempre da rappresentazioni collettive che preesistono alla sua nascita", perché "le immaginazioni sono già preparate e in silenzioso fermento". 
Si possono combattere, le bugie del web? Paul Horner, che fino alla sua morte è stato considerato "il re delle fake news" perché gestiva una rete di siti dai quali faceva partire notizie inventate di sana pianta, rivelava che "le persone leggono qualsiasi cosa che confermi le loro idee senza farsi domande". Non sarà facile, dunque, liberarsi dall'assedio delle fandonie, resistere agli attacchi delle panzane e difendersi dal veleno delle bubbole. Le bugie sono una brutta bestia. Come avvertiva Mark Twain, "una delle principali differenze tra un gatto e una bugia è che il gatto ha soltanto nove vite".