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il glifosato e un’Europa senza visione

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Se è vero, come affermano l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro e l'Organizzazione mondiale della Sanità, che "il glifosato è probabilmente cancerogeno per l'uomo", allora la scelta da compiere sarebbe una sola: la sua messa al bando. Se invece, come sostiene l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, "è improbabile che il glifosato sia cancerogeno", perché non prendersi la responsabilità di portare a termine il processo di autorizzazione completo come per le altre molecole chimiche utilizzate nei fitofarmaci? La decisione presa dagli Stati dell'Ue due giorni fa si pone nel mezzo, e fa sì che per altri cinque anni (scelta cautelativa rispetto ai 10 proposti dalle industrie produttrici) potremo continuare a usare glifosato in agricoltura e dunque a mangiarcelo. Una scelta arrivata dopo mesi di trattative e di colloqui, con un acceso dibattito tra chi, come Slow Food, sosten…
Se è vero, come affermano l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro e l'Organizzazione mondiale della Sanità, che "il glifosato è probabilmente cancerogeno per l'uomo", allora la scelta da compiere sarebbe una sola: la sua messa al bando. Se invece, come sostiene l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, "è improbabile che il glifosato sia cancerogeno", perché non prendersi la responsabilità di portare a termine il processo di autorizzazione completo come per le altre molecole chimiche utilizzate nei fitofarmaci? La decisione presa dagli Stati dell'Ue due giorni fa si pone nel mezzo, e fa sì che per altri cinque anni (scelta cautelativa rispetto ai 10 proposti dalle industrie produttrici) potremo continuare a usare glifosato in agricoltura e dunque a mangiarcelo. Una scelta arrivata dopo mesi di trattative e di colloqui, con un acceso dibattito tra chi, come Slow Food, sosteneva che fosse giunto il momento della sua messa al bando e coloro i quali cantavano le magnifiche sorti di questo diserbante. La votazione è fondata su un presupposto ipocrita che ci porta a confermare, purtroppo per l'ennesima volta, che spesso le decisioni europee non sono compiute nell'interesse dei cittadini ma seguendo logiche di contentini e di amministrazione del consenso, soprattutto finanziario.

La situazione è paradossale. Le istituzioni che devono vigilare sulla nostra salute non solo non giungono a conclusioni scientifiche certe, ma non hanno il coraggio di prendere una posizione chiara nei confronti di una decisione che ha un impatto su milioni di persone, in primis su chi produce. Un atteggiamento pilatesco che porta poi i singoli paesi a escogitare misure in autonomia (la Francia ha dichiarato la messa al bando del glifosato entro il 2019, in Germania molti supermercati l'hanno già ritirato dagli scaffali) che mettono in crisi la tenuta giuridica dell'Unione. Inoltre, all'indecorosa indecisione sul caso di specie, si accompagna la mancanza di qualunque visione prospettica. Come sarà l'agricoltura del futuro? È pensabile ridurre la sua dipendenza dalla chimica? Come si può fare? Abbiamo visto le organizzazioni contadine scendere in piazza dopo l'annuncio di Macron e si è letto da più parti che "gli agricoltori francesi senza glifosato non saprebbero come portare a termine i raccolti".

Ma il problema è politico, oltre che agronomico: il sistema alimentare per come lo conosciamo è quasi completamente fondato su input di sintesi chimica o derivati dal petrolio. È frutto di quella rivoluzione verde che ha trasformato, negli anni '50-'60-'70, il rapporto tra uomo e ambiente, tra cibo e ambiente. Oggi è il caso di trovare il coraggio per una rivoluzione produttiva, che punti a ritrovare un'armonia tra l'urgenza di nutrire una popolazione mondiale in crescita e la necessità di conservare le risorse naturali per le generazioni che verranno. Le soluzioni esistono ma vanno incoraggiate, talvolta forzate. La decisione sul glifosato è un passaggio che va visto con questa prospettiva, ma sembra che le istituzioni europee non sappiano guardare oltre le scorte che le multinazionali dei fitofarmaci devono smaltire. E allora, oltre che temere per la nostra salute visto che si rinnova l'autorizzazione all'utilizzo di una sostanza probabilmente tossica, dobbiamo esprimere la delusione per dover attendere ancora a lungo prima che parta un processo virtuoso di cui l'umanità ha invece un disperato bisogno.