✕

Togliete Twitter a Trump

Ascolta l'audio

3 minuti di lettura
Come sempre all'alba, quando gli spettri delle sue notti insonni si agitano più inquieti, Donald Trump affonda le mani nella spazzatura di Twitter, questa volta per ripescare dal passato video islamofobi vecchi di anni. Ritwitta, quindi legittima e se ne appropria, messaggi e video messi in rete dal più dichiaratamente fascista tra i movimenti di estrema destra britannica, "Britain First". Immagini costruite per mostrare la presunta violenza dell'Islam, la sua pericolosità: un Islam che sbriciola statuine della Madonna, pesta ragazzi indifesi con le stampelle e getta avversari dai tetti delle case, dopo averli, per buona misura, picchiati.

La reazione del mondo civile, dal Regno Unito agli Usa, compreso Brendan Cox, marito della deputata britannica uccisa da un assassino politico al grido di "Britannia prima di tutto" è, esattamente come lui voleva, indignata. Anche la premier conservatrice Theresa May prende le distanze definen…
Come sempre all'alba, quando gli spettri delle sue notti insonni si agitano più inquieti, Donald Trump affonda le mani nella spazzatura di Twitter, questa volta per ripescare dal passato video islamofobi vecchi di anni. Ritwitta, quindi legittima e se ne appropria, messaggi e video messi in rete dal più dichiaratamente fascista tra i movimenti di estrema destra britannica, "Britain First". Immagini costruite per mostrare la presunta violenza dell'Islam, la sua pericolosità: un Islam che sbriciola statuine della Madonna, pesta ragazzi indifesi con le stampelle e getta avversari dai tetti delle case, dopo averli, per buona misura, picchiati.

La reazione del mondo civile, dal Regno Unito agli Usa, compreso Brendan Cox, marito della deputata britannica uccisa da un assassino politico al grido di "Britannia prima di tutto" è, esattamente come lui voleva, indignata. Anche la premier conservatrice Theresa May prende le distanze definendo sbagliata la scelta del presidente americano e aggiungendo che "Britain First" cerca di spacciare bugie e provocare tensioni. "Che siano video veri o no, la minaccia è reale", è la replica di Sarah Huckabee Sanders, portavoce della Casa Bianca.

I trumpisti odiano chi li odia e questo è il meccanismo diabolico della agitazione continua che lui cavalca. Nell'universo tempestoso che ribolle nella testa del presidente americano quasi sempre al risveglio dopo tre, massimo quattro ore di sonno, azioni come questa raffica di screditata propaganda islamofoba sono operazioni in apparenza irrazionali, ma in realtà ben calcolate. Sono studiate, o intuite con l'istinto del piazzista televisivo che è, per ottenere il risultato che lui vuole: essere sempre, ogni giorno, al centro dell'attenzione e del discorso nazionale, scandalizzando gli avversari, galvanizzando i fedeli e dominando la conversazione pubblica. La strategia è ormai collaudata: distrarre, polarizzare, cambiare discorso, se qualche cosa nella giornata lo preoccupa e minaccia di incrinare il mito dell'eterno winner, del vincente. Non c'erano ragioni, né notizie che all'alba di ieri giustificassero la raffica di tweet anti-islamici che lui ha ripreso e rilanciato dall'account di una delle più scatenate erinni del neonaziolismo bianco americano, Ann Coulter, che a sua volta li aveva ripescati dall'archivio di Jayda Fransen, la numero 2 del movimento di estrema destra "Britain First", una attivista attesa a giorni da un processo per istigazione alla violenza e all'odio razziale.

Trump, che ha definitivamente attraversato il confine fra la responsabilità dello statista e l'irresponsabilità dell'attivista, ha così rimesso in circolazione, per i 45 milioni di "follower" che lo seguono su Twitter, riprese di vecchi episodi da tempo sprofondati nel fondale limaccioso dell'oceano Internet e screditati. Sono videoclip di un fanatico imam siriano che nel 2013 sbriciolò una statuetta della Vergine Maria e dello stesso anno è la scena, girata in Olanda, di bulli violenti che aggrediscono un ragazzo con le stampelle e che le indagini rivelarono non essere affatto musulmani. L'esecuzione, con lancio dal tetto di una disgraziata vittima, è anch'essa vecchia di anni e legata agli orrori e ai regolamenti politici della guerra civile siriana. L'omicida ripreso nella clip è stato condannato a morte e giustiziato.

Ma non è la verità, non sono rivelazioni di nuove efferatezze che interessano all'instancabile produttore e diffusore di notizie false, Donald Trump. È l'effetto shock generato per coprire con il vuoto rumore il "ciclo delle notizie" e dei commenti fino alla sera, fino all'alba di domani. Tweet come questi, che tradiscono meccanismi di propaganda razziale di gusto goebbelsiano, servono per limitare l'imbarazzo di avere visto ancora una volta il sinistro despota nordcoreano Kim irridere la vuota pomposità del viaggio presidenziale in Asia lanciandogli in faccia un Icbm, un missile balistico intercontinentale, di potenza e dunque raggio mai visti prima, uno sberleffo davanti al quale Trump, l'uomo della "furia e del fuoco" minacciati, non ha risposto altro che un debole "ci penseremo noi". E mentre i Repubblicani al Congresso si contorcono alla ricerca di una maggioranza per cambiare la fiscalità e avvantaggiare i loro ricchi finanziatori, una giornata di sdegno attorno all'odiato Islam è un eccellente diversivo che aiuta a rispolverare la sua politica xenofoba e l'incubo di quegli 800 mila migranti con permesso temporaneo - i "sognatori" - che ha promesso di aiutare, senza sapere come.

I suoi fan, come la fanatica inglese, i suprematisti neonazi americani come David Duke del Ku Klux Klan lo applaudono: "Dio benedica Trump!", ritwitta Jayda Fransen, la spacciatrice di vecchi video, da Londra. I critici sono sconvolti dalla gratuita ottusità di un presidente americano che ha disperatamente bisogno di nazioni e forze islamiche per fare la sua guerra per procura contro l'Isis e le insulta. Il vedovo della deputata inglese assassinata, Brendan Cox, tenta di dire che Trump dovrebbe "vergognarsi" e non sa che Trump non conosce vergogna, ma soltanto vanità e fame di attenzione. Anche ieri ha ottenuto quello che voleva e siamo qui a parlarne, perché è impossibile ignorare un presidente americano che si agita sui social network come un teenager incosciente e permaloso. E tiene, come vuole, il resto del mondo in ansia quando avvicina le dita delle sue manine alla tastiera del telefonino.
Il tuo browser non supporta HTML5 audio.