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Il biotestamento e il pendolo dei diritti

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Il biotestamento sale di colpo in cima all'agenda del Senato - così rapidamente che è già approdato in aula, ieri pomeriggio - mentre lo Ius soli precipita all'ultima casella, quella di cui ci si occuperà se e quando ce ne sarà il tempo. Forse mai, almeno in questa legislatura. Una buona notizia e una cattiva, dunque, per l'Italia che crede ancora nei diritti civili e nelle libertà dell'individuo. Salgono le speranze per una legge sul fine vita, crollano quelle per riconoscere la cittadinanza ai figli degli immigrati che si sono integrati e a quelli che hanno studiato nelle nostre scuole.

Sono temi spinosi, sui quali il Parlamento si è rivelato finora incapace di dare agli italiani quelle regole e quelle norme che in quasi tutta l'Europa sono già da tempo leggi dello Stato. Da noi invece la politica sembra ancora prigioniera dei calcoli elettorali, e dunque diventa quasi clamoroso che il biotestamento - tema …
Il biotestamento sale di colpo in cima all'agenda del Senato - così rapidamente che è già approdato in aula, ieri pomeriggio - mentre lo Ius soli precipita all'ultima casella, quella di cui ci si occuperà se e quando ce ne sarà il tempo. Forse mai, almeno in questa legislatura. Una buona notizia e una cattiva, dunque, per l'Italia che crede ancora nei diritti civili e nelle libertà dell'individuo. Salgono le speranze per una legge sul fine vita, crollano quelle per riconoscere la cittadinanza ai figli degli immigrati che si sono integrati e a quelli che hanno studiato nelle nostre scuole.

Sono temi spinosi, sui quali il Parlamento si è rivelato finora incapace di dare agli italiani quelle regole e quelle norme che in quasi tutta l'Europa sono già da tempo leggi dello Stato. Da noi invece la politica sembra ancora prigioniera dei calcoli elettorali, e dunque diventa quasi clamoroso che il biotestamento - tema che ha più volte diviso il Paese in due, dal caso di Eluana Englaro in poi - sia a un passo dalla Gazzetta Ufficiale, grazie anche alle coraggiose e sagge parole di Papa Francesco contro l'accanimento terapeutico e alla dichiarata disponibilità dei Cinquestelle a votare la legge.

Eppure Luigi Zanda, il presidente dei senatori del Pd che ha chiesto e ottenuto l'immediata calendarizzazione del provvedimento, di fronte ai "niet" di quasi tutti gli altri capigruppo ha dovuto accettare che lo Ius soli scivolasse all'ultimo punto del calendario - il sesto - scavalcato dalle proposte di legge per gli orfani dei femminicidi, per i testimoni di giustizia e per la lotta al fondamentalismo jiadista.

Ora, è vero che la realpolitik obbliga a fare i conti con la contrarietà alla legge dell'alleato Alfano (che si è rimangiato il sì di due anni fa alla Camera) e che l'imminente fine della legislatura sconsiglia un voto di fiducia dal quale il governo Gentiloni rischierebbe di uscire dimissionario. Ma per il Pd - il partito che con Minniti, con Delrio, con Martina e con lo stesso Renzi aveva promesso che per lo Ius soli si sarebbe battuto fino all'ultimo giorno della legislatura - lo stop imposto dagli alleati centristi apre un problema non piccolo: sulla base di quale progetto comune ci si può alleare, alle prossime elezioni, con un piccolo partito che ogni volta che si tocca un tema fondamentale - i diritti civili - tira il freno a mano e blocca tutto?