I Giochi senza bandiera della Russia
Emanuela Audisio , di Emanuela Audisio
I peccati si pagano, anche se li smacchi. No alla Russia, no alla sua squadra, sì ai russi (singoli atleti). Niente bandiera, né inno, e zero fisso nel medagliere. Il Cio sceglie il compromesso, ma punisce. Vieta al paese Russia di partecipare ai prossimi Giochi Olimpici invernali di PyeongChang 2018 in seguito allo scandalo doping. La squalifica del suo comitato olimpico, la sospensione del suo presidente Alexander Zhukov, da membro Cio, l'esclusione a vita da ogni accredito olimpico all'ex ministro dello sport Vitaly Mutko, ora presidente del comitato organizzatore dei mondiali di calcio, l'allontanamento di Dmitry Chernyschenko, dalla commissione del coordinamento di Pechino 2022, significano che le colpe sono state accertate. E che a Sochi 2014 la Russia ha barato, anche con pesanti manomissioni nel laboratorio antidoping.
Se la commissione del Cio, presieduta da Denis Oswald, ha squalificato 25 atleti russi dopo Sochi, perché dopati, quella con a…
Se la commissione del Cio, presieduta da Denis Oswald, ha squalificato 25 atleti russi dopo Sochi, perché dopati, quella con a…
I peccati si pagano, anche se li smacchi. No alla Russia, no alla sua squadra, sì ai russi (singoli atleti). Niente bandiera, né inno, e zero fisso nel medagliere. Il Cio sceglie il compromesso, ma punisce. Vieta al paese Russia di partecipare ai prossimi Giochi Olimpici invernali di PyeongChang 2018 in seguito allo scandalo doping. La squalifica del suo comitato olimpico, la sospensione del suo presidente Alexander Zhukov, da membro Cio, l'esclusione a vita da ogni accredito olimpico all'ex ministro dello sport Vitaly Mutko, ora presidente del comitato organizzatore dei mondiali di calcio, l'allontanamento di Dmitry Chernyschenko, dalla commissione del coordinamento di Pechino 2022, significano che le colpe sono state accertate. E che a Sochi 2014 la Russia ha barato, anche con pesanti manomissioni nel laboratorio antidoping.
Se la commissione del Cio, presieduta da Denis Oswald, ha squalificato 25 atleti russi dopo Sochi, perché dopati, quella con a capo Samuel Schmid, ex presidente della Svizzera, ha avuto le prove dopo 17 mesi di indagini che il doping era e forse ancora è un sistema ramificato e ben organizzato, che parte dall'alto, con il coinvolgimento di chi dovrebbe combatterlo. In Corea del Sud gli atleti russi che avranno risposto ai requisiti del Cio ci saranno, ma sotto la bandiera Oar (Olympic Athlete from Russia) e in caso di successo ascolteranno l'inno olimpico. Il Cio si allinea alla posizione della Iaaf (federazione internazionale di atletica) che ai mondiali ha consentito la partecipazione ai singoli atleti russi, non compromessi con il doping, ma senza bandiera. Come a dire: non è giusto che i singoli paghino le colpe di un sistema, non siamo ideologicamente prevenuti, ma non possiamo fare a meno di notare che i nostri ispettori in Russia spesso non hanno potuto lavorare perché sono stati ostacolati in mille modi.
E quindi anche una multa di 15 milioni di dollari per le spese sostenute. Il Cio è un organismo più conservatore dei faraoni egizi, si muove con molta prudenza, se permette al suo esecutivo di prendere certe decisioni, è perché ha le prove che le regole sono state infrante, se squalifica Mutko, attuale vicepremier e potentissimo ex ministro dello sport, vuol dire che ha testimonianze in grado di reggere un giudizio legale. E infatti, a meno di due mesi dai Giochi, c'è stato subito il ricorso russo al Tas. Il paese paga non solo una violazione sistematica dell'antidoping, ma un atteggiamento mentale e un comportamento arrogante. Invece di cambiare rotta ha accusato l'Occidente di manie di persecuzione, di guerra ideologica, di atteggiamento ostile. E tanto per non smentirsi ha richiesto l'arresto, l'estradizione, e (qualcuno) perfino la pena di morte per Grigori Rodchenkov, l'ex capo del laboratorio antidoping Rusada, fuggito in Usa, e diventato informatore e gola profonda della Wada. E così niente guerra e pace. La Russia ha minato il movimento olimpico, ha lasciato intendere il presidente Bach. Per sminarlo qualcuno deve saltare.
Se la commissione del Cio, presieduta da Denis Oswald, ha squalificato 25 atleti russi dopo Sochi, perché dopati, quella con a capo Samuel Schmid, ex presidente della Svizzera, ha avuto le prove dopo 17 mesi di indagini che il doping era e forse ancora è un sistema ramificato e ben organizzato, che parte dall'alto, con il coinvolgimento di chi dovrebbe combatterlo. In Corea del Sud gli atleti russi che avranno risposto ai requisiti del Cio ci saranno, ma sotto la bandiera Oar (Olympic Athlete from Russia) e in caso di successo ascolteranno l'inno olimpico. Il Cio si allinea alla posizione della Iaaf (federazione internazionale di atletica) che ai mondiali ha consentito la partecipazione ai singoli atleti russi, non compromessi con il doping, ma senza bandiera. Come a dire: non è giusto che i singoli paghino le colpe di un sistema, non siamo ideologicamente prevenuti, ma non possiamo fare a meno di notare che i nostri ispettori in Russia spesso non hanno potuto lavorare perché sono stati ostacolati in mille modi.
E quindi anche una multa di 15 milioni di dollari per le spese sostenute. Il Cio è un organismo più conservatore dei faraoni egizi, si muove con molta prudenza, se permette al suo esecutivo di prendere certe decisioni, è perché ha le prove che le regole sono state infrante, se squalifica Mutko, attuale vicepremier e potentissimo ex ministro dello sport, vuol dire che ha testimonianze in grado di reggere un giudizio legale. E infatti, a meno di due mesi dai Giochi, c'è stato subito il ricorso russo al Tas. Il paese paga non solo una violazione sistematica dell'antidoping, ma un atteggiamento mentale e un comportamento arrogante. Invece di cambiare rotta ha accusato l'Occidente di manie di persecuzione, di guerra ideologica, di atteggiamento ostile. E tanto per non smentirsi ha richiesto l'arresto, l'estradizione, e (qualcuno) perfino la pena di morte per Grigori Rodchenkov, l'ex capo del laboratorio antidoping Rusada, fuggito in Usa, e diventato informatore e gola profonda della Wada. E così niente guerra e pace. La Russia ha minato il movimento olimpico, ha lasciato intendere il presidente Bach. Per sminarlo qualcuno deve saltare.