Il 6 marzo vengono ricordati i non ebrei che durante la Shoah hanno aiutato chi era in pericolo, quelli che sono riusciti a rimanere uomini anche nei tempi bui dell'umanità
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Un piccolo grande segnale quello di riconoscere e istituire la giornata dei giusti: il 6 marzo. Con la legge approvata in via definitiva al Senato, anche il nostro Paese fa la sua parte. Ma chi sono i giusti? Quale l'origine delle ricerche sulle "biografie giuste" e quale significato si lega a una parola così impegnativa?
La genesi del riconoscimento porta al lavoro del memoriale di Yad Vashem a Gerusalemme: un segno perenne per ricordare i non ebrei che durante la Shoah hanno aiutato chi era in pericolo. Il giusto tra le nazioni non è un eroe né un combattente della Resistenza, spesso è qualcuno che si muove secondo principi semplici e istintivi nella quotidianità riservata: dare soccorso, prestare assistenza, nascondere chi è in difficoltà, offrire un tetto o una minestra a chi è in fuga. Un gesto di responsabilità individuale, un'assunzione di consapevolezza che rischia di essere dimenticata, o relega…
Un piccolo grande segnale quello di riconoscere e istituire la giornata dei giusti: il 6 marzo. Con la legge approvata in via definitiva al Senato, anche il nostro Paese fa la sua parte. Ma chi sono i giusti? Quale l'origine delle ricerche sulle "biografie giuste" e quale significato si lega a una parola così impegnativa?
La genesi del riconoscimento porta al lavoro del memoriale di Yad Vashem a Gerusalemme: un segno perenne per ricordare i non ebrei che durante la Shoah hanno aiutato chi era in pericolo. Il giusto tra le nazioni non è un eroe né un combattente della Resistenza, spesso è qualcuno che si muove secondo principi semplici e istintivi nella quotidianità riservata: dare soccorso, prestare assistenza, nascondere chi è in difficoltà, offrire un tetto o una minestra a chi è in fuga. Un gesto di responsabilità individuale, un'assunzione di consapevolezza che rischia di essere dimenticata, o relegata alla memoria individuale dei protagonisti. Una scelta che può essere pagata a caro prezzo, non c'è spazio per il libero arbitrio quando la macchina dello sterminio si mette in moto: chi non piega la testa può pagare il prezzo più alto come ammonimento o esempio per gli altri. Il riconoscimento dell'onorificenza è il culmine del lavoro di storici e ricercatori che verificano testimonianze e documenti fino a pronunciarsi nel merito di vicende lontane. Il principio è quello di un passo della Bibbia - "Chi salva una vita, salva il mondo intero" - e non è poco di questi tempi quando altre vite vengono spezzate in tanti angoli del pianeta.
Il voto della commissione Affari costituzionali del Senato, in sede deliberante, chiude un percorso che ha almeno due premesse. Un voto del Parlamento europeo nel 2012 ha scelto di fissare la Giornata europea in memoria dei giusti nel giorno che ricorda la scomparsa di Moshe Bejski (1920-2007) - un ebreo polacco salvato da Oscar Schindler - presidente della commissione dei giusti di Yad Vashem dal 1970 al 1995. Fondamentale il suo contributo per affermare i principi costitutivi del gesto e del successivo riconoscimento formale: "Il Giusto è colui che è riuscito a rimanere uomo nei tempi bui dell'umanità, il giudizio riguarda l'atto compiuto, il suo valore specifico nel contesto di allora non una coerenza generale di un comportamento altruistico consapevole". La banalità del bene diventa un valore riconosciuto e riconoscibile, un segno positivo che attraversa e condiziona individui e collettività. L'altra premessa porta a un tempo a noi vicino con il segno di un protagonismo diffuso e radicato: una rete che ha promosso centinaia di incontri, iniziative fino alla realizzazione di oltre 80 giardini dei giusti, in Italia e altrove spingendo il Parlamento europeo verso il pronunciamento del 2012 (GariwoNetwork). Un lievito prezioso che a partire dalla giornata dei giusti ha affermato principi ben più impegnativi: quello della responsabilità individuale, della centralità della vita umana, della possibilità di fare qualcosa contro l'odio e l'intolleranza, contro le tante forme di discriminazione e violenza che attraversano il presente.
Il progetto nasce nel 2001 dall'incontro tra Gabriele Nissim figlio di sopravvissuti alla Shoah e Pietro Kuciukian, il cui padre era scampato al genocidio degli armeni. Un incontro di memorie che dal Novecento e dalle sue pagine più terribili si spinge fino agli interrogativi più controversi e attuali sul significato della memoria, sul suo posto nelle società contemporanee. Il profilo di un giusto può aiutare a comprendere le zone d'ombra, le possibilità di ognuno, il valore di una scelta che parta dalla propria coscienza anche nei frangenti più difficili. Ben venga una giornata che ce lo ricorda, speriamo che possa ricordarcelo per tutto l'anno.