Fascismo, il doppio binario della memoria
Umberto Gentiloni, di UMBERTO GENTILONI
Cosa rimane del Ventennio? Quali memorie e quali significati del fascismo popolano il nostro tempo senza che se ne abbia la consapevolezza necessaria? Le tracce del passato sono facilmente visibili: monumenti, palazzi, toponomastica, impronte indelebili di quel "fascismo di pietra" che aveva la pretesa di essere universale. Un paradosso si è consolidato: da un lato la forza della conoscenza storica che ha sedimentato tra gli studiosi un'analisi condivisa e approfondita anche sulle pagine del fascismo a lungo considerate controverse o scomode (le origini del movimento, il consenso, la natura del regime, la sua eredità). Dall'altra una specie
di incubo collettivo che fa riemergere idee, comportamenti, parole e immagini che sembravano consegnati alla storia, ai suoi percorsi di approfondimento e comprensione.
I due piani appaiono divaricati e lontani quasi che il fenomeno storico sia un mondo sprofondato in un passato senza confini o riferiment…
di incubo collettivo che fa riemergere idee, comportamenti, parole e immagini che sembravano consegnati alla storia, ai suoi percorsi di approfondimento e comprensione.
I due piani appaiono divaricati e lontani quasi che il fenomeno storico sia un mondo sprofondato in un passato senza confini o riferiment…
Cosa rimane del Ventennio? Quali memorie e quali significati del fascismo popolano il nostro tempo senza che se ne abbia la consapevolezza necessaria? Le tracce del passato sono facilmente visibili: monumenti, palazzi, toponomastica, impronte indelebili di quel "fascismo di pietra" che aveva la pretesa di essere universale. Un paradosso si è consolidato: da un lato la forza della conoscenza storica che ha sedimentato tra gli studiosi un'analisi condivisa e approfondita anche sulle pagine del fascismo a lungo considerate controverse o scomode (le origini del movimento, il consenso, la natura del regime, la sua eredità). Dall'altra una specie
di incubo collettivo che fa riemergere idee, comportamenti, parole e immagini che sembravano consegnati alla storia, ai suoi percorsi di approfondimento e comprensione.
I due piani appaiono divaricati e lontani quasi che il fenomeno storico sia un mondo sprofondato in un passato senza confini o riferimenti: il fascismo come uno specchio che riflette un segmento della storia del paese proiettandolo in una dimensione astorica, senza tempo. Se tornano comportamenti e simboli di allora, se ci sono gruppi che si richiamano a quel passato significa che la trasmissione delle conoscenze non ha prodotto e costruito un tessuto comune, una comunità diffusa culturalmente responsabile. Come si tramanda e si studia una parabola storica che ha segnato il Novecento e le sue interpretazioni? Se si pensa che tutto sia a portata di mano o di rete, attraverso quesiti rivolti a un motore di ricerca non andiamo molto lontano. Il presente veloce e immediato che schiaccia e condiziona è una straordinaria opportunità per gli agenti delle paure e per far riemergere fantasmi lontani, idee e valori che sembravano sconfitti in modo definitivo. Tutto si appiattisce e si omologa nel mare del flusso continuo d'informazioni: i sentieri complessi della storia lasciano il posto a slogan, semplificazioni banali, balle inventate che come d'incanto si diffondono.
In questi anni si è fatto poco per contrastare un senso comune diffuso su un presunto lato buono del regime compatibile con un suo recupero strumentale o politicamente ritenuto utile. Non può essere sufficiente né rassicurante fissare limiti legislativi, dotarsi di efficaci strumenti repressivi. Le parole che scorrono nella rete, le frasi che vediamo sui muri o nelle curve degli stadi per essere contrastate, isolate e sconfitte hanno bisogno di formazione, cultura, conoscenza.
di incubo collettivo che fa riemergere idee, comportamenti, parole e immagini che sembravano consegnati alla storia, ai suoi percorsi di approfondimento e comprensione.
I due piani appaiono divaricati e lontani quasi che il fenomeno storico sia un mondo sprofondato in un passato senza confini o riferimenti: il fascismo come uno specchio che riflette un segmento della storia del paese proiettandolo in una dimensione astorica, senza tempo. Se tornano comportamenti e simboli di allora, se ci sono gruppi che si richiamano a quel passato significa che la trasmissione delle conoscenze non ha prodotto e costruito un tessuto comune, una comunità diffusa culturalmente responsabile. Come si tramanda e si studia una parabola storica che ha segnato il Novecento e le sue interpretazioni? Se si pensa che tutto sia a portata di mano o di rete, attraverso quesiti rivolti a un motore di ricerca non andiamo molto lontano. Il presente veloce e immediato che schiaccia e condiziona è una straordinaria opportunità per gli agenti delle paure e per far riemergere fantasmi lontani, idee e valori che sembravano sconfitti in modo definitivo. Tutto si appiattisce e si omologa nel mare del flusso continuo d'informazioni: i sentieri complessi della storia lasciano il posto a slogan, semplificazioni banali, balle inventate che come d'incanto si diffondono.
In questi anni si è fatto poco per contrastare un senso comune diffuso su un presunto lato buono del regime compatibile con un suo recupero strumentale o politicamente ritenuto utile. Non può essere sufficiente né rassicurante fissare limiti legislativi, dotarsi di efficaci strumenti repressivi. Le parole che scorrono nella rete, le frasi che vediamo sui muri o nelle curve degli stadi per essere contrastate, isolate e sconfitte hanno bisogno di formazione, cultura, conoscenza.