Fronte palestinese senza leader, ma può spuntare Dahlan
Daniele Bellasio , di DANIELE BELLASIO
Le debolezze delle leadership palestinesi, con Trump alla Casa Bianca, rendono lo scenario imprevedibile. Nessun cardine del fu negoziato regge più all’usura dello status quo, all’inconcludenza delle trattative (abbandonate) e all’assenza di mediatori. I palestinesi sentono di aver perso del tutto la sponda americana, sanno di essere al centro soltanto delle parole dei leader arabi, non dei loro cuori, figuriamoci dei loro progetti.
Sono rassegnati, snervati da anni di stallo diplomatico, da leadership fiaccate dal controllo di un potere sterile, residuale, spesso corrotto. Abu Mazen non è mai stato Arafat e non ha ottenuto granché. Hamas, indebolito da scarsezza di mezzi e dalle iniziative israeliane, ha ricomposto le fratture con l’Anp. Senza leader, senza mediatori, senza alleati, la causa palestinese si scopre irrilevante nella nuova Guerra fredda tra Arabia Saudita e Iran ai tempi dell’Isis.
L’uomo forte di Riad, Mohammed…
Sono rassegnati, snervati da anni di stallo diplomatico, da leadership fiaccate dal controllo di un potere sterile, residuale, spesso corrotto. Abu Mazen non è mai stato Arafat e non ha ottenuto granché. Hamas, indebolito da scarsezza di mezzi e dalle iniziative israeliane, ha ricomposto le fratture con l’Anp. Senza leader, senza mediatori, senza alleati, la causa palestinese si scopre irrilevante nella nuova Guerra fredda tra Arabia Saudita e Iran ai tempi dell’Isis.
L’uomo forte di Riad, Mohammed…
Le debolezze delle leadership palestinesi, con Trump alla Casa Bianca, rendono lo scenario imprevedibile. Nessun cardine del fu negoziato regge più all’usura dello status quo, all’inconcludenza delle trattative (abbandonate) e all’assenza di mediatori. I palestinesi sentono di aver perso del tutto la sponda americana, sanno di essere al centro soltanto delle parole dei leader arabi, non dei loro cuori, figuriamoci dei loro progetti.
Sono rassegnati, snervati da anni di stallo diplomatico, da leadership fiaccate dal controllo di un potere sterile, residuale, spesso corrotto. Abu Mazen non è mai stato Arafat e non ha ottenuto granché. Hamas, indebolito da scarsezza di mezzi e dalle iniziative israeliane, ha ricomposto le fratture con l’Anp. Senza leader, senza mediatori, senza alleati, la causa palestinese si scopre irrilevante nella nuova Guerra fredda tra Arabia Saudita e Iran ai tempi dell’Isis.
L’uomo forte di Riad, Mohammed Bin Salman, pensa a un cambio nell’Anp. Ha da poco incontrato Mohammed Dahlan, già capo del partito di Arafat a Gaza. Tra i primi a chiamare alla rivolta di queste ore, con un passato nelle prigioni israeliane, per Riad è lui il nuovo leader. Ma il caos può accelerare la successione o aggravare le lotte distrattamente fomentate nell’Anp dai due schieramenti della Guerra fredda. Ecco perché questa quasi Intifada è diversa dalle altre.
Sono rassegnati, snervati da anni di stallo diplomatico, da leadership fiaccate dal controllo di un potere sterile, residuale, spesso corrotto. Abu Mazen non è mai stato Arafat e non ha ottenuto granché. Hamas, indebolito da scarsezza di mezzi e dalle iniziative israeliane, ha ricomposto le fratture con l’Anp. Senza leader, senza mediatori, senza alleati, la causa palestinese si scopre irrilevante nella nuova Guerra fredda tra Arabia Saudita e Iran ai tempi dell’Isis.
L’uomo forte di Riad, Mohammed Bin Salman, pensa a un cambio nell’Anp. Ha da poco incontrato Mohammed Dahlan, già capo del partito di Arafat a Gaza. Tra i primi a chiamare alla rivolta di queste ore, con un passato nelle prigioni israeliane, per Riad è lui il nuovo leader. Ma il caos può accelerare la successione o aggravare le lotte distrattamente fomentate nell’Anp dai due schieramenti della Guerra fredda. Ecco perché questa quasi Intifada è diversa dalle altre.