Il miracolo dei libri sotto la Nuvola
Elena Stancanelli , di ELENA STANCANELLI
Intorno al palazzo dove si svolge quest’anno “Più libri più liberi”, a Roma, c’è una folla di persone. Come dovessero entrare a un concerto. E invece sono in fila per andare a sentir parlare di libri. Alcune fiere funzionano, altre meno. Da cosa dipende? “Più libri più liberi” è sempre stato un appuntamento fortunato, anche quando aveva una sede meno sfarzosa, e per passare da una sala all’altra eravamo costretti a metterci in fila, addirittura a incrociarci spalla a spalla.
Al Palazzo dei Congressi dell’Eur, quando c’era folla, ci spintonavamo per le scale nel tentativo di raggiungere in tempo le sale, nelle quali gli eventi si succedevano con implacabile puntualità. Quest’anno si è spostato a pochi metri da lì. Nel palazzo dentro il quale, come un pensiero sospeso, aleggia la Nuvola di Fuksas. Alla quale si accede attraverso una lunga scala mobile o con ascenso…
Al Palazzo dei Congressi dell’Eur, quando c’era folla, ci spintonavamo per le scale nel tentativo di raggiungere in tempo le sale, nelle quali gli eventi si succedevano con implacabile puntualità. Quest’anno si è spostato a pochi metri da lì. Nel palazzo dentro il quale, come un pensiero sospeso, aleggia la Nuvola di Fuksas. Alla quale si accede attraverso una lunga scala mobile o con ascenso…
Intorno al palazzo dove si svolge quest’anno “Più libri più liberi”, a Roma, c’è una folla di persone. Come dovessero entrare a un concerto. E invece sono in fila per andare a sentir parlare di libri. Alcune fiere funzionano, altre meno. Da cosa dipende? “Più libri più liberi” è sempre stato un appuntamento fortunato, anche quando aveva una sede meno sfarzosa, e per passare da una sala all’altra eravamo costretti a metterci in fila, addirittura a incrociarci spalla a spalla.
Al Palazzo dei Congressi dell’Eur, quando c’era folla, ci spintonavamo per le scale nel tentativo di raggiungere in tempo le sale, nelle quali gli eventi si succedevano con implacabile puntualità. Quest’anno si è spostato a pochi metri da lì. Nel palazzo dentro il quale, come un pensiero sospeso, aleggia la Nuvola di Fuksas. Alla quale si accede attraverso una lunga scala mobile o con ascensori trasparenti. Qualcuno dice che sembra di stare in un aeroporto, in un aeroporto del nord Europa, tipo Amburgo.
Ed è vero, ma gli aeroporti, specie quelli nel nord Europa, sono belli. Qualcun altro che la Nuvola è stupefacente, ma è uno spreco, perché poi quasi tutto sta sotto, come se avendo una casa magnifica si dovesse poi vivere nel garage. Ma tutti vogliono vederla da vicino, e anche per questo le file all’entrata sono infinite. Ma non solo. Certe fiere funzionano, per esempio, perché sono bene organizzate. Altre invece non funzionano perché sono il progetto isterico e dispettoso di qualcuno che ha solo voglia di misurare il suo potere.
Qui alla Nuvola ci sono moltissimi ragazzi e ragazze che danno informazioni, e lo fanno bene. I segnali sono perfetti, gli stand facili da trovare. Peccato solo per quella tinta gialla delle sale dove si svolgono gli incontri, che fa pensare alle stanze di un ospedale psichiatrico. E se fosse proprio quella sfumatura di giallo ad agire sui nostri cervelli e a convincerci ad andare a comprare i libri? Perché questo sta succedendo alla fiera, un miracolo: la gente compra i libri. Gli editori sono contentissimi, sembra che rispetto all’edizione precedente, che già era andata bene, questa sia migliore. E quando un editore dice migliore, significa esattamente che si vendono più libri.
A Roma c’è pochissimo ormai, da vedere e da fare, sempre meno. E questa è senza dubbio un’altra ragione del successo della fiera dei libri. Fare, fare bene, in un posto bello. Speriamo che sia l’inizio di un cambiamento. Ripartiamo dai libri per rimettere in piedi questa città? Che pazzia, che meravigliosa pazzia sarebbe.
Al Palazzo dei Congressi dell’Eur, quando c’era folla, ci spintonavamo per le scale nel tentativo di raggiungere in tempo le sale, nelle quali gli eventi si succedevano con implacabile puntualità. Quest’anno si è spostato a pochi metri da lì. Nel palazzo dentro il quale, come un pensiero sospeso, aleggia la Nuvola di Fuksas. Alla quale si accede attraverso una lunga scala mobile o con ascensori trasparenti. Qualcuno dice che sembra di stare in un aeroporto, in un aeroporto del nord Europa, tipo Amburgo.
Ed è vero, ma gli aeroporti, specie quelli nel nord Europa, sono belli. Qualcun altro che la Nuvola è stupefacente, ma è uno spreco, perché poi quasi tutto sta sotto, come se avendo una casa magnifica si dovesse poi vivere nel garage. Ma tutti vogliono vederla da vicino, e anche per questo le file all’entrata sono infinite. Ma non solo. Certe fiere funzionano, per esempio, perché sono bene organizzate. Altre invece non funzionano perché sono il progetto isterico e dispettoso di qualcuno che ha solo voglia di misurare il suo potere.
Qui alla Nuvola ci sono moltissimi ragazzi e ragazze che danno informazioni, e lo fanno bene. I segnali sono perfetti, gli stand facili da trovare. Peccato solo per quella tinta gialla delle sale dove si svolgono gli incontri, che fa pensare alle stanze di un ospedale psichiatrico. E se fosse proprio quella sfumatura di giallo ad agire sui nostri cervelli e a convincerci ad andare a comprare i libri? Perché questo sta succedendo alla fiera, un miracolo: la gente compra i libri. Gli editori sono contentissimi, sembra che rispetto all’edizione precedente, che già era andata bene, questa sia migliore. E quando un editore dice migliore, significa esattamente che si vendono più libri.
A Roma c’è pochissimo ormai, da vedere e da fare, sempre meno. E questa è senza dubbio un’altra ragione del successo della fiera dei libri. Fare, fare bene, in un posto bello. Speriamo che sia l’inizio di un cambiamento. Ripartiamo dai libri per rimettere in piedi questa città? Che pazzia, che meravigliosa pazzia sarebbe.