Gerusalemme e una sorpresa che tutti aspettano
Daniele Bellasio, di DANIELE BELLASIO
"Muovere l'ambasciata Usa a Gerusalemme non è un disastro". Se a dirlo, anzi a scriverlo su Foreign Policy è Dennis Ross, consigliere per il Medio Oriente con Bill Clinton e Barack Obama alla Casa Bianca e con Hillary Rodham al Dipartimento di Stato, non si può dire che si tratti di un tweet trumpiano. Il ragionamento di Ross, fatto con David Makovsky del Washington Institute for near east Policy, è chiaro: Gerusalemme è la sede del governo israeliano e per lo Stato ebraico non ci può essere altra capitale. Tanto vale prenderne atto. Anche per i palestinesi, "quando un loro Stato emergerà dal moribondo negoziato", Gerusalemme dovrebbe essere la capitale.
E - scrivono Ross e Makovsky - questo il presidente non lo ha escluso. Anzi. Qual è il problema? Mantenere una certa disciplina (e diplomazia) nei messaggi non è prerogativa doc di Trump, però su questi temi è essenziale essere accort…
E - scrivono Ross e Makovsky - questo il presidente non lo ha escluso. Anzi. Qual è il problema? Mantenere una certa disciplina (e diplomazia) nei messaggi non è prerogativa doc di Trump, però su questi temi è essenziale essere accort…
"Muovere l'ambasciata Usa a Gerusalemme non è un disastro". Se a dirlo, anzi a scriverlo su Foreign Policy è Dennis Ross, consigliere per il Medio Oriente con Bill Clinton e Barack Obama alla Casa Bianca e con Hillary Rodham al Dipartimento di Stato, non si può dire che si tratti di un tweet trumpiano. Il ragionamento di Ross, fatto con David Makovsky del Washington Institute for near east Policy, è chiaro: Gerusalemme è la sede del governo israeliano e per lo Stato ebraico non ci può essere altra capitale. Tanto vale prenderne atto. Anche per i palestinesi, "quando un loro Stato emergerà dal moribondo negoziato", Gerusalemme dovrebbe essere la capitale.
E - scrivono Ross e Makovsky - questo il presidente non lo ha escluso. Anzi. Qual è il problema? Mantenere una certa disciplina (e diplomazia) nei messaggi non è prerogativa doc di Trump, però su questi temi è essenziale essere accorti: non vanno offerte occasioni ai nemici della pace. Insomma questo è il momento in cui il negoziato può e dunque deve ripartire. Con la diplomazia. L'obiettivo è evitare che gruppi come Hamas strumentalizzino a loro vantaggio il messaggio americano per fomentare rabbia e violenza. Ecco il cuore dell'attuale situazione. Prima dell'annuncio di Trump su Gerusalemme la regione e il mondo erano in attesa di un nuovo piano di pace. Poteva arrivare dalla Casa Bianca e/o dal nuovo corso saudita. Che fine fa quel piano? Resiste un generale clima di sospensione. Tutti sembrano aspettare una sorpresa mentre nonostante tutto, nei giorni più caldi dopo la scelta di Trump, per la prima volta da 22 anni un premier israeliano è stato accolto a Bruxelles. Tra le critiche, ma nel dialogo. Se il dialogo coinvolgesse i palestinesi e gli altri paesi interessati, le sorprese potrebbero essere buone. E se Israele invita il principe saudita, allora tutto può succedere.
E - scrivono Ross e Makovsky - questo il presidente non lo ha escluso. Anzi. Qual è il problema? Mantenere una certa disciplina (e diplomazia) nei messaggi non è prerogativa doc di Trump, però su questi temi è essenziale essere accorti: non vanno offerte occasioni ai nemici della pace. Insomma questo è il momento in cui il negoziato può e dunque deve ripartire. Con la diplomazia. L'obiettivo è evitare che gruppi come Hamas strumentalizzino a loro vantaggio il messaggio americano per fomentare rabbia e violenza. Ecco il cuore dell'attuale situazione. Prima dell'annuncio di Trump su Gerusalemme la regione e il mondo erano in attesa di un nuovo piano di pace. Poteva arrivare dalla Casa Bianca e/o dal nuovo corso saudita. Che fine fa quel piano? Resiste un generale clima di sospensione. Tutti sembrano aspettare una sorpresa mentre nonostante tutto, nei giorni più caldi dopo la scelta di Trump, per la prima volta da 22 anni un premier israeliano è stato accolto a Bruxelles. Tra le critiche, ma nel dialogo. Se il dialogo coinvolgesse i palestinesi e gli altri paesi interessati, le sorprese potrebbero essere buone. E se Israele invita il principe saudita, allora tutto può succedere.