Il mimetismo dell’estrema destra
Andrea Bonanni, di ANDREA BONANNI
Il mimetismo è da sempre un tratto caratteristico dell'estrema destra. I nazisti greci di Alba dorata che portano i pacchi dono ai poveri (ma solo a quelli "giusti"). Le camicie brune hitleriane che picchiavano gli ebrei ma aiutavano le vecchiette ariane ad attraversare la strada. I franchisti che fucilavano in massa gli oppositori ma erano in prima fila nelle processioni. I leghisti che portano i maiali a passeggio sui siti di costruzione delle moschee, ma poi si inteneriscono per i capretti macellati con rito islamico. Gli esempi, vecchi e nuovi, si sprecano. Chi gioca sulle paure irrazionali della gente, gioca anche sulla sua credulità e spesso trae vantaggio nel far finta di essere diverso da come è.
L'ultima frontiera del mimetismo connaturato all'estrema destra è l'Europa. Il nuovo governo austriaco, mentre affida agli xenofobi anti-europei del Fpo i ministeri chiave degli Interni, degli Esteri e della Difesa, assicura di es…
L'ultima frontiera del mimetismo connaturato all'estrema destra è l'Europa. Il nuovo governo austriaco, mentre affida agli xenofobi anti-europei del Fpo i ministeri chiave degli Interni, degli Esteri e della Difesa, assicura di es…
Il mimetismo è da sempre un tratto caratteristico dell'estrema destra. I nazisti greci di Alba dorata che portano i pacchi dono ai poveri (ma solo a quelli "giusti"). Le camicie brune hitleriane che picchiavano gli ebrei ma aiutavano le vecchiette ariane ad attraversare la strada. I franchisti che fucilavano in massa gli oppositori ma erano in prima fila nelle processioni. I leghisti che portano i maiali a passeggio sui siti di costruzione delle moschee, ma poi si inteneriscono per i capretti macellati con rito islamico. Gli esempi, vecchi e nuovi, si sprecano. Chi gioca sulle paure irrazionali della gente, gioca anche sulla sua credulità e spesso trae vantaggio nel far finta di essere diverso da come è.
L'ultima frontiera del mimetismo connaturato all'estrema destra è l'Europa. Il nuovo governo austriaco, mentre affida agli xenofobi anti-europei del Fpo i ministeri chiave degli Interni, degli Esteri e della Difesa, assicura di essere "impegnato per una Europa forte" ed esclude di indire un referendum per far uscire l'Austria dalla Ue, obbietivo che pure era nel programma del partito di Strache.
Anche l'ungherese Orban e il polacco Kaczynski, altri due campioni della destra che sta dilagando ad Est, si dicono a favore dell'Europa. Ma di quale Europa stiamo parlando? A Varsavia come a Budapest come, purtroppo, ora a Vienna l'Europa è vista come un baluardo identitario utile non per affermare valori e diritti propri, ma per negare quelli altrui. Quanto al resto, minori sono i suoi poteri, meglio è.
Non è un caso che, presentando il programma del nuovo governo austriaco, il cancelliere Kurz si sia subito appellato al criterio della sussidiarietà: lasciamo all'Europa i poteri che contano e riportiamo le altre decisioni a livello nazionale, ha detto. Anche quello della sussidiarietà è un vecchio alibi degli euroscettici, e non a caso era un cavallo di battaglia dei britannici. I poteri che contano, infatti, sono ancora in larga misura in mano agli stati membri, che non intendono minimamente cederli. Mentre rinazionalizzare le poche competenze comunitarie equivale a svuotare la Ue dei già scarsi poteri di cui dispone.
Di fatto, e fino a prova contraria, il nuovo governo austriaco porta Vienna ad aggiungersi a quel Gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Cechia, Slovacchia) che ormai da tempo rema contro ogni progetto di approfondimento dell'Unione europea e punta invece ad un recupero della piena sovranità nazionale.
Ma questa lezione di maldestro mimetismo politico non si limita all'Austria. Anche in Italia assistiamo oggi ad una coalizione elettorale che unisce un partito che si dice europeista e che aderisce al Ppe, come quello di Berlusconi, con un partito dichiaratamente anti-europeo, anti-euro, anti-migranti, xenofobo e apertamente amico di Putin come la Lega di Salvini. E anche in Italia, per far finta che esista una qualche compatibilità tra le due forze, il partito di estrema destra da qualche tempo ha messo la sordina alle sue rivendicazioni più estreme, senza tuttavia mai rinnegarle veramente.
La sola differenza è che, a Vienna, Ovp e Fpo si sono almeno sfidati alle urne e sono arrivati a formare una coalizione innaturale solo dopo il voto e perché obbligati dai risultati elettorali. In Italia, invece, il mimetismo politico della destra si spinge fino alla sfrontatezza di voler far credere agli elettori che le piattaforme dei due partiti siano in qualche modo compatibili con un programma comune. E che basti nascondere sotto il tappeto le posizioni più estreme per confezionare una offerta politica presentabile, tale da non spaventare i cittadini moderati e i nostri preoccupatissimi partner europei. Se poi gli elettori dovessero dar fede ad una simile operazione, il Gruppo di Visegrad potrebbe allargarsi anche all'Italia. E l'onda lunga del mimetismo populista si estenderebbe così dal Baltico al Canale di Sicilia.
L'ultima frontiera del mimetismo connaturato all'estrema destra è l'Europa. Il nuovo governo austriaco, mentre affida agli xenofobi anti-europei del Fpo i ministeri chiave degli Interni, degli Esteri e della Difesa, assicura di essere "impegnato per una Europa forte" ed esclude di indire un referendum per far uscire l'Austria dalla Ue, obbietivo che pure era nel programma del partito di Strache.
Anche l'ungherese Orban e il polacco Kaczynski, altri due campioni della destra che sta dilagando ad Est, si dicono a favore dell'Europa. Ma di quale Europa stiamo parlando? A Varsavia come a Budapest come, purtroppo, ora a Vienna l'Europa è vista come un baluardo identitario utile non per affermare valori e diritti propri, ma per negare quelli altrui. Quanto al resto, minori sono i suoi poteri, meglio è.
Non è un caso che, presentando il programma del nuovo governo austriaco, il cancelliere Kurz si sia subito appellato al criterio della sussidiarietà: lasciamo all'Europa i poteri che contano e riportiamo le altre decisioni a livello nazionale, ha detto. Anche quello della sussidiarietà è un vecchio alibi degli euroscettici, e non a caso era un cavallo di battaglia dei britannici. I poteri che contano, infatti, sono ancora in larga misura in mano agli stati membri, che non intendono minimamente cederli. Mentre rinazionalizzare le poche competenze comunitarie equivale a svuotare la Ue dei già scarsi poteri di cui dispone.
Di fatto, e fino a prova contraria, il nuovo governo austriaco porta Vienna ad aggiungersi a quel Gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Cechia, Slovacchia) che ormai da tempo rema contro ogni progetto di approfondimento dell'Unione europea e punta invece ad un recupero della piena sovranità nazionale.
Ma questa lezione di maldestro mimetismo politico non si limita all'Austria. Anche in Italia assistiamo oggi ad una coalizione elettorale che unisce un partito che si dice europeista e che aderisce al Ppe, come quello di Berlusconi, con un partito dichiaratamente anti-europeo, anti-euro, anti-migranti, xenofobo e apertamente amico di Putin come la Lega di Salvini. E anche in Italia, per far finta che esista una qualche compatibilità tra le due forze, il partito di estrema destra da qualche tempo ha messo la sordina alle sue rivendicazioni più estreme, senza tuttavia mai rinnegarle veramente.
La sola differenza è che, a Vienna, Ovp e Fpo si sono almeno sfidati alle urne e sono arrivati a formare una coalizione innaturale solo dopo il voto e perché obbligati dai risultati elettorali. In Italia, invece, il mimetismo politico della destra si spinge fino alla sfrontatezza di voler far credere agli elettori che le piattaforme dei due partiti siano in qualche modo compatibili con un programma comune. E che basti nascondere sotto il tappeto le posizioni più estreme per confezionare una offerta politica presentabile, tale da non spaventare i cittadini moderati e i nostri preoccupatissimi partner europei. Se poi gli elettori dovessero dar fede ad una simile operazione, il Gruppo di Visegrad potrebbe allargarsi anche all'Italia. E l'onda lunga del mimetismo populista si estenderebbe così dal Baltico al Canale di Sicilia.