Che cosa insegna la lezione di Ryanair
Fabio Bogo, di FABIO BOGO
Rynair ha fatto marcia indietro e dalle minacce è passata al riconoscimento del sindacato come interlocutore. Sicuramente hanno influito le proteste e la muscolare reazione verbale del governo. Il ministro del lavoro Poletti ha definito il comportamento della compagnia aerea “un fatto gravissimo”; quello dei trasporti Delrio ha definito “inaccettabili le minacce”; quello dello sviluppo Economico Calenda ha bollato la strategia sindacale degli irlandesi come “indegna”.
La storia è comunque una lezione per molti. In primis per chi, come alcuni sindacati, aveva pensato che Ryanair potesse essere un potenziale compratore di Alitalia e aveva buttato alle ortiche il severo piano di risanamento tentato all’ultimo minuto da governo e proprietà. Poi per quelli, ministri compresi, che adesso attaccano la compagnia e i suoi metodi di gestione del personale ma nulla obiettavano quando O’Leary incassava rotte su rotte interne ed…
La storia è comunque una lezione per molti. In primis per chi, come alcuni sindacati, aveva pensato che Ryanair potesse essere un potenziale compratore di Alitalia e aveva buttato alle ortiche il severo piano di risanamento tentato all’ultimo minuto da governo e proprietà. Poi per quelli, ministri compresi, che adesso attaccano la compagnia e i suoi metodi di gestione del personale ma nulla obiettavano quando O’Leary incassava rotte su rotte interne ed…
Rynair ha fatto marcia indietro e dalle minacce è passata al riconoscimento del sindacato come interlocutore. Sicuramente hanno influito le proteste e la muscolare reazione verbale del governo. Il ministro del lavoro Poletti ha definito il comportamento della compagnia aerea “un fatto gravissimo”; quello dei trasporti Delrio ha definito “inaccettabili le minacce”; quello dello sviluppo Economico Calenda ha bollato la strategia sindacale degli irlandesi come “indegna”.
La storia è comunque una lezione per molti. In primis per chi, come alcuni sindacati, aveva pensato che Ryanair potesse essere un potenziale compratore di Alitalia e aveva buttato alle ortiche il severo piano di risanamento tentato all’ultimo minuto da governo e proprietà. Poi per quelli, ministri compresi, che adesso attaccano la compagnia e i suoi metodi di gestione del personale ma nulla obiettavano quando O’Leary incassava rotte su rotte interne ed europee grazie anche ai finanziamenti concessi dalle regioni: nel corso degli ultimi 10 anni gli irlandesi hanno ricevuto contributi per ben 170 milioni di euro. Contributi che – è bene ricordarlo – hanno indebolito Alitalia, portandola più rapidamente verso la crisi e il commissariamento, con la necessità di un prestito-ponte statale per restare a galla.
Di fronte a tanta benevolenza Ryanair per anni ha proseguito senza curarsi di rispettare fisco e contratti . Poi si sono aperte delle crepe. Due mesi fa le defezioni di massa dei suoi piloti verso altre compagnie e lo smaltimento in blocco delle ferie hanno provocato l’annullamento di centinaia di voli in tutta Europa. Il risultato? Migliaia di passeggeri rimasti a terra, senza alcuna protezione. La sanzione? Nessuna, perchè Antitrust ed Enac non hanno trovato appigli per punire la compagnia, salvo imporgli di informare meglio in futuro i passeggeri. Si ha quindi la sensazione che in Italia le regole possano essere sempre aggirate: la potente multinazionale che investe nel nostro paese e offre in cambio lavoro, la prepotente lobby interna dei trasporti, l’animoso ras locale che capeggia insurrezioni contro le infrastrutture agiscono con la ragionevole convinzione di poterla fare franca.
E’ ora che questo cambi, e per fortuna qualche segnale c’e’. L’Italia recentemente ha fatto giustamente la voce grossa con gli azionisti francesi di Tim ai quali ha importo il Golden Power. Non bisogna abbandonare questa linea perché qualcuno può scambiare la timidezza per debolezza o - peggio – cattiva coscienza. E continuare a violare le regole. Su Ryanair va tenuto il punto e forse è il caso di battere un colpo forte. Forse l’Enac potrebbe accertare se le violazioni nelle norme contrattuali hanno effetto sulle idoneità dei piloti,
far presente che l’Italia non è una terra di nessuno, e che ha a cuore non solo il potenziale sviluppo degli aeroporti minori, ma anche la dignità di chi lavora e la sicurezza di chi è a bordo degli aerei. Avere una licenza non è solo questione di stare in aria; ma anche di come ci si sta.
La storia è comunque una lezione per molti. In primis per chi, come alcuni sindacati, aveva pensato che Ryanair potesse essere un potenziale compratore di Alitalia e aveva buttato alle ortiche il severo piano di risanamento tentato all’ultimo minuto da governo e proprietà. Poi per quelli, ministri compresi, che adesso attaccano la compagnia e i suoi metodi di gestione del personale ma nulla obiettavano quando O’Leary incassava rotte su rotte interne ed europee grazie anche ai finanziamenti concessi dalle regioni: nel corso degli ultimi 10 anni gli irlandesi hanno ricevuto contributi per ben 170 milioni di euro. Contributi che – è bene ricordarlo – hanno indebolito Alitalia, portandola più rapidamente verso la crisi e il commissariamento, con la necessità di un prestito-ponte statale per restare a galla.
Di fronte a tanta benevolenza Ryanair per anni ha proseguito senza curarsi di rispettare fisco e contratti . Poi si sono aperte delle crepe. Due mesi fa le defezioni di massa dei suoi piloti verso altre compagnie e lo smaltimento in blocco delle ferie hanno provocato l’annullamento di centinaia di voli in tutta Europa. Il risultato? Migliaia di passeggeri rimasti a terra, senza alcuna protezione. La sanzione? Nessuna, perchè Antitrust ed Enac non hanno trovato appigli per punire la compagnia, salvo imporgli di informare meglio in futuro i passeggeri. Si ha quindi la sensazione che in Italia le regole possano essere sempre aggirate: la potente multinazionale che investe nel nostro paese e offre in cambio lavoro, la prepotente lobby interna dei trasporti, l’animoso ras locale che capeggia insurrezioni contro le infrastrutture agiscono con la ragionevole convinzione di poterla fare franca.
E’ ora che questo cambi, e per fortuna qualche segnale c’e’. L’Italia recentemente ha fatto giustamente la voce grossa con gli azionisti francesi di Tim ai quali ha importo il Golden Power. Non bisogna abbandonare questa linea perché qualcuno può scambiare la timidezza per debolezza o - peggio – cattiva coscienza. E continuare a violare le regole. Su Ryanair va tenuto il punto e forse è il caso di battere un colpo forte. Forse l’Enac potrebbe accertare se le violazioni nelle norme contrattuali hanno effetto sulle idoneità dei piloti,
far presente che l’Italia non è una terra di nessuno, e che ha a cuore non solo il potenziale sviluppo degli aeroporti minori, ma anche la dignità di chi lavora e la sicurezza di chi è a bordo degli aerei. Avere una licenza non è solo questione di stare in aria; ma anche di come ci si sta.