Appendino, bocciata e fuga
Paolo Griseri, di PAOLO GRISERI
La maggioranza 5 Stelle che da un anno e mezzo governa Torino come un unico blocco di ghiaccio lascia intravedere crepe, fessure, spaccature. Lunedì sera Chiara Appendino, visibilmente turbata, ha abbandonato la riunione della sua maggioranza dopo un'ora di battibecchi e scontri. I nodi delle promesse elettorali stanno venendo al pettine e si litiga su come districarli.
Il direttore dei musei torinesi, scelto dalla giunta grillina, annuncia 28 licenziamenti entro fine anno. L'azienda dei trasporti, la Gtt, è sull'orlo del commissariamento: il Comune, unico socio, deve trovare 25 milioni entro la prossima settimana, non una cosa semplice. I revisori dei conti hanno deciso di non approvare il bilancio comunale del 2016 scrivendo nero su bianco che, a loro modo di vedere, è falso. Non un bel vedere. Anzi, un panorama sconfortante.
Di fronte a questo quadro, i grillini si dividono. L'alternativa è chiara: è quella che oppone i sostenitor…
Il direttore dei musei torinesi, scelto dalla giunta grillina, annuncia 28 licenziamenti entro fine anno. L'azienda dei trasporti, la Gtt, è sull'orlo del commissariamento: il Comune, unico socio, deve trovare 25 milioni entro la prossima settimana, non una cosa semplice. I revisori dei conti hanno deciso di non approvare il bilancio comunale del 2016 scrivendo nero su bianco che, a loro modo di vedere, è falso. Non un bel vedere. Anzi, un panorama sconfortante.
Di fronte a questo quadro, i grillini si dividono. L'alternativa è chiara: è quella che oppone i sostenitor…
La maggioranza 5 Stelle che da un anno e mezzo governa Torino come un unico blocco di ghiaccio lascia intravedere crepe, fessure, spaccature. Lunedì sera Chiara Appendino, visibilmente turbata, ha abbandonato la riunione della sua maggioranza dopo un'ora di battibecchi e scontri. I nodi delle promesse elettorali stanno venendo al pettine e si litiga su come districarli.
Il direttore dei musei torinesi, scelto dalla giunta grillina, annuncia 28 licenziamenti entro fine anno. L'azienda dei trasporti, la Gtt, è sull'orlo del commissariamento: il Comune, unico socio, deve trovare 25 milioni entro la prossima settimana, non una cosa semplice. I revisori dei conti hanno deciso di non approvare il bilancio comunale del 2016 scrivendo nero su bianco che, a loro modo di vedere, è falso. Non un bel vedere. Anzi, un panorama sconfortante.
Di fronte a questo quadro, i grillini si dividono. L'alternativa è chiara: è quella che oppone i sostenitori della realpolitik ai sacerdoti della coerenza. Forse, per salvare l'azienda dei trasporti servirebbe un socio privato. Ma questa era precisamente una delle promesse elettorali: l'azienda deve rimanere tutta pubblica. Così la sindaca tenta una mediazione: azienda pubblica e alcune linee date in gestione ai privati. I grillini coerenti si indignano e, dal loro punto di vista hanno ragione: rientra alla chetichella dalla finestra ciò che era uscito in pompa magna dalla porta principale. Ora pare che l'ultima speranza sia quella di ottenere una revisione dei conti della Gtt in modo da rinviare nel tempo l'ora X per trovare i famosi 25 milioni.
Ma il nodo non è finanziario, è politico. Chi prende i voti per fare la rivoluzione, combattere la grande finanza, cantargliele chiare alle banche, non può ridursi, un anno e mezzo dopo, a sperare nella benevolenza di Deloitte, l'advisor della società dei trasporti. Chiara Appendino non ha ereditato una situazione di bilancio semplice. Ma quella situazione era la stessa con cui ha dovuto fare i conti il suo predecessore Fassino. Un anno e mezzo dopo, tra licenziamenti minacciati, commissariamenti dietro l'angolo e tagli alla cultura, non sembra che la ricetta di Appendino sia migliore. Anzi. Finora la sindaca ha dimostrato di saper convivere con le difficoltà molto peggio del suo predecessore.
Soprattutto, ed è quello che le imputa l'ala intransigente dei 5stelle torinesi, non è stata finora in grado di dare un segno del cambiamento, di promuovere un progetto che faccia capire quale nuova città potrà nascere dalla rivoluzione grillina. È una storia non nuova: si attacca il sistema dall'opposizione e si prova a mediare con la realtà dal governo. Ma non è facile. In alcune votazioni minori del consiglio comunale i sacerdoti della coerenza hanno votato in disaccordo con il gruppo. E si è visto che sono determinanti per mantenere in piedi la sindaca. Un campanello d'allarme. La logica politica fa pensare che, nonostante gli scricchiolii, il blocco di ghiaccio grillino reggerà fino alle elezioni politiche. Anche a prescindere dagli esiti delle diverse inchieste giudiziarie che coinvolgono Appendino e i suoi collaboratori. Ma dopo? L'unica speranza della sindaca sembra essere quella di un governo 5Stelle che a marzo apra da Roma i cordoni della borsa per far quadrare i conti delle città rette da sindaci amici. Uno schema tipico della prima repubblica. In caso contrario potrebbe essere l'ala più coerente dei grillini a mettere la giunta di Torino di fronte al bivio: o cambiare registro o cadere.
Il direttore dei musei torinesi, scelto dalla giunta grillina, annuncia 28 licenziamenti entro fine anno. L'azienda dei trasporti, la Gtt, è sull'orlo del commissariamento: il Comune, unico socio, deve trovare 25 milioni entro la prossima settimana, non una cosa semplice. I revisori dei conti hanno deciso di non approvare il bilancio comunale del 2016 scrivendo nero su bianco che, a loro modo di vedere, è falso. Non un bel vedere. Anzi, un panorama sconfortante.
Di fronte a questo quadro, i grillini si dividono. L'alternativa è chiara: è quella che oppone i sostenitori della realpolitik ai sacerdoti della coerenza. Forse, per salvare l'azienda dei trasporti servirebbe un socio privato. Ma questa era precisamente una delle promesse elettorali: l'azienda deve rimanere tutta pubblica. Così la sindaca tenta una mediazione: azienda pubblica e alcune linee date in gestione ai privati. I grillini coerenti si indignano e, dal loro punto di vista hanno ragione: rientra alla chetichella dalla finestra ciò che era uscito in pompa magna dalla porta principale. Ora pare che l'ultima speranza sia quella di ottenere una revisione dei conti della Gtt in modo da rinviare nel tempo l'ora X per trovare i famosi 25 milioni.
Ma il nodo non è finanziario, è politico. Chi prende i voti per fare la rivoluzione, combattere la grande finanza, cantargliele chiare alle banche, non può ridursi, un anno e mezzo dopo, a sperare nella benevolenza di Deloitte, l'advisor della società dei trasporti. Chiara Appendino non ha ereditato una situazione di bilancio semplice. Ma quella situazione era la stessa con cui ha dovuto fare i conti il suo predecessore Fassino. Un anno e mezzo dopo, tra licenziamenti minacciati, commissariamenti dietro l'angolo e tagli alla cultura, non sembra che la ricetta di Appendino sia migliore. Anzi. Finora la sindaca ha dimostrato di saper convivere con le difficoltà molto peggio del suo predecessore.
Soprattutto, ed è quello che le imputa l'ala intransigente dei 5stelle torinesi, non è stata finora in grado di dare un segno del cambiamento, di promuovere un progetto che faccia capire quale nuova città potrà nascere dalla rivoluzione grillina. È una storia non nuova: si attacca il sistema dall'opposizione e si prova a mediare con la realtà dal governo. Ma non è facile. In alcune votazioni minori del consiglio comunale i sacerdoti della coerenza hanno votato in disaccordo con il gruppo. E si è visto che sono determinanti per mantenere in piedi la sindaca. Un campanello d'allarme. La logica politica fa pensare che, nonostante gli scricchiolii, il blocco di ghiaccio grillino reggerà fino alle elezioni politiche. Anche a prescindere dagli esiti delle diverse inchieste giudiziarie che coinvolgono Appendino e i suoi collaboratori. Ma dopo? L'unica speranza della sindaca sembra essere quella di un governo 5Stelle che a marzo apra da Roma i cordoni della borsa per far quadrare i conti delle città rette da sindaci amici. Uno schema tipico della prima repubblica. In caso contrario potrebbe essere l'ala più coerente dei grillini a mettere la giunta di Torino di fronte al bivio: o cambiare registro o cadere.