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La sindaca Raggi ormai è logora

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Il cammino della sindaca Virginia Raggi è stato fin qui tortuoso. Un anno e mezzo fra faide interne e guai giudiziari. E perfino l'albero di Natale di piazza Venezia, l'ormai famoso "Spelacchio", le ha dato solo dispiaceri, finendo per contribuire a offuscare l'immagine di Roma nel mondo.

Però ieri la sindaca ha voluto metterci a parte di una certezza, quella che riguarda il suo futuro e ha candidamente annunciato che no, non si ricandiderà più. Per molti è stata una buona notizia, visti i risultati fin qui prodotti. Per lei è una ovvia conseguenza della regola che i 5Stelle si sono dati: e cioè che non si può essere eletti per più di due volte di seguito, anche se a cariche diverse. Lei, per esempio, era stata consigliera comunale nella legislatura di Ignazio Marino, interrotta bruscamente dopo 16 mesi e dunque non avrà altre opportunità, una volta scesa dalla poltrona più alta …
Il cammino della sindaca Virginia Raggi è stato fin qui tortuoso. Un anno e mezzo fra faide interne e guai giudiziari. E perfino l'albero di Natale di piazza Venezia, l'ormai famoso "Spelacchio", le ha dato solo dispiaceri, finendo per contribuire a offuscare l'immagine di Roma nel mondo.

Però ieri la sindaca ha voluto metterci a parte di una certezza, quella che riguarda il suo futuro e ha candidamente annunciato che no, non si ricandiderà più. Per molti è stata una buona notizia, visti i risultati fin qui prodotti. Per lei è una ovvia conseguenza della regola che i 5Stelle si sono dati: e cioè che non si può essere eletti per più di due volte di seguito, anche se a cariche diverse. Lei, per esempio, era stata consigliera comunale nella legislatura di Ignazio Marino, interrotta bruscamente dopo 16 mesi e dunque non avrà altre opportunità, una volta scesa dalla poltrona più alta del Campidoglio.

La regola sta mietendo diversi dubbi anche fra gli stessi grillini, i quali si stanno rendendo conto di quanto sia duro formare una classe dirigente all'altezza. I 5Stelle hanno realizzato che saranno costretti comunque a rottamare molti amministratori, perfino quei pochi che nel Parlamento o nei Comuni hanno avuto una buona riuscita. Ma tant'è, almeno fino a questo momento e salvo sorprese.

In ogni caso ieri Virginia Raggi ha sfoderato il suo sorriso migliore per cancellare i dubbi sollevati dai giornalisti che la circondavano e ha pure ironizzato: "Sarebbe già un successo arrivare viva alla fine del mandato". E già, perché sulla strada della sindaca non c'è solo la regola del Movimento a offuscare l'orizzonte di una fin qui folgorante carriera politica. Dopo aver mangiato il panettone, Raggi dovrà far fronte a un macigno giudiziario, che lei stessa si è costruita: è accusata di falso in atto pubblico per la promozione di Renato Marra, fratello del suo ex braccio destro Raffaele, finito in carcere con l'accusa di corruzione. E a breve, appunto, il 9 gennaio ci sarà la prima udienza, durante la quale l'avvocata Raggi dovrà convincere i giudici che non ha commesso quel reato che il nostro codice punisce con una pena che va da uno a sei anni. Secondo le antiche tavole di comportamento sottoscritte dai grillini sarebbe bastato un avviso di garanzia per costringere un eletto alle dimissioni, ma provvidenzialmente la regola è stata cambiata in corsa e Virginia è potuta rimanere al suo posto.

Salvata già una volta dalla svolta garantista, la prima cittadina si avvia verso il processo che cadrà nel mezzo della campagna elettorale e potrebbe mettere in imbarazzo i vertici del Movimento, da Beppe Grillo in giù, che già hanno dato evidenti segnali di nervosismo di fronte alle scombinate scelte della sindaca più importante mai eletta dai grillini. Virginia ha recentemente cambiato strategia comunicativa, ha per esempio smesso di bacchettare tutti come una maestrina e si è concessa perfino ai flash della prima all'Opera di Roma con un vestito griffato Gattinoni. Non più avara di strette di mano e di sorrisi, perfino con i nemici.

Cosa è successo? Dopo scaramucce e dispetti, negli ultimi tempi l'ordine della scuderia Casaleggio deve essere stato perentorio: far finta di niente, dimenticare le lacerazioni interne, come quella con l'acerrima rivale Roberta Lombardi (candidata alla presidenza del Lazio) e sperare di passare la nottata. Quella del 4 marzo, quando presumibilmente si voterà. Dopo quella data si farà sul serio, si regoleranno i conti con la regina di Roma e la sua corte.