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Le accuse fake al sindaco di Mantova

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Mantua me genuit, Mantova mi generò. Questo l'altisonante nome dell'associazione che stava costando al sindaco del Pd molto più cara di quanto fosse legittimo. "Sì, ho modificato i messaggi privati che mi ero scambiata con lui", dice ieri, in notevole ritardo sulla tabella della realtà, la donna di 38 anni, che raccontava di essere stata a lungo corteggiata, con ricatto sottinteso, dal politico del centrosinistra. Finché altre due donne, il procuratore capo e la sostituto, hanno scoperto che i messaggini erano stati alterati dalla signora: Mantua genuit dunque un clamoroso esempio di "falso giudiziario" contemporaneo, una fake news alimentata da indizi "aggiustati". 

Con un gigantesco però: alla base di questa storia di provincia grassa, allegra e spregiudicata non ci sono un verbale controfirmato, una microspia, un'intercettazione. Non ci sono pedinamenti, analisi, riunioni degli investigatori. …
Mantua me genuit, Mantova mi generò. Questo l'altisonante nome dell'associazione che stava costando al sindaco del Pd molto più cara di quanto fosse legittimo. "Sì, ho modificato i messaggi privati che mi ero scambiata con lui", dice ieri, in notevole ritardo sulla tabella della realtà, la donna di 38 anni, che raccontava di essere stata a lungo corteggiata, con ricatto sottinteso, dal politico del centrosinistra. Finché altre due donne, il procuratore capo e la sostituto, hanno scoperto che i messaggini erano stati alterati dalla signora: Mantua genuit dunque un clamoroso esempio di "falso giudiziario" contemporaneo, una fake news alimentata da indizi "aggiustati". 

Con un gigantesco però: alla base di questa storia di provincia grassa, allegra e spregiudicata non ci sono un verbale controfirmato, una microspia, un'intercettazione. Non ci sono pedinamenti, analisi, riunioni degli investigatori. Ci sono solo due telefonini. Uno, del sindaco. L'altro della signora. Ed era quello della signora che girava di mano in mano, però con i messaggini taroccati. Più che in una storia da fascicolo giudiziario, siamo dentro una sorta di recita a soggetto con il sorprendente colpo di scena del fake-sms, anzi fake WhatsApp. 

Primo passo sul palcoscenico. Un politico di Forza Italia s'è improvvisato detective. Senza una verifica realistica, ha preso possesso dei messaggini altrui: forse abbagliato dalle luci rosse che intravedeva nella chat, ha deciso di cavalcare una storia pruriginosa, della quale conosceva, però, solo e soltanto pettegolezzi. E non fatti concreti, appurati, controllati. Da nessuno, tantomeno da lui. 
Secondo passo. In perfetto stile azzeccagarbugli, l'esponente del centrodestra, un garantista esimio della Bassa, presenta il suo bell'esposto alla procura: facendo avviare l'indagine sull'avversario politico. "Non sono un persecutore, ho fatto il mio dovere di pubblico ufficiale", ripete. Ma - domanda - dei doveri di quale pubblico ufficiale parla? Un pubblico ufficiale non è tenuto nemmeno alla prudenza di un controllino e beve serenamente i fake-sms altrui? 

Quella che è finita sui mass media è dunque un'inchiesta che unisce il "fai da te" alla cosiddetta "carlona", ed è utile soltanto ad accendere il calderone: quello dove altri partiti e movimenti hanno provato allegramente a cucinare il sindaco renziano Mattia Palazzi.

Spieghiamoci meglio: va chiarito sino in fondo un punto, prendendo come pietra di paragone le celebri indagini su Silvio Berlusconi. Possono o meno essere credibili, opinabili, rispettabili. Per alcuni commentatori sono frutto di "accanimento giudiziario". Per la stragrande maggioranza degli osservatori neutrali, sono la conseguenza delle azioni, a volte sconsiderate, del fondatore di Forza Italia. Ma di certo non sono mai state indagini basate su "fake messaggini". Nascevano e nascono dalle verifiche delle forze di polizia. 

La gigantesca frode fiscale dell'ex presidente del Consiglio ha superato lo scoglio della Cassazione. Le "cene eleganti" avevano, contrariamente a quanto affermava lo stesso Berlusconi, un certissimo menu a base di prostituzione e di "luci rosse": come avvocati e magistrati ormai di mezza Italia continuano a ripetere, citando intercettazioni e verbali, non fake-chat. 

Qui, a Mantova, le forze di polizia sono state in qualche modo "aggirate", se non proprio raggirate. Da un sedicente pubblico ufficiale. E garantista, of course.