Appendino sulla giostra dello smog
Sebastiano Messina, di SEBASTIANO MESSINA
Viene prima il diritto alla salute o il diritto al Natale? E chi ha la precedenza, l’aria pulita o i regali? È un dibattito davvero avvincente, quello in corso nell’austera Torino oggi pentastellata, un dibattito nel quale i torinesi per primi sarebbero contenti di capirci qualcosa, visto che nel giro di cinque ore la sindaca Appendino ha cambiato idea tre volte, l’altro ieri, mostrandoci cosa sono capaci di fare i grillini sulla giostra dei divieti natalizi.
Ricapitoliamo, per chi si fosse perso la scena. Visto che le polveri sottili avevano superato per dodici giorni consecutivi il valore-limite di 50 microgrammi per metro cubo, il Comune aveva deciso di far scattare il suo “codice rosso”: divieto di circolazione per tutti i veicoli diesel, fino all’Euro 5. Bisogna dire che si tratta di un codice molto particolare, perché se viaggiate in tre non ci sono problemi neanche se guidate una carcassa, e se la vostra auto va a benzina &egra…
Ricapitoliamo, per chi si fosse perso la scena. Visto che le polveri sottili avevano superato per dodici giorni consecutivi il valore-limite di 50 microgrammi per metro cubo, il Comune aveva deciso di far scattare il suo “codice rosso”: divieto di circolazione per tutti i veicoli diesel, fino all’Euro 5. Bisogna dire che si tratta di un codice molto particolare, perché se viaggiate in tre non ci sono problemi neanche se guidate una carcassa, e se la vostra auto va a benzina &egra…
Viene prima il diritto alla salute o il diritto al Natale? E chi ha la precedenza, l’aria pulita o i regali? È un dibattito davvero avvincente, quello in corso nell’austera Torino oggi pentastellata, un dibattito nel quale i torinesi per primi sarebbero contenti di capirci qualcosa, visto che nel giro di cinque ore la sindaca Appendino ha cambiato idea tre volte, l’altro ieri, mostrandoci cosa sono capaci di fare i grillini sulla giostra dei divieti natalizi.
Ricapitoliamo, per chi si fosse perso la scena. Visto che le polveri sottili avevano superato per dodici giorni consecutivi il valore-limite di 50 microgrammi per metro cubo, il Comune aveva deciso di far scattare il suo “codice rosso”: divieto di circolazione per tutti i veicoli diesel, fino all’Euro 5. Bisogna dire che si tratta di un codice molto particolare, perché se viaggiate in tre non ci sono problemi neanche se guidate una carcassa, e se la vostra auto va a benzina è tutto ok anche se l’avete comprata nel secolo scorso. Eppure blocca quasi tutti i diesel, e tra città e provincia il divieto riguarda mezzo milione di auto.
Una città che qualche mese fa ha pazientemente sopportato anche il perentorio invito della sindaca a «non uscire di casa» per l’eccesso di smog avrebbe superato anche questa prova. Ma visto che manca poco al 25 dicembre, si sono scontrate due esigenze primarie del torinese in modalità Natale: il desiderio di respirare aria pulita contro la voglia di andare a comprare i regali. Ora, è vero che l’ordinanza anti-inquinamento della sindaca — la più severa d’Italia — ammette una serie di eccezioni al divieto, ma oggettivamente solo in pochi possono permettersi di girare per negozi guidando — scorriamo l’elenco — un furgone isotermico, una mietitrebbia, una betoniera o un’autoperforatrice.
Proprio per queste ragioni l’assessore all’Ambiente, Alberto Unia, aveva in mente un alleggerimento del divieto — dando via libera almeno alle Euro 5 — ma i grillini sono grillini, e su Facebook il gruppo chiuso dei pentastellati ha messo ai voti la questione e alla fine ha comunicato il verdetto: «La maggioranza ha deciso di tutelare la salute dei cittadini». Decisione alla quale il Comune si è piegato, annunciando il codice rosso: stop ai diesel fino a nuovo ordine. Poi però sono insorte le nonne che non sarebbero potute andare al pranzo di Natale dai nipotini, e allora la sindaca e l’assessore hanno deciso che per il 25 e il 26 si sarebbe passati d’ufficio al codice arancione, sbloccando gli Euro 5 (che sono 250 mila).
A quel punto è divampata la protesta dei commercianti e dei ritardatari dell’albero di Natale: bisognava autorizzare quei diesel anche il 23 e il 24, per consentire la corsa ai regali. E la sindaca ha dovuto emettere una nuova ordinanza, accontentandoli: disco verde per tutti gli Euro 5. E gli altri? Come avrebbero fatto a spostarsi a Natale quelli che hanno un diesel più vecchio? Sarebbe stata una discriminazione ingiusta. Proprio nel giorno della bontà. E dunque anche per loro è arrivato un regalo last minute: da Natale a Santo Stefano potranno circolare senza limiti. Ma solo in città. Se varcheranno i confini di uno dei comuni della cintura — compresa Venaria Reale, altro comune pentastellato — si beccheranno una supermulta. Poi, passata la festa, si torna al codice rosso, o forse arancione, sperando che piova, nevichi o tiri vento per non arrivare a quello viola (che appieda tutti). È davvero difficile, e non solo per i torinesi, trovare non diciamo una filosofia, ma almeno una qualsiasi regola in questa confusa girandola di divieti e eccezioni. All’ora di pranzo si accontentano gli irriducibili dell’ecologia. All’ora del tè vincono i commercianti. E all’ora di cena vincono tutti (esclusa la coerenza, si capisce).
Ricapitoliamo, per chi si fosse perso la scena. Visto che le polveri sottili avevano superato per dodici giorni consecutivi il valore-limite di 50 microgrammi per metro cubo, il Comune aveva deciso di far scattare il suo “codice rosso”: divieto di circolazione per tutti i veicoli diesel, fino all’Euro 5. Bisogna dire che si tratta di un codice molto particolare, perché se viaggiate in tre non ci sono problemi neanche se guidate una carcassa, e se la vostra auto va a benzina è tutto ok anche se l’avete comprata nel secolo scorso. Eppure blocca quasi tutti i diesel, e tra città e provincia il divieto riguarda mezzo milione di auto.
Una città che qualche mese fa ha pazientemente sopportato anche il perentorio invito della sindaca a «non uscire di casa» per l’eccesso di smog avrebbe superato anche questa prova. Ma visto che manca poco al 25 dicembre, si sono scontrate due esigenze primarie del torinese in modalità Natale: il desiderio di respirare aria pulita contro la voglia di andare a comprare i regali. Ora, è vero che l’ordinanza anti-inquinamento della sindaca — la più severa d’Italia — ammette una serie di eccezioni al divieto, ma oggettivamente solo in pochi possono permettersi di girare per negozi guidando — scorriamo l’elenco — un furgone isotermico, una mietitrebbia, una betoniera o un’autoperforatrice.
Proprio per queste ragioni l’assessore all’Ambiente, Alberto Unia, aveva in mente un alleggerimento del divieto — dando via libera almeno alle Euro 5 — ma i grillini sono grillini, e su Facebook il gruppo chiuso dei pentastellati ha messo ai voti la questione e alla fine ha comunicato il verdetto: «La maggioranza ha deciso di tutelare la salute dei cittadini». Decisione alla quale il Comune si è piegato, annunciando il codice rosso: stop ai diesel fino a nuovo ordine. Poi però sono insorte le nonne che non sarebbero potute andare al pranzo di Natale dai nipotini, e allora la sindaca e l’assessore hanno deciso che per il 25 e il 26 si sarebbe passati d’ufficio al codice arancione, sbloccando gli Euro 5 (che sono 250 mila).
A quel punto è divampata la protesta dei commercianti e dei ritardatari dell’albero di Natale: bisognava autorizzare quei diesel anche il 23 e il 24, per consentire la corsa ai regali. E la sindaca ha dovuto emettere una nuova ordinanza, accontentandoli: disco verde per tutti gli Euro 5. E gli altri? Come avrebbero fatto a spostarsi a Natale quelli che hanno un diesel più vecchio? Sarebbe stata una discriminazione ingiusta. Proprio nel giorno della bontà. E dunque anche per loro è arrivato un regalo last minute: da Natale a Santo Stefano potranno circolare senza limiti. Ma solo in città. Se varcheranno i confini di uno dei comuni della cintura — compresa Venaria Reale, altro comune pentastellato — si beccheranno una supermulta. Poi, passata la festa, si torna al codice rosso, o forse arancione, sperando che piova, nevichi o tiri vento per non arrivare a quello viola (che appieda tutti). È davvero difficile, e non solo per i torinesi, trovare non diciamo una filosofia, ma almeno una qualsiasi regola in questa confusa girandola di divieti e eccezioni. All’ora di pranzo si accontentano gli irriducibili dell’ecologia. All’ora del tè vincono i commercianti. E all’ora di cena vincono tutti (esclusa la coerenza, si capisce).