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(reuters)

Goodbye Grillo, per i 5 stelle nuovo statuto e nuova era

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Dei dogmi della fase pionieristica del movmento è rimasto poco o nulla: uno vale uno, divieto di alleanze, impossibilità di candidarsi se indagati
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Fosse un film, il nuovo statuto del Movimento 5Stelle, si potrebbe intitolare Goodbye Grillo. Non per l'addio al fondatore, che non c'è, ma perché un militante grillino della prima ora che si fosse assentato dal Paese per qualche tempo rischierebbe un trauma simile a quello della protagonista della fortunata pellicola di qualche anno fa, Goodbye Lenin, entrata in coma prima della caduta del muro di Berlino e risvegliatasi in una Germania dell'Est senza più comunismo.

Dei dogmi della fase pioneristica del Movimento quel militante ritroverebbe poco. Uno non vale più uno, ora c'è un capo politico ufficiale - Luigi Di Maio - e ha tra gli altri il potere di decidere se un candidato è degno o no di correre. Il divieto di alleanze, messo nero su bianco nel vecchio "non statuto" a pilastro della purezza incontaminabile del grillismo, sparisce lasciando al candidato premier la facoltà - già rivendicata da Di Mai…
Fosse un film, il nuovo statuto del Movimento 5Stelle, si potrebbe intitolare Goodbye Grillo. Non per l'addio al fondatore, che non c'è, ma perché un militante grillino della prima ora che si fosse assentato dal Paese per qualche tempo rischierebbe un trauma simile a quello della protagonista della fortunata pellicola di qualche anno fa, Goodbye Lenin, entrata in coma prima della caduta del muro di Berlino e risvegliatasi in una Germania dell'Est senza più comunismo.

Dei dogmi della fase pioneristica del Movimento quel militante ritroverebbe poco. Uno non vale più uno, ora c'è un capo politico ufficiale - Luigi Di Maio - e ha tra gli altri il potere di decidere se un candidato è degno o no di correre. Il divieto di alleanze, messo nero su bianco nel vecchio "non statuto" a pilastro della purezza incontaminabile del grillismo, sparisce lasciando al candidato premier la facoltà - già rivendicata da Di Maio - di trovare intese in Parlamento se occorre. Lo stigma assoluto sugli indagati, già revisionato dopo i casi Raggi e Appendino, ora è rottamato: un avviso di garanzia non è più sufficiente a escludere e scomunicare, a patto che le accuse non ledano l'immagine M5S. Si può persino avanzare la propria candidatura senza essersi iscritti per tempo al sacro blog.

La svolta è notevole, sebbene i più scettici potrebbero essere tentati di sminuirla al più tipico dei passaggi dallo sfarfallio adolescenziale agli obblighi dell'età adulta, mentre i più maliziosi potrebbero vederci solo la necessità di cucirsi un vestito su misura delle nuove ambizioni governative. E c'è del vero in entrambe le considerazioni. Certo una governance fondata su una leadership interna è migliore di una finta democrazia diretta ma il vero problema di questo "nuovo" M5S è che il teorico progresso è smentito dal metodo. 

Che uno non valesse uno, nel Movimento, era chiaro a tutti dall'inizio tranne a chi volesse cullarsi nell'illusione. Oggi sappiamo in più che l'uno Di Maio, o l'uno Casaleggio, o l'uno Grillo - tutti gli altri uno sono, appunto, mere espressioni numeriche - possono cambiare a proprio piacimento le regole interne. E senza nemmeno fingere di vararle con il solito plebiscito internettiano. Possono, da licenziatari del marchio privato, decidere chi è dentro e chi è fuori, se gli iscritti hanno diritto di parola o solo dovere di obbedienza (chi ha deciso che lo statuto non andava messo ai voti?), quali sono gli indagati sdoganabili e quali quelli insalvabili (e questo non è garantismo, è assolutismo). La svolta, più che a correggere le storture democratiche interne, pare congegnata solo per costituzionalizzarle e garantire a Di Maio un potere senza vincoli che nessun organismo interno (inesistente, peraltro) potrà emendare o contestare.

Lo dimostrano anche i dogmi intonsi, come la conferma delle multe per chi esce fuori linea o, articolo 4 dello statuto, la possibilità di ripetere le votazioni online che non abbiano raggiunto la maggioranza assoluta dei consensi. Leggi: che non abbiano prodotto l'esito gradito ai vertici. È già successo alle comunarie di Genova, solo che in quel caso non c'era una regola e Grillo fu costretto a dire "fidatevi di me". Ora non c'è più bisogno di fidarsi, il potere di annullamento è legale. Infine, ecco la surreale novità dell'obbligo di votare la fiducia al governo M5S per i neoeletti. Una bestialità che molti 5stelle per primi riterrebbero anti-costituzionale se solo avessero mai letto quella Costituzione che si vantano di aver difeso. Fosse davvero un film, il nuovo statuto M5S, forse la signora della Germania Est scoprirebbe con soddisfazione nel nuovo finale che il muro di Berlino è ancora bello eretto.