✕

Il secolo diciottenne

Se avesse un carattere, una fisionomia, avrebbe i tratti di un adolescente frastornato. Ricco di opportunità, sulla carta
2 minuti di lettura
Sul finire del Novecento, i giornali erano carichi di pronostici e di speranze. L'Onu aveva intitolato alla pace e alla non violenza il primo decennio del nuovo secolo. Sta per concludersi il secondo, e sono quotidiane le smentite a una definizione che suonava comunque iperbolica. Nel frattempo, il ventunesimo secolo è diventato maggiorenne. Ha diciott'anni: come Daniele Vaccarino, studente liceale romano che, su Repubblica di ieri, non nascondeva di essere ancora indeciso se partecipare o meno - sfiduciato com'è - a quello che sarà il suo primo appuntamento elettorale. Ha diciott'anni: come Ryom Tae-ok, pattinatrice nordcoreana, potenzialmente qualificata ai giochi olimpici in Sud Corea - se solo il suo Paese si decidesse a iscriverla. Ha diciott'anni: come li aveva Alexandra Colopoyn, venezuelana al quinto mese di gravidanza: in fila per ore davanti a uno dei negozi di Stato a Caracas per ricevere un pacco di carne a prezzo scontato, è…
Sul finire del Novecento, i giornali erano carichi di pronostici e di speranze. L'Onu aveva intitolato alla pace e alla non violenza il primo decennio del nuovo secolo. Sta per concludersi il secondo, e sono quotidiane le smentite a una definizione che suonava comunque iperbolica. Nel frattempo, il ventunesimo secolo è diventato maggiorenne. Ha diciott'anni: come Daniele Vaccarino, studente liceale romano che, su Repubblica di ieri, non nascondeva di essere ancora indeciso se partecipare o meno - sfiduciato com'è - a quello che sarà il suo primo appuntamento elettorale. Ha diciott'anni: come Ryom Tae-ok, pattinatrice nordcoreana, potenzialmente qualificata ai giochi olimpici in Sud Corea - se solo il suo Paese si decidesse a iscriverla. Ha diciott'anni: come li aveva Alexandra Colopoyn, venezuelana al quinto mese di gravidanza: in fila per ore davanti a uno dei negozi di Stato a Caracas per ricevere un pacco di carne a prezzo scontato, è stata uccisa da un agente di polizia mentre montava la protesta. Ha diciott'anni: come molti dei manifestanti che a Teheran sfidano i mullah ultraconservatori. Ha diciott'anni come Anastazija Zajec, slovena, che collabora con l'Istituto di chimica del suo Paese a progetti di ricerca sulla riduzione dell'anidride carbonica, e considera il volontariato un esercizio di voto quotidiano.

Il nuovo secolo ha diciott'anni, come ciascuno di loro - tutti nella stessa avventurosa terra di confine fra i sogni dell'adolescenza e le scelte responsabili, fra la sfiducia verso gli adulti, la necessità di seguire strade diverse e le possibilità di un'alleanza. Tutti nello stesso immenso campo da gioco: dove lo slancio, la pura fame di vita, talvolta l'azzardo idealista potrebbero moltissimo, se il campo non franasse sotto il peso degli errori e dell'ottusità di chi è al mondo da più tempo. I più disincantati, o forse solo i più realisti, osserveranno che - nell'esistenza dei singoli come delle collettività - questa è la dialettica consueta. Di che stupirsi, quindi? Il mondo non è mai stato salvato dai ragazzini. Né sempre possono salvarsi loro - costretti da padri barbuti a vedere il bene in divise che non hanno scelto, o che tutt'al più si sono convinti di avere scelto. Nelle trincee ideali e tragicamente reali di cent'anni fa, come sui fronti mobili del ventunesimo secolo. Guerre che impastano religione e politica per riportare indietro l'orologio della Storia; viaggi di necessità e disperazione verso il presunto cuore della modernità. Dentro quel cuore, diseguaglianze oscene, piattaforme "avveniristiche" di lavoro e di vita senza garanzie, senza diritti.

La suggestione, in ogni caso, resta. Un secolo nuovo - da odissee più che nello spazio, sulla crosta terrestre - compie diciott'anni, e non riesce a essere all'altezza delle speranze che ha generato. Tanto meno quelle di chi è nato con lui, privo di vincoli perfino anagrafici con il Novecento, il secolo maestoso e terribile di cui stiamo ripetendo quasi ogni errore. Categorie mentali scadute ma tuttora in armi, concetti raggelati di identità, compromessi politici stantii, deludenti e senza frutto, violazioni ostinate della dignità e della libertà umana. Se avesse un carattere, una fisionomia, questo secolo diciottenne avrebbe i tratti di un adolescente frastornato. Ricco di opportunità, sulla carta, come forse nessuno prima; costretto da forze contrarie e minacciose a dilapidarne gran parte, senza nemmeno averle fra le mani. Così, avanza controvento il secolo giovane - sfiduciato, magari, ma non ancora arreso. Di certo non al cinismo di chi, prima di vederlo invecchiare, lo vorrebbe già sconfitto.