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Trump e la vendetta di Bannon

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Quando l’ho licenziato, non solo ha perso il posto, ha perso anche la testa». Velenoso, Donald Trump vuole recidere ogni legame con la sua ex anima nera, il teorico di estrema destra Steve Bannon che ebbe un ruolo decisivo nella sua strategia elettorale. Cacciato dall’incarico di super-consigliere alla Casa Bianca dal capo dello staff, generale Kelly, ora Bannon consuma la vendetta come da copione: un piatto freddo, da gustare lentamente. Nell’intervista rilasciata per un libro, Bannon torna su un episodio-chiave dello scandalo Russiagate: la riunione fra Donald Junior e altri consiglieri della Casa Bianca con alcuni emissari di Vladimir Putin. «Anti-patriottico», ai limiti del «tradimento», così definisce quell’incontro in cui si negoziarono rivelazioni contro Hillary Clinton, poi triangolate via WikiLeaks. Sono parole pesanti, pronunciate da un uomo che all’epoca era nella cabina di regia della campagna elettorale. N…
Quando l’ho licenziato, non solo ha perso il posto, ha perso anche la testa». Velenoso, Donald Trump vuole recidere ogni legame con la sua ex anima nera, il teorico di estrema destra Steve Bannon che ebbe un ruolo decisivo nella sua strategia elettorale. Cacciato dall’incarico di super-consigliere alla Casa Bianca dal capo dello staff, generale Kelly, ora Bannon consuma la vendetta come da copione: un piatto freddo, da gustare lentamente. Nell’intervista rilasciata per un libro, Bannon torna su un episodio-chiave dello scandalo Russiagate: la riunione fra Donald Junior e altri consiglieri della Casa Bianca con alcuni emissari di Vladimir Putin. «Anti-patriottico», ai limiti del «tradimento», così definisce quell’incontro in cui si negoziarono rivelazioni contro Hillary Clinton, poi triangolate via WikiLeaks. Sono parole pesanti, pronunciate da un uomo che all’epoca era nella cabina di regia della campagna elettorale. Nella scelta dei termini c’è un’allusione al reato di alto tradimento e intesa con una potenza nemica, che potrebbe contenere gli estremi dell’impeachment.

Affiora anche un altro scenario, che i russi possano ricattare qualcuno nel clan dei Trump per riciclaggio. La reazione virulenta di Trump conferma che il colpo inferto da Bannon è pesante. Il procuratore speciale Robert Mueller, che conduce le indagini sul Russiagate, potrebbe dunque avvicinarsi al cerchio degli intimi del presidente. Già da tempo i media insistono proprio su questo: i prossimi sviluppi dell’inchiesta potrebbero coinvolgere il figlio del presidente e il primo genero Jared Kushner. Le insinuazioni di Bannon aggiungono un nuovo capitolo a una resa dei conti micidiale: già alla fine del 2017 l’ex consigliere trascinò Trump verso una scelta distruttiva, quella di appoggiare la candidatura dell’impresentabile Roy Moore, poi condannato alla sconfitta dagli elettori dell’Alabama, con la perdita di un seggio prezioso al Senato.

È uno strano inizio d’anno per il presidente degli Stati Uniti. Sembrava cominciato bene per lui questo 2018, con i colpi di scena a ripetizione sul fronte internazionale. Il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello Stato d’Israele non ha provocato la terza Intifada come profetizzavano gli avversari di Trump. L’improvvisa rivolta in Iran sembra avergli dato ragione contro Barack Obama: gli iraniani scesi in piazza rivolgono al loro regime le stesse accuse di Trump, cioè di dilapidare la ricchezza nazionale tra corruzione e aiuti ai terroristi in Siria o in Libano. Perfino Kim Jong-un ha fatto un regalo, riaprendo a sorpresa un canale di dialogo con la Corea del Sud: dunque la terza guerra mondiale si è consumata solo a colpi di tweet?

Ma Trump non ha avuto il tempo per crogiolarsi in questi successi d’immagine. Gli scandali dirottano la sua attenzione, i sospetti infamanti sulla sua elezione tornano ad allungare un’ombra sulla legittimità del presidente. È comunque condannato a un regolamento di conti infinito, il prezzo da pagare per essersi circondato di personaggi senza scrupoli, a cui lui stesso diede carta bianca per condurre una campagna elettorale a base di fake news. Chi di calunnia ferisce…

Il danno peggiore forse è proprio quello che Bannon infligge, conoscendolo troppo bene, alla sua personalità. L’ex ispiratore incattivito sa come urtare i nervi del presidente. Il quale avrebbe bisogno di dedicare i primi mesi dell’anno a tutt’altri pensieri. C’è da varare finalmente quel maxi-piano di investimenti in infrastrutture di cui l’America ha un gran bisogno, e che sarebbe anche l’unico cantiere legislativo su cui attirare consensi dall’opposizione democratica. Era una promessa importante, che contribuì al successo in alcune constituency popolari. Forse il piano più “positivo”, dopo che la riforma fiscale si è rivelata un regalo riservato soprattutto ad alcune categorie di imprese.

Quando Trump sembra sul punto di avviarsi verso una quasi-normalità, i nemici peggiori se li scopre in casa. I primi tre giorni dell’anno hanno offerto un’anticipazione di quello che rischia di essere il 2018: un susseguirsi di colpi di scena interni ed esteri, un’altalena mozzafiato tra ribaltoni dello scenario geopolitico mondiale e congiure domestiche. Intanto l’orologio avanza, il calendario procede implacabilmente verso l’appuntamento decisivo: tra dieci mesi si vota per le legislative di metà mandato, dove Trump può perdere uno dei rami del Congresso, dunque buona parte del suo reale potere di governo.
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