Bonino-Tabacci, un matrimonio dal destino molto incerto
Stefano Folli, di STEFANO FOLLI
SI POTREBBE definire un'operazione in stile Prima Repubblica, ma per sua fortuna la Prima Repubblica era al riparo dal Rosatellum con le sue clausole un po' assurde. In ogni caso si è trattato di un colpo a effetto molto brillante da parte di Bruno Tabacci, un uomo d'esperienza cresciuto alla scuola politica della Democrazia Cristiana, in particolare della sinistra lombarda di Giovanni Marcora. Il tema delle firme viene spazzato via e la lista Bonino (+Europa) parteciperà alle elezioni.
Ovviamente si è subito alzato il sipario del circo via web: ma come, un cattolico che salva una laica inveterata qual è la radicale Bonino? Dimenticando che di recente era stato niente meno che papa Francesco a citarla come "una delle grandi figure dell'Italia di oggi". E se Emma Bonino va bene al Papa perché non dovrebbe andare bene a Tabacci come destinataria di un gesto che serve a sanare un'ingiust…
Ovviamente si è subito alzato il sipario del circo via web: ma come, un cattolico che salva una laica inveterata qual è la radicale Bonino? Dimenticando che di recente era stato niente meno che papa Francesco a citarla come "una delle grandi figure dell'Italia di oggi". E se Emma Bonino va bene al Papa perché non dovrebbe andare bene a Tabacci come destinataria di un gesto che serve a sanare un'ingiust…
SI POTREBBE definire un'operazione in stile Prima Repubblica, ma per sua fortuna la Prima Repubblica era al riparo dal Rosatellum con le sue clausole un po' assurde. In ogni caso si è trattato di un colpo a effetto molto brillante da parte di Bruno Tabacci, un uomo d'esperienza cresciuto alla scuola politica della Democrazia Cristiana, in particolare della sinistra lombarda di Giovanni Marcora. Il tema delle firme viene spazzato via e la lista Bonino (+Europa) parteciperà alle elezioni.
Ovviamente si è subito alzato il sipario del circo via web: ma come, un cattolico che salva una laica inveterata qual è la radicale Bonino? Dimenticando che di recente era stato niente meno che papa Francesco a citarla come "una delle grandi figure dell'Italia di oggi". E se Emma Bonino va bene al Papa perché non dovrebbe andare bene a Tabacci come destinataria di un gesto che serve a sanare un'ingiustizia? Tanto più che l'esponente centrista è stato uno degli animatori del tentativo Pisapia - poi fallito - di rinnovare il campo del centrosinistra. Ma su una linea peculiare: Tabacci era infatti favorevole al coinvolgimento di Bonino in un processo di contaminazione fra la sinistra che un tempo si sarebbe detta antagonista e i radicali europeisti-liberisti. Chissà cosa avrebbe prodotto questa singolare miscela politica. Ora, uscito di scena Pisapia e rimescolate le carte, ecco la novità di ieri.
Il vero quesito però riguarda il secondo livello dell'operazione. Il primo è quello che si è detto: il gruppo Bonino-Della Vedova è tecnicamente in grado di presentarsi il 4 marzo in tutti i collegi uninominali e proporzionali. Ma in quale rapporto con il partito di Renzi? Alleato all'interno di una coalizione di centrosinistra? O invece in una posizione autonoma, a tutti gli effetti concorrente del Pd? Per rispondere ai quesiti non resta che attendere qualche giorno poiché dal gesto di Tabacci non si ricavano indicazioni definitive.
O meglio: il suo esito politico è quello di consolidare la lista Bonino nella trattativa con Renzi o con i suoi emissari. Non si tratta più di presentarsi in condizioni di debolezza, quasi a mendicare un aiuto nella raccolta delle firme; al contrario, adesso il gruppo europeista può discutere da pari a pari con via del Nazareno. Cosa ci sia da discutere è chiaro: i collegi. Ufficialmente il problema non esiste, in pratica costituisce il passaggio cruciale. Non c'è da meravigliarsi: se coalizione deve essere, è logico che alcuni seggi nel settore uninominale maggioritario siano riservati al gruppo Bonino-Della Vedova. E parliamo di collegi sicuri, quelli in cui il candidato ha la quasi certezza di essere eletto. In tal modo alcuni rappresentanti della lista entreranno in Parlamento anche senza raggiungere il 3 per cento (e sappiamo che in quel caso i voti verranno conteggiati, di fatto, tra quelli del Pd).
Se manca questo accordo, è probabile che +Europa non stringa alcuna alleanza con il Pd e corra il rischio di presentarsi da sola. Idealmente nel centrosinistra, ma da sola. Sapendo che è più facile raggiungere il 3 per cento in solitudine anziché in alleanza con un grosso partito che tende a soffocare il socio molto più piccolo. Il problema è che oggi il Pd, essendo in crisi, dispone di un numero esiguo di collegi uninominali sicuri. E ne ha bisogno per sé. Di conseguenza tutto è difficile, anche immaginare che la coalizione con Emma Bonino possa prendere forma.
Ovviamente si è subito alzato il sipario del circo via web: ma come, un cattolico che salva una laica inveterata qual è la radicale Bonino? Dimenticando che di recente era stato niente meno che papa Francesco a citarla come "una delle grandi figure dell'Italia di oggi". E se Emma Bonino va bene al Papa perché non dovrebbe andare bene a Tabacci come destinataria di un gesto che serve a sanare un'ingiustizia? Tanto più che l'esponente centrista è stato uno degli animatori del tentativo Pisapia - poi fallito - di rinnovare il campo del centrosinistra. Ma su una linea peculiare: Tabacci era infatti favorevole al coinvolgimento di Bonino in un processo di contaminazione fra la sinistra che un tempo si sarebbe detta antagonista e i radicali europeisti-liberisti. Chissà cosa avrebbe prodotto questa singolare miscela politica. Ora, uscito di scena Pisapia e rimescolate le carte, ecco la novità di ieri.
Il vero quesito però riguarda il secondo livello dell'operazione. Il primo è quello che si è detto: il gruppo Bonino-Della Vedova è tecnicamente in grado di presentarsi il 4 marzo in tutti i collegi uninominali e proporzionali. Ma in quale rapporto con il partito di Renzi? Alleato all'interno di una coalizione di centrosinistra? O invece in una posizione autonoma, a tutti gli effetti concorrente del Pd? Per rispondere ai quesiti non resta che attendere qualche giorno poiché dal gesto di Tabacci non si ricavano indicazioni definitive.
O meglio: il suo esito politico è quello di consolidare la lista Bonino nella trattativa con Renzi o con i suoi emissari. Non si tratta più di presentarsi in condizioni di debolezza, quasi a mendicare un aiuto nella raccolta delle firme; al contrario, adesso il gruppo europeista può discutere da pari a pari con via del Nazareno. Cosa ci sia da discutere è chiaro: i collegi. Ufficialmente il problema non esiste, in pratica costituisce il passaggio cruciale. Non c'è da meravigliarsi: se coalizione deve essere, è logico che alcuni seggi nel settore uninominale maggioritario siano riservati al gruppo Bonino-Della Vedova. E parliamo di collegi sicuri, quelli in cui il candidato ha la quasi certezza di essere eletto. In tal modo alcuni rappresentanti della lista entreranno in Parlamento anche senza raggiungere il 3 per cento (e sappiamo che in quel caso i voti verranno conteggiati, di fatto, tra quelli del Pd).
Se manca questo accordo, è probabile che +Europa non stringa alcuna alleanza con il Pd e corra il rischio di presentarsi da sola. Idealmente nel centrosinistra, ma da sola. Sapendo che è più facile raggiungere il 3 per cento in solitudine anziché in alleanza con un grosso partito che tende a soffocare il socio molto più piccolo. Il problema è che oggi il Pd, essendo in crisi, dispone di un numero esiguo di collegi uninominali sicuri. E ne ha bisogno per sé. Di conseguenza tutto è difficile, anche immaginare che la coalizione con Emma Bonino possa prendere forma.