La posta in gioco sui rifiuti di Roma è ben più pesante delle 350 tonnellate al giorno che avrebbero dovuto prendere la via dell’Emilia-Romagna. Intendiamoci, non è la prima volta che la spazzatura irrompe con tutta la sua fragranza in una campagna elettorale. Era già accaduto nel 2008 con l’immondizia che assediava la città di Napoli, e Silvio Berlusconi non si era lasciato sfuggire l’occasione. Ma qui è la capitale del Paese che rischia di rimanere ostaggio dei rifiuti per ragioni che c’entrano unicamente con il consenso e il timore del Movimento 5stelle di compromettere il risultato del voto alle elezioni del 4 marzo.
Dopo aver chiesto e ottenuto non più tardi di qualche giorno fa la disponibilità dell’Emilia-Romagna ad accogliere parte dell’immondizia della città di Roma, il capo della società pubblica che ha l’incarico di smaltirli ha dichiarato ieri che quell’ai…
Dopo aver chiesto e ottenuto non più tardi di qualche giorno fa la disponibilità dell’Emilia-Romagna ad accogliere parte dell’immondizia della città di Roma, il capo della società pubblica che ha l’incarico di smaltirli ha dichiarato ieri che quell’ai…
La posta in gioco sui rifiuti di Roma è ben più pesante delle 350 tonnellate al giorno che avrebbero dovuto prendere la via dell’Emilia-Romagna. Intendiamoci, non è la prima volta che la spazzatura irrompe con tutta la sua fragranza in una campagna elettorale. Era già accaduto nel 2008 con l’immondizia che assediava la città di Napoli, e Silvio Berlusconi non si era lasciato sfuggire l’occasione. Ma qui è la capitale del Paese che rischia di rimanere ostaggio dei rifiuti per ragioni che c’entrano unicamente con il consenso e il timore del Movimento 5stelle di compromettere il risultato del voto alle elezioni del 4 marzo.
Dopo aver chiesto e ottenuto non più tardi di qualche giorno fa la disponibilità dell’Emilia-Romagna ad accogliere parte dell’immondizia della città di Roma, il capo della società pubblica che ha l’incarico di smaltirli ha dichiarato ieri che quell’aiuto non serve più. Ovviamente i rifiuti non sono scomparsi con un colpo di bacchetta magica. Anzi, tutti sanno che con le festività di fine anno si raggiunge tradizionalmente il picco della produzione di spazzatura.
Ma la base grillina è letteralmente in subbuglio. Non viene digerita proprio bene dai militanti l’eventualità che i rifiuti della capitale vengano spediti negli inceneritori dal sindaco di una forza politica che della guerra totale agli inceneritori ha fatto una bandiera irrinunciabile. E negli impianti di una Regione amministrata dal Pd, figuriamoci. Peggio che mai. Perché fra quegli inceneritori ce n’è anche uno che per il Movimento 5 stelle è una ferita ancora grondante sangue. Parliamo di Parma, e di quel termovalorizzatore che il bravo sindaco Federico Pizzarotti non è riuscito a chiudere ed è stato per questo messo alla porta. Poco male per i cittadini parmigiani, i quali lo hanno rieletto convinti, ma l’episodio la dice lunga sulle sensibilità che il potenziale arrivo dei rifiuti romani ha scatenato nel mondo grillino.
E qui siamo al punto. Davide Casaleggio rigetta la tesi secondo cui le nuove regole che il Movimento si è dato potrebbero trasformarlo in partito. Se però i meccanismi interni sono ancora assai diversi da quelli in vigore nelle forze politiche tradizionali, certi comportamenti invece assomigliano alle tanto criticate pratiche in voga nei partiti. La nostra ricostruzione dei fatti attraverso documenti e dichiarazioni, dimostra chiaramente che l’obiettivo è difendere l’interesse superiore del partito, o come lo vogliamo chiamare, rispetto a quello immediato della città. Per di più con decisioni ancora una volta calate dall’alto del suo vertice. Meglio lasciare un po’ di rifiuti per strada (350 tonnellate non sono che il 7,5 per cento di ciò che si produce nella capitale ogni giorno), o almeno cercare di spedirli dove possano fare il minor danno possibile, piuttosto che seguire una linea già tracciata ma pericolosa potenzialmente per gli esiti elettorali. Perché è lì, e soltanto lì che è concentrata tutta l’attenzione del Movimento in queste fasi concitate. Sul 4 marzo.
Lo conferma anche la decisione di chiedere il giudizio immediato per la sindaca Virginia Raggi, imputata di falso. Mossa che, contrariamente al significato lessicale del termine “giudizio immediato”, ha avuto l’effetto di far fissare il procedimento a suo carico per il 21 giugno 2018: fra sei mesi, quando le elezioni politiche saranno un ricordo ormai lontano. Se tutto questo non è qualcosa di già visto, che altro è?
Dopo aver chiesto e ottenuto non più tardi di qualche giorno fa la disponibilità dell’Emilia-Romagna ad accogliere parte dell’immondizia della città di Roma, il capo della società pubblica che ha l’incarico di smaltirli ha dichiarato ieri che quell’aiuto non serve più. Ovviamente i rifiuti non sono scomparsi con un colpo di bacchetta magica. Anzi, tutti sanno che con le festività di fine anno si raggiunge tradizionalmente il picco della produzione di spazzatura.
Ma la base grillina è letteralmente in subbuglio. Non viene digerita proprio bene dai militanti l’eventualità che i rifiuti della capitale vengano spediti negli inceneritori dal sindaco di una forza politica che della guerra totale agli inceneritori ha fatto una bandiera irrinunciabile. E negli impianti di una Regione amministrata dal Pd, figuriamoci. Peggio che mai. Perché fra quegli inceneritori ce n’è anche uno che per il Movimento 5 stelle è una ferita ancora grondante sangue. Parliamo di Parma, e di quel termovalorizzatore che il bravo sindaco Federico Pizzarotti non è riuscito a chiudere ed è stato per questo messo alla porta. Poco male per i cittadini parmigiani, i quali lo hanno rieletto convinti, ma l’episodio la dice lunga sulle sensibilità che il potenziale arrivo dei rifiuti romani ha scatenato nel mondo grillino.
E qui siamo al punto. Davide Casaleggio rigetta la tesi secondo cui le nuove regole che il Movimento si è dato potrebbero trasformarlo in partito. Se però i meccanismi interni sono ancora assai diversi da quelli in vigore nelle forze politiche tradizionali, certi comportamenti invece assomigliano alle tanto criticate pratiche in voga nei partiti. La nostra ricostruzione dei fatti attraverso documenti e dichiarazioni, dimostra chiaramente che l’obiettivo è difendere l’interesse superiore del partito, o come lo vogliamo chiamare, rispetto a quello immediato della città. Per di più con decisioni ancora una volta calate dall’alto del suo vertice. Meglio lasciare un po’ di rifiuti per strada (350 tonnellate non sono che il 7,5 per cento di ciò che si produce nella capitale ogni giorno), o almeno cercare di spedirli dove possano fare il minor danno possibile, piuttosto che seguire una linea già tracciata ma pericolosa potenzialmente per gli esiti elettorali. Perché è lì, e soltanto lì che è concentrata tutta l’attenzione del Movimento in queste fasi concitate. Sul 4 marzo.
Lo conferma anche la decisione di chiedere il giudizio immediato per la sindaca Virginia Raggi, imputata di falso. Mossa che, contrariamente al significato lessicale del termine “giudizio immediato”, ha avuto l’effetto di far fissare il procedimento a suo carico per il 21 giugno 2018: fra sei mesi, quando le elezioni politiche saranno un ricordo ormai lontano. Se tutto questo non è qualcosa di già visto, che altro è?