Se adesso Silvio brucia tutti anche sui social
Stefano Bartezzaghi , di STEFANO BARTEZZAGHIL'annuncio su Twitter del nuovo simbolo
Fra sabato e domenica, chi riposando chi divertendosi, gli italiani passavano l'ultima notte festiva. La campagna elettorale, invece, lavorava, alacre. A un'ora scaltramente precoce del nuovo giorno, le 00.56 del 7 gennaio, l'account twitter @berlusconi ha animato la scena politica, presentando il logo da votare sulla scheda: il consueto tricolore di Forza Italia e sotto, in un corpo decisamente maggiore, il messaggio vero: "BERLUSCONI PRESIDENTE". Un'ora dopo, per la precisione alle 01.55, l'account @matteosalvini ha replicato il proprio simbolo elettorale già svelato il 21 dicembre: Alberto da Giussano, Lega senza Nord, e il proclama: SALVINI PREMIER. Al contrario di Silvione, Salvini non patisce impedimenti per candidarsi a cariche pubbliche. Eppure, anche considerando che il leghista aveva presentato il simbolo più di due settimane prima, quell'ora di ritardo è parsa significativa.
Nel pomeriggio di ieri era fissato ad …
Nel pomeriggio di ieri era fissato ad …
Fra sabato e domenica, chi riposando chi divertendosi, gli italiani passavano l'ultima notte festiva. La campagna elettorale, invece, lavorava, alacre. A un'ora scaltramente precoce del nuovo giorno, le 00.56 del 7 gennaio, l'account twitter @berlusconi ha animato la scena politica, presentando il logo da votare sulla scheda: il consueto tricolore di Forza Italia e sotto, in un corpo decisamente maggiore, il messaggio vero: "BERLUSCONI PRESIDENTE". Un'ora dopo, per la precisione alle 01.55, l'account @matteosalvini ha replicato il proprio simbolo elettorale già svelato il 21 dicembre: Alberto da Giussano, Lega senza Nord, e il proclama: SALVINI PREMIER. Al contrario di Silvione, Salvini non patisce impedimenti per candidarsi a cariche pubbliche. Eppure, anche considerando che il leghista aveva presentato il simbolo più di due settimane prima, quell'ora di ritardo è parsa significativa.
Nel pomeriggio di ieri era fissato ad Arcore il vertice fra i due e Giorgia Meloni, per stabilire dettagli non marginali dello schieramento elettorale della coalizione del centrodestra. Ma prima di vedere gli alleandi, sorridere loro e accordarsi: "tac!", Berlusconi aveva fatto la sua mossa. "Fatto compiuto!", come in passati blitz commerciali compiuti in perfetto controtempo, o contropiede (o, in termini più ortodossi, ripartenza). Alleati, dunque, o concorrenti?
Il profeta dello spot elettorale del 1993 e quello della nuova cartellonistica stradale del 2001 non era mai parso tanto a proprio agio sulla Rete: né lui, e neppure le sue aziende. Si era potuto addirittura teorizzare che il modello televisivo originario inibisse il berlusconismo a una comunicazione telematica efficace. Come già in passato, gli avversari gli hanno così lasciato il tempo per imparare e oggi nuovi account Facebook e Twitter presentano nuove facce del Cavaliere, oltretutto sopperendo alle intervenute carenze (si sa, l'età) della sua immagine tv. Nelle foto diffuse anche via social, è sempre lì che abbraccia o stringe le mani a qualcuno: non può farne a meno, deve sempre stabilire un contatto fisico (del resto quando i linguisti hanno studiato le frequenze delle parole nei suoi discorsi, hanno trovato che la più frequente è il pronome "noi": in sé, un abbraccio). Nei testi, è rassicurante: incassa i complimenti di ex nemici, come Bill Emmott che già lo aveva dichiarato "inadatto" a governare; altri, come Angela Merkel, ne blandisce; ringrazia i Legnanesi per una bella serata passata a teatro. Ma nei tweet direttamente propagandistici, l'idea forte è "Chi ci crede, vince". Qui il "ci" non significa "a noi" ma, a un livello subliminale, indisponibile a chiunque altro, qualcosa certamente passa.
Berlusconi è infatti l'incarnazione di una impersonalità: se ha una dote magica è quella di dare corpo a ciò che non ne ha: rendere un "noi", e anzi un "me", il "ci" di "crederci". E poi la sua firma, ubiqua sotto ai proclami e negli auguri natalizi composta in animazione: un sismografo di lettere con la B maiuscola del cognome che si allarga a emulare il protagonista grafico del cartoon "La Linea" di Osvaldo Cavandoli. L'io del corpo e della firma, il noi dell'identità inclusiva social.
Salvini invece twitta l'hashtag #andiamoagovernare. Usa maiuscole e esclamativi: "Il PD ha ridotto le nostre città a uno SCHIFO!" o, insistentemente, "#PRIMAGLIITALIANI!": la sua è un'enunciazione fatta oggetto, che esclude. Quella di Berlusconi è tutta soggetto, che però include. A prevalere fra i due sarà anche, se non soprattutto, un modo di usare i social network.
Nel pomeriggio di ieri era fissato ad Arcore il vertice fra i due e Giorgia Meloni, per stabilire dettagli non marginali dello schieramento elettorale della coalizione del centrodestra. Ma prima di vedere gli alleandi, sorridere loro e accordarsi: "tac!", Berlusconi aveva fatto la sua mossa. "Fatto compiuto!", come in passati blitz commerciali compiuti in perfetto controtempo, o contropiede (o, in termini più ortodossi, ripartenza). Alleati, dunque, o concorrenti?
Il profeta dello spot elettorale del 1993 e quello della nuova cartellonistica stradale del 2001 non era mai parso tanto a proprio agio sulla Rete: né lui, e neppure le sue aziende. Si era potuto addirittura teorizzare che il modello televisivo originario inibisse il berlusconismo a una comunicazione telematica efficace. Come già in passato, gli avversari gli hanno così lasciato il tempo per imparare e oggi nuovi account Facebook e Twitter presentano nuove facce del Cavaliere, oltretutto sopperendo alle intervenute carenze (si sa, l'età) della sua immagine tv. Nelle foto diffuse anche via social, è sempre lì che abbraccia o stringe le mani a qualcuno: non può farne a meno, deve sempre stabilire un contatto fisico (del resto quando i linguisti hanno studiato le frequenze delle parole nei suoi discorsi, hanno trovato che la più frequente è il pronome "noi": in sé, un abbraccio). Nei testi, è rassicurante: incassa i complimenti di ex nemici, come Bill Emmott che già lo aveva dichiarato "inadatto" a governare; altri, come Angela Merkel, ne blandisce; ringrazia i Legnanesi per una bella serata passata a teatro. Ma nei tweet direttamente propagandistici, l'idea forte è "Chi ci crede, vince". Qui il "ci" non significa "a noi" ma, a un livello subliminale, indisponibile a chiunque altro, qualcosa certamente passa.
Berlusconi è infatti l'incarnazione di una impersonalità: se ha una dote magica è quella di dare corpo a ciò che non ne ha: rendere un "noi", e anzi un "me", il "ci" di "crederci". E poi la sua firma, ubiqua sotto ai proclami e negli auguri natalizi composta in animazione: un sismografo di lettere con la B maiuscola del cognome che si allarga a emulare il protagonista grafico del cartoon "La Linea" di Osvaldo Cavandoli. L'io del corpo e della firma, il noi dell'identità inclusiva social.
Salvini invece twitta l'hashtag #andiamoagovernare. Usa maiuscole e esclamativi: "Il PD ha ridotto le nostre città a uno SCHIFO!" o, insistentemente, "#PRIMAGLIITALIANI!": la sua è un'enunciazione fatta oggetto, che esclude. Quella di Berlusconi è tutta soggetto, che però include. A prevalere fra i due sarà anche, se non soprattutto, un modo di usare i social network.