La giustizia italiana non smette di sorprendere con i suoi paradossi. Raffaele Marra, ex stretto collaboratore di Virginia Raggi, è stato ieri rinviato a giudizio per il reato di abuso d'ufficio relativo alla promozione di suo fratello Renato dai vigili urbani alla direzione turismo del Comune, e dovrà presentarsi in tribunale per essere processato con il rito ordinario il prossimo 20 aprile. Addirittura due mesi prima della data, il 21 giugno, fissata per l'udienza dello stesso procedimento a carico della sindaca di Roma accusata di falso, che invece ha chiesto e ottenuto il "giudizio immediato". Su questo giornale Carlo Bonini ha spiegato come a dispetto del significato di quel termine il "giudizio immediato" abbia rappresentato una mossa procedurale per rinviare il processo, e dunque le possibili conseguenze mediatiche sul Movimento 5 stelle di una eventuale sentenza negativa, a dopo le elezioni politiche.
Così è stato. Ma er…
Così è stato. Ma er…
La giustizia italiana non smette di sorprendere con i suoi paradossi. Raffaele Marra, ex stretto collaboratore di Virginia Raggi, è stato ieri rinviato a giudizio per il reato di abuso d'ufficio relativo alla promozione di suo fratello Renato dai vigili urbani alla direzione turismo del Comune, e dovrà presentarsi in tribunale per essere processato con il rito ordinario il prossimo 20 aprile. Addirittura due mesi prima della data, il 21 giugno, fissata per l'udienza dello stesso procedimento a carico della sindaca di Roma accusata di falso, che invece ha chiesto e ottenuto il "giudizio immediato". Su questo giornale Carlo Bonini ha spiegato come a dispetto del significato di quel termine il "giudizio immediato" abbia rappresentato una mossa procedurale per rinviare il processo, e dunque le possibili conseguenze mediatiche sul Movimento 5 stelle di una eventuale sentenza negativa, a dopo le elezioni politiche.
Così è stato. Ma era francamente difficile immaginare ciò che è successo ieri: complicato perfino per chi mastica la materia, figuriamoci per chi ignora le capacità acrobatiche insite nelle procedure giudiziarie. "Immediato", secondo il dizionario Treccani si dice in lingua italiana di un fatto che avviene subito. Cioè nel giro di ore, domani o al massimo dopodomani. Fra una settimana, se proprio vogliamo esagerare. Di sicuro non fra sei mesi, quando verrà celebrato il giudizio "immediato" a carico di Virginia Raggi. Con la conseguenza che non avendo scelto nessuna scorciatoia, Marra andrà a processo due mesi prima della sindaca, ma in ogni caso anch'egli dopo le elezioni. Dal che si deduce che se la sindaca non avesse chiesto di essere processata "subito", accettando il rito ordinario, avrebbe comunque affrontato il processo con le urne chiuse da un bel pezzo. Senza però separare, e questo era forse l'altro obiettivo della sua mossa, la propria strada giudiziaria da quella di Marra, che aveva declassato da braccio destro a "uno dei 23 mila dipendenti capitolini" quando un anno fa il capo del personale del Comune venne arrestato con un'altra accusa ben più grave, quella di corruzione.
A giugno del 2016 Virginia Raggi è stata eletta dal 67 per cento dei votanti romani sull'onda di parole d'ordine come trasparenza e onestà, promettendo una rottura totale con i metodi di certa politica più concentrata sui propri interessi anziché su quelli della collettività che amministra. Un anno e mezzo dopo, assistendo a questa e ad altre vicende, si fatica non poco a cogliere la differenza fra il vecchio adagio e il nuovo che avanza. Spiace dirlo, ma certe furbizie si vedevano già nelle epoche andreottiane, con emulazioni degne di nota anche quando la città era governata dal centrosinistra. L'importante era l'obiettivo politico, il resto finiva in secondo piano.
E anche qui l'obiettivo, superare lo scoglio del 4 marzo, è raggiunto. La storia Marra & co si riaffaccerà dalle cronache soltanto in seguito, questo è garantito. Caso ha voluto che pure il processo per corruzione a carico dell'ex capo del personale sia stato rinviato. L'immobiliarista Sergio Scarpellini nemico giurato dei grillini che avrebbe corrotto il funzionario del Comune Marra con 370 mila euro per acquistare un appartamento in periferia (operazione rivelata da Emiliano Fittipaldi sull'Espresso), ha problemi di salute. Se ne riparlerà il 13 aprile.
Così è stato. Ma era francamente difficile immaginare ciò che è successo ieri: complicato perfino per chi mastica la materia, figuriamoci per chi ignora le capacità acrobatiche insite nelle procedure giudiziarie. "Immediato", secondo il dizionario Treccani si dice in lingua italiana di un fatto che avviene subito. Cioè nel giro di ore, domani o al massimo dopodomani. Fra una settimana, se proprio vogliamo esagerare. Di sicuro non fra sei mesi, quando verrà celebrato il giudizio "immediato" a carico di Virginia Raggi. Con la conseguenza che non avendo scelto nessuna scorciatoia, Marra andrà a processo due mesi prima della sindaca, ma in ogni caso anch'egli dopo le elezioni. Dal che si deduce che se la sindaca non avesse chiesto di essere processata "subito", accettando il rito ordinario, avrebbe comunque affrontato il processo con le urne chiuse da un bel pezzo. Senza però separare, e questo era forse l'altro obiettivo della sua mossa, la propria strada giudiziaria da quella di Marra, che aveva declassato da braccio destro a "uno dei 23 mila dipendenti capitolini" quando un anno fa il capo del personale del Comune venne arrestato con un'altra accusa ben più grave, quella di corruzione.
A giugno del 2016 Virginia Raggi è stata eletta dal 67 per cento dei votanti romani sull'onda di parole d'ordine come trasparenza e onestà, promettendo una rottura totale con i metodi di certa politica più concentrata sui propri interessi anziché su quelli della collettività che amministra. Un anno e mezzo dopo, assistendo a questa e ad altre vicende, si fatica non poco a cogliere la differenza fra il vecchio adagio e il nuovo che avanza. Spiace dirlo, ma certe furbizie si vedevano già nelle epoche andreottiane, con emulazioni degne di nota anche quando la città era governata dal centrosinistra. L'importante era l'obiettivo politico, il resto finiva in secondo piano.
E anche qui l'obiettivo, superare lo scoglio del 4 marzo, è raggiunto. La storia Marra & co si riaffaccerà dalle cronache soltanto in seguito, questo è garantito. Caso ha voluto che pure il processo per corruzione a carico dell'ex capo del personale sia stato rinviato. L'immobiliarista Sergio Scarpellini nemico giurato dei grillini che avrebbe corrotto il funzionario del Comune Marra con 370 mila euro per acquistare un appartamento in periferia (operazione rivelata da Emiliano Fittipaldi sull'Espresso), ha problemi di salute. Se ne riparlerà il 13 aprile.