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Tasse, vaccini, jobs act: quella corsa ad abolire tutto

Dopo le promesse su canone e università, si scatena la gara dei partiti. Salvini contro le norme Lorenzin, ma è scontro con Forza Italia. Di Maio: "Cancelleremo 400 leggi"
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Una nuova corrente di pensiero, trasversalmente spontanea, sta prendendo corpo in questa Italia pre-elettorale del 2018: l'abolizionismo. Che non c'entra nulla, ovviamente, con quel movimento che impiegò tre secoli, fino ad Abramo Lincoln, per ottenere la cancellazione della schiavitù: l'Abolizionismo con la maiuscola. Quello di oggi è invece un abolizionismo con la minuscola perché non punta alla cancellazione di una sola, colossale ingiustizia, ma ognuno dei suoi protagonisti ha il suo piccolo bersaglio personale, diverso da quello degli altri, eppure tutti sono accomunati da una sola parola, anzi da un verbo: abolire.

Ieri il movimento è venuto clamorosamente allo scoperto. Di buon mattino Berlusconi, che già aveva promesso l'abolizione del bollo auto, delle imposte sulla prima casa e delle tasse sulle successioni, ha annunciato l'intenzione di cassare il Jobs Act, scavalcando clamorosamente a sinistra Bersani e D'A…
Una nuova corrente di pensiero, trasversalmente spontanea, sta prendendo corpo in questa Italia pre-elettorale del 2018: l'abolizionismo. Che non c'entra nulla, ovviamente, con quel movimento che impiegò tre secoli, fino ad Abramo Lincoln, per ottenere la cancellazione della schiavitù: l'Abolizionismo con la maiuscola. Quello di oggi è invece un abolizionismo con la minuscola perché non punta alla cancellazione di una sola, colossale ingiustizia, ma ognuno dei suoi protagonisti ha il suo piccolo bersaglio personale, diverso da quello degli altri, eppure tutti sono accomunati da una sola parola, anzi da un verbo: abolire.

Ieri il movimento è venuto clamorosamente allo scoperto. Di buon mattino Berlusconi, che già aveva promesso l'abolizione del bollo auto, delle imposte sulla prima casa e delle tasse sulle successioni, ha annunciato l'intenzione di cassare il Jobs Act, scavalcando clamorosamente a sinistra Bersani e D'Alema. E forse Salvini, che s'era appena messo in tasca l'impegno degli alleati alla cancellazione della legge Fornero, deve aver pensato a un'invasione di campo, perché ha subito rilanciato con l'abrogazione dell'obbligo dei vaccini. A quel punto - mentre Berlusconi tentava un'affannosa retromarcia sul Jobs Act - c'è stato il colpo di scena. Perché Di Maio, che s'era dovuto rimangiare l'uscita dall'euro ed era rimasto spiazzato da Renzi (abolizione del canone Rai) e da Grasso (abolizione delle tasse universitarie) ha fatto la mossa "tutto il cucuzzaro" annunciando al Paese che lui non vuole abolire una, cinque o dieci, ma nientemeno che 400 leggi, e "già nei primi giorni di governo".

Bisogna riconoscere che è stata proprio la mossa del candidato premier dei pentastellati a dare una forma organica al nascente movimento. Perché i server della Casaleggio Associati hanno subito acceso un sito nuovo di zecca (www.leggidaabolire.it) nel quale si spiega che sono state approvate "troppe leggi inutili", tra le 187 mila entrate in vigore dal 1861 a oggi, e si avverte che il Movimento 5 Stelle vuole "andare al governo con una lista di migliaia di leggi da abolire". Nell'elenco ci saranno di sicuro quelle sullo spesometro, sul redditometro e sullo "split payment" (che obbliga gli enti pubblici a pagare l'Iva non ai fornitori ma direttamente all'erario). E le altre? Ecco, questo lo dirà, come sempre, "la Rete": basta registrarsi sul sito (nato, è specificato, "da un'idea di Luigi Di Maio"), e indicare la legge, o le leggi, da abolire subito.

Ora, finché i politici promettevano di abolire tasse, imposte e bolli auto - sapendo tutti che un inevitabile governo di coalizione li salverà dall'impegno di mantenere la parola, perché loro avrebbero voluto ma ahimè hanno dovuto piegarsi al compromesso - le loro mosse potevano essere rubricate nel capitolo "propaganda elettorale". Ma questo nuovo abolizionismo va oltre, elevando la cancellazione delle leggi a filosofia della politica: ci stanno dicendo che per costruire il Nuovo Mondo bisogna passare per l'Apocalisse, che l'inizio del cambiamento passa per l'abbattimento dell'esistente.

Quello che conta, dunque, non è il complemento oggetto (la legge) ma il verbo (abolire). Che non è importante ciò che si cancella, ma il gesto di farlo. E naturalmente il segnale è stato subito compreso dalla Rete, dove in poche ore l'hashtag #abolisciqualcosa ha raccolto assai più velocemente del sito grillino una pioggia di proposte e di richieste per cambiare l'Italia qui ed ora, estraendo dall'abolizionismo del 2018 la sua vera matrice per infilzarla con lo spillone dell'ironia. Ed era magnifico scorrere l'elenco di ciò che bisogna abolire, perché ciascuno di noi ha già pronta la sua personalissima lista, e la corsa al cancellino dei politici autorizza tutti a infilare il proprio messaggio non in una bottiglia ma in un tweet appuntito.

Volete abolire qualcosa? Ma certo. "Le salite". "La pubblicità delle ragadi all'ora di pranzo". "I cinque secondi in cui il ventilatore fa il vento verso nessuno". "I piatti da lavare". "Gli zeri dell'iban". "I jeans con i risvoltini". "Le doppie punte". "Il tiramisù con i pavesini". "I semi nelle angurie". "I debiti". "La pizza con l'ananas". Si comincia così, dalle piccole cose, ma magari si può abolire qualcosa di più importante: "Il lunedì". Di fondamentale: "La legge di gravità". Di definitivo: "La morte". Ma c'è chi ha capito tutto, e alla domanda su cosa vorrebbe abolire risponde secco, con un tweet di 17 caratteri: "Gli abolizionisti".