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Ombre russe sul voto italiano

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I democratici americani presentano le nostre elezioni come il fronte della nuova guerra fredda con Putin 
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Le elezioni italiane come prima linea della nuova guerra fredda tra Washington e Mosca, quasi un banco di prova della capacità occidentale di reagire alle incursioni della disinformatia russa. O, almeno così le vede il partito democratico statunitense, con l'obiettivo fin troppo esplicito di mettere in luce il lassismo della Casa Bianca verso il Cremlino: una mossa politica, per tentare di aprire un secondo fronte del Russiagate mostrando come Donald Trump metta a rischio la sicurezza nazionale americana permettendo a Vladimir Putin di condizionare gli alleati strategici. Nonostante questo, il documento di minoranza della Commissione esteri del Congresso contiene una serie di valutazioni importanti sull'attenzione internazionale per la nostra campagna elettorale.

Il tema del dossier è "l'assalto asimmetrico di Putin alla democrazia in Europa". Un attacco che alterna pressioni economiche, sostegni sotterranei ai partiti amici, incursioni info…
Le elezioni italiane come prima linea della nuova guerra fredda tra Washington e Mosca, quasi un banco di prova della capacità occidentale di reagire alle incursioni della disinformatia russa. O, almeno così le vede il partito democratico statunitense, con l'obiettivo fin troppo esplicito di mettere in luce il lassismo della Casa Bianca verso il Cremlino: una mossa politica, per tentare di aprire un secondo fronte del Russiagate mostrando come Donald Trump metta a rischio la sicurezza nazionale americana permettendo a Vladimir Putin di condizionare gli alleati strategici. Nonostante questo, il documento di minoranza della Commissione esteri del Congresso contiene una serie di valutazioni importanti sull'attenzione internazionale per la nostra campagna elettorale.

Il tema del dossier è "l'assalto asimmetrico di Putin alla democrazia in Europa". Un attacco che alterna pressioni economiche, sostegni sotterranei ai partiti amici, incursioni informatiche per danneggiare i movimenti rivali e tanta propaganda più o meno genuina. Un'offensiva che stando ai parlamentari americani "è prevedibile" si concentrerà sul nostro Paese, presentato come il terreno di scontro più promettente.

A dire il vero, gli argomenti sembrano i soliti: le simpatie della Lega Nord e dei Cinquestelle per Putin, le relazioni privilegiate nel settore energetico tra Italia e Russia. Il rapporto contiene però una serie di valutazioni che sembrano indicare un salto di qualità, testimoniando un impegno ufficiale statunitense a tutela della competizione italiana. Sono le dichiarazioni di Lewis Eisenberg, nominato ambasciatore nel nostro Paese proprio da Donald Trump. Eisenberg nell'audizione al Congresso ha detto che il governo di Roma "è consapevole delle tattiche del Cremlino in Italia e condivide le nostre preoccupazioni sull'aggressione russa in Europa, inclusa la campagna di disinformazione e le attività di influenza maligna". L'ambasciatore inoltre "rafforzerà il coordinamento con i partner italiani per individuare e contrastare queste attività che cercano di delegittimare le istituzioni e i principi democratici e rendere la cooperazione tra Italia e Usa su questa materia una priorità specialmente in vista delle elezioni parlamentari".

Per questo i democrat chiedono alla Casa Bianca di non ripetere gli errori recenti, quelli che hanno permesso agli incursori cibernetici di scorrazzare nei database delle presidenziali francesi mentre la macchina della disinformatia ha sparso veleni nella campagna tedesca: si invoca che "Usa e alleati mantengano il più alto livello di vigilanza per assicurare che il processo elettorale resti libero da influenze straniere".

Certo, la relazione sottolinea come gli italiani non abbiano bisogno di importare la disinformazione dall'estero: "I partiti nazionali, soprattutto quelli populisti, possono fare uso concreto delle stesse tattiche impiegate dal Cremlino". Nelle analisi statunitensi però vengono ignorati i sondaggi che oggi danno Silvio Berlusconi largamente in testa. Le urne del 4 marzo potrebbero decretare la vittoria di un amico personale di Vladimir Putin, senza bisogno di fare ricorso a fake news o operazioni di disinformatia. Lo stesso Berlusconi su cui nel 2010 Hillary Clinton, allora titolare del Dipartimento di Stato, ordinò di indagare in tutto il pianeta per ricostruire ogni rapporto economico con il Cremlino, raccogliendo informazioni rimaste segrete. E adesso i democratici domandano alla Casa Bianca una lunga serie di provvedimenti per combattere la nuova offensiva russa, inclusa la creazione di una task force dell'Fbi "nelle ambasciate chiave dei Paesi europei vulnerabili" per colpire "gli sforzi del Cremlino e degli oligarchi per corrompere economie, società e governi", smascherando "i fondi illeciti che corrodono la democrazia". Un modo per cercare altrove quelle collusioni che potrebbero avere contribuito alla presidenza di Donald Trump.