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Cosa ci dicono oggi le tenebre del Novecento

La nomina di Liliana Segre come senatrice a vita riguarda tutti noi. Il Presidente Sergio Mattarella ha scelto un simbolo, una donna straordinaria che ha attraversato il secolo buio per testimoniare la forza della vita
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Un gesto che sembra un regalo inatteso, una sorpresa che fa pensare, rompe consuetudini e formalità legate agli anniversari che spesso segnano lo scorrere del tempo senza lasciare traccia. La nomina di Liliana Segre come senatrice a vita riguarda tutti noi, una comunità nazionale che si appresta a celebrare la giornata della memoria in un anno che richiama l'Ottantesimo delle leggi razziali e il Settantesimo dell'entrata in vigore della Carta costituzionale.

Il Presidente Sergio Mattarella ha scelto un simbolo, una donna straordinaria che ha attraversato le tenebre del Novecento per testimoniare la forza della vita, la possibilità di chi riesce ad andare avanti senza disperdere lasciti e memorie di chi non c'è più, di chi non ce l'ha fatta. Il lungo cammino di una bambina espulsa dalla scuola nell'autunno del 1938, deportata ad Auschwitz-Birkenau a soli 14 anni, sopravvissuta capace di cominciare una nuova vita. Un itinerario che…
Un gesto che sembra un regalo inatteso, una sorpresa che fa pensare, rompe consuetudini e formalità legate agli anniversari che spesso segnano lo scorrere del tempo senza lasciare traccia. La nomina di Liliana Segre come senatrice a vita riguarda tutti noi, una comunità nazionale che si appresta a celebrare la giornata della memoria in un anno che richiama l'Ottantesimo delle leggi razziali e il Settantesimo dell'entrata in vigore della Carta costituzionale.

Il Presidente Sergio Mattarella ha scelto un simbolo, una donna straordinaria che ha attraversato le tenebre del Novecento per testimoniare la forza della vita, la possibilità di chi riesce ad andare avanti senza disperdere lasciti e memorie di chi non c'è più, di chi non ce l'ha fatta. Il lungo cammino di una bambina espulsa dalla scuola nell'autunno del 1938, deportata ad Auschwitz-Birkenau a soli 14 anni, sopravvissuta capace di cominciare una nuova vita. Un itinerario che ha una svolta quando l'esperienza vissuta diventa racconto fino alle pagine del suo libro autobiografico (con Enrico Mentana, La memoria rende liberi. La vita interrotta di una bambina nella Shoah, Rizzoli, 2015): "Ma io sono una testimone, ho una responsabilità diretta nel tramandare la mia storia".

Dove trovare le forze e le capacità per sconfiggere timidezze, resistenze, paure? Cosa significa fare memoria nel suo significato più pieno e consapevole? Cercare una strada per arrivare dove non è facile giungere: costruire ponti, vie di comunicazione e dialogo, relazioni o emozioni che diano forza e significato alle parole, anche a quelle più controverse. Il gesto di ieri del Presidente della Repubblica è un contributo per dare senso a parole e contenuti che nel presente frenetico e caotico rischiano di appiattirsi, perdere significato, o essere confuse in un indistinto riferimento alle buone intenzioni.

Non è solo un omaggio per quanto carico di significati e valori. Il gesto di ieri chiama in causa il tessuto profondo che unisce, rende possibile guardare al passato cercando di trasmettere conoscenze e comportamenti. La neo senatrice ne ha fatta una ragione fondante del suo essere una testimone, una sentinella della memoria: "Sin da quando ho cominciato a parlare pubblicamente, la mia priorità è sempre stata quella di arrivare ai ragazzi, di testimoniare nelle scuole". La memoria che mette in relazione generazioni di italiani, rende partecipi di un destino comune, di una prospettiva che possa fornire antidoti e speranze contro il ritorno di odio e paure. Una risorsa potente contro i fantasmi del passato in grado di riemergere, magari in nuove forme, senza che si abbia la forza o la capacità di opporsi.

Molti sopravvissuti hanno atteso anni, decenni prima di cominciare a raccontare ai propri cari, prima di trovare le parole giuste e le orecchie disposte ad ascoltarli per condividere il lievito prezioso delle memorie della Shoah. Non è solo il passato che viene chiamato in causa quando l'esempio di una testimonianza individuale non si chiude nel recinto dell'esperienza vissuta né nel pericoloso rito delle celebrazioni. Se il pensiero va ai tanti che non ci sono, alle vittime delle leggi e della discriminazione razziale, al peso delle politiche di sterminio, gli interrogativi ci riguardano, parlano di noi e del nostro tempo, del rischio di chiudere gli occhi o girarsi dall'altra parte. Il monito di Liliana Segre è un buon antidoto: "A chi mi chiede come tutto questo è potuto accadere rispondo con una sola parola. Sempre la stessa. Indifferenza. Tutto comincia da quella parola. Gli orrori di ieri, di oggi e di domani fioriscono all'ombra di quella parola".