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Lo shutdown e la caccia al colpevole

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Stati Chiusi d’America, governo in vacanza per mancanza di fondi, finché la legge di bilancio non raccoglierà anche i voti dell’opposizione democratica. Si tratta a oltranza per un compromesso che richiede da parte di Donald Trump concessioni sulla sorte degli immigrati-bambini. Nelle prime giornate i disagi sono limitati. Qualcuno paga, però. Per esempio rallenta l’invio di rimborsi-Irpef da parte del fisco, che qui di solito è veloce. Molti dipendenti pubblici che continuano a lavorare non riceveranno lo stipendio nella data stabilita, militari inclusi. Il dosaggio dei danni è discrezionale: Casa Bianca e Tesoro stabiliscono a chi infliggere i disservizi. In base a calcoli politici, ovviamente.

Il vero gioco dello shutdown è la caccia al colpevole, la battaglia della comunicazione per addossare all’avversario la responsabilità della paralisi amministrativa. Trump ha passato la domenica a orchestrare la reg&igr…
Stati Chiusi d’America, governo in vacanza per mancanza di fondi, finché la legge di bilancio non raccoglierà anche i voti dell’opposizione democratica. Si tratta a oltranza per un compromesso che richiede da parte di Donald Trump concessioni sulla sorte degli immigrati-bambini. Nelle prime giornate i disagi sono limitati. Qualcuno paga, però. Per esempio rallenta l’invio di rimborsi-Irpef da parte del fisco, che qui di solito è veloce. Molti dipendenti pubblici che continuano a lavorare non riceveranno lo stipendio nella data stabilita, militari inclusi. Il dosaggio dei danni è discrezionale: Casa Bianca e Tesoro stabiliscono a chi infliggere i disservizi. In base a calcoli politici, ovviamente.

Il vero gioco dello shutdown è la caccia al colpevole, la battaglia della comunicazione per addossare all’avversario la responsabilità della paralisi amministrativa. Trump ha passato la domenica a orchestrare la regìa della vendetta, per esempio con un velenoso spot televisivo che accusa: “I democratici saranno responsabili per ogni omicidio commesso dagli immigrati clandestini” ( i Dreamers, 800.000 stranieri arrivati qui da bambini vengono così etichettati come dei criminali). La sua potenza comunicativa è temibile, resta il fatto che in genere uno shutdown viene addebitato a chi governa. I repubblicani concentrano tutto il potere, esecutivo e legislativo.

Trump da formidabile comunicatore saprà far del male ai democratici che gli negano i voti per la legge di bilancio, ma è impossibile che la sua immagine ne esca bene. L’episodio dello shutdown rappresenta un film già visto altrove quando un businessman anti-sistema irrompe al governo scardinando le consuetudini. Gli elettori stufi del ceto politico affidano il paese a un imprenditore perché “è uno che fa le cose”. Lui promette di essere un decisionista, in grado di tagliare le complessità della politica: gestirà la nazione come un’azienda. Poi si mette nei guai perché pensa di poter governare a colpi di diktat o come in un reality-tv. Infine, quando va a sbattere con la pesantezza della democrazia parlamentare, propone di violentarne le regole. È “l’opzione nucleare” di cui Trump ha parlato ieri cioè un cambiamento dei regolamenti del Congresso che permetta di approvare la legge di bilancio a maggioranza semplice.

Il presidente ha suggerito di aggirare l’ostacolo cancellando la regola per cui la legge di bilancio deve passare con la maggioranza qualificata di 60 senatori su 100. Ma i suoi gli hanno subito risposto di no. Saggezza dei senatori repubblicani: a novembre potrebbero diventare minoranza, e allora quella regola li tutelerà. Lo shutdown rimette al centro di tutto lo scontro politico l’immigrazione. È il tema su cui Trump fin dai primi giorni della sua presidenza ha urtato contro le resistenze più forti. Il suo primo atto significativo appena entrato alla Casa Bianca fu il Muslim Ban, che la magistratura gli bocciò ripetutamente e che rimase inattuato per mesi. Il Muro col Messico di tutte le sue promesse elettorali rimane la più distante. È anche il terreno su cui il federalismo depotenzia le sue azioni visto che gli Stati più grossi e multietnici (California, New York) negano la cooperazione delle loro forze di polizia nella caccia agli immigrati clandestini. Mentre su altri temi — le tasse e l’economia, l’ambiente e l’energia — lui è riuscito a realizzare la sua agenda, la società multietnica Usa si sta rivelando un ostacolo più tenace.