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Il governo di grande coalizione è la scelta che salva la Ue

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La sofferta decisione presa dal congresso della Spd a Bonn di accettare nel nome dell'Europa la difficile sfida di formare un governo di grande coalizione è la definitiva conferma della irrevocabile realtà della Germania europea. Proprio come aveva auspicato Thomas Mann nelle ore più buie della Seconda guerra mondiale quando sembrò invece che destino del Vecchio continente fosse quello di diventare un'Europa tedesca. Del resto la Spd se voleva restare fedele alla sua storica tradizione non aveva altra alternativa che accettare il duro realismo che l'etica della responsabilità impone a un partito degno di questo nome quando è posto dinnanzi ad un dilemma esistenziale. E non può, meglio non vuole, accettare la facile via di fuga nella propaganda inconcludente o nell'astratta purezza di una testimonianza dell'etica della convinzione. Come pure, con incauta precipitazione, sembrava aver scelto dopo lo sconfortante risult…
La sofferta decisione presa dal congresso della Spd a Bonn di accettare nel nome dell'Europa la difficile sfida di formare un governo di grande coalizione è la definitiva conferma della irrevocabile realtà della Germania europea. Proprio come aveva auspicato Thomas Mann nelle ore più buie della Seconda guerra mondiale quando sembrò invece che destino del Vecchio continente fosse quello di diventare un'Europa tedesca. Del resto la Spd se voleva restare fedele alla sua storica tradizione non aveva altra alternativa che accettare il duro realismo che l'etica della responsabilità impone a un partito degno di questo nome quando è posto dinnanzi ad un dilemma esistenziale. E non può, meglio non vuole, accettare la facile via di fuga nella propaganda inconcludente o nell'astratta purezza di una testimonianza dell'etica della convinzione. Come pure, con incauta precipitazione, sembrava aver scelto dopo lo sconfortante risultato elettorale del voto dello scorso settembre.

Tra l'altro che ancora una volta in Germania i grandi partiti popolari, certo anch'essi non più nel "fiore degli anni', siano stati in grado di governare una situazione politica molto complicata e abbiano dimostrato una ritrovata vitalità segnata da una vera tensione ideale è la prova che non è vero, come sostiene un confuso bavardage politologico, che quello del partito politico di massa sia un modello ormai fuori corso. Anzi se mai è vero proprio l'opposto: una buona democrazia politica non può funzionare nel segno del costituzionalismo liberale senza poter contare sulla funzione strutturante di partiti ancorati nei principi valoriali e nelle realtà territoriali. Ovviamente questo non significa che il cammino verso il varo di un quarto governo Merkel, che per la terza volta negli anni 2000 vedrà i socialdemocratici tedeschi alleati con i partiti conservatori della Cdu e della Csu, sia ormai del tutto spianato. Ma ciò che alla fine spingerà le forze politiche a dare un governo al paese è la consapevolezza della responsabilità storica della Germania che come "potenza di centro" ha un compito particolare affinché la prospettiva europeista riannodi la narrazione che la crisi economico-finanziaria prima e poi il traumatico impatto del fenomeno delle migrazioni di massa - definito molto acutamente da Schaeuble "il rendez-vous con la globalizzazione" di Germania ed Europa - avevano interrotto.

Favorendo così la diffusione di populismi xenofobi e neo-sovranisti capaci di speculare su regressive pulsioni identitarie e sulle paure di una società liquida dominata dalle fake news. Dunque dal "cuore tedesco" viene un segnale che va nella stessa direzione verso la quale intende muoversi la Francia di Macron. E proprio la consapevolezza che per il futuro d'Europa si è forse aperta una "finestra di opportunità" che sarebbe irresponsabile non sfruttare ha pesato nel processo di dolorosa riflessione autocritica che ha portato i dirigenti della Spd a evitare di compiere quel gran rifiuto che avrebbe gettato il partito nel caos, la Germania in una atmosfera quasi weimariana e l'Europa nella paralisi.

La consapevolezza dimostrata dalla Spd ma anche da parte di Merkel e persino della Csu bavarese, non proprio un partito esponente del più convinto europeismo, mette per contrasto in risalto la miseria di un dibattito politico come quello in corso nel nostro paese in cui i partiti, chi più chi meno, sembrano impegnati in una irresponsabile gara promettendo agli elettori, come faceva l'omino di burro con Pinocchio, di condurli tutti e gratis nel paese di Cuccagna. Oggi non sappiamo che vincerà o se qualcuno uscirà vincitore dalle prossime elezioni d'inizio marzo. Ma una cosa è certa: l'Europa guidata dal tandem franco-tedesco non farà sconti a nessuno. E non aspetterà chi, invece di "fare i compiti" a casa propria come spesso ha suggerito Angela Merkel, pensa pur di guadagnare qualche voto di poter fare i conti senza l'oste: un oste che in questo caso si presenterà nelle sembianze che potrebbero essere non proprio benevole dell'Unione europea.