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Il patriarca Grillo ritorna all’utopia

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Non è facile conciliare visioni e pragmatismo in un partito. All'inizio prevalgono gli orizzonti larghi, poi, piano piano le contingenze prendono spazio e impongono una ridefinizione degli obiettivi con conseguente abbassamento delle prospettive utopiche. È quello che sta investendo, a passi accelerati il MoVimento 5 Stelle.

Quando Beppe Grillo iniziò la sua avventura si proponeva di cambiare la politica dalle fondamenta, di imporre un nuovo modo di intendere la rappresentanza e i rapporti tra cittadini e istituzioni; il tutto con espressioni teatrali e tranchant. Grillo indicava una prospettiva "rivoluzionaria", offrendo con questo una speranza a settori della società distaccati ed arrabbiati. 

Lanciando le Cinque Stelle - che dovevano far risplendere una società attraverso energia verde, trasporti pubblici, internet libera, gratuita e veloce, sviluppo sostenibile e riciclaggio dei rifiuti ( vero, sindaca Raggi...) - Grillo prop…
Non è facile conciliare visioni e pragmatismo in un partito. All'inizio prevalgono gli orizzonti larghi, poi, piano piano le contingenze prendono spazio e impongono una ridefinizione degli obiettivi con conseguente abbassamento delle prospettive utopiche. È quello che sta investendo, a passi accelerati il MoVimento 5 Stelle.

Quando Beppe Grillo iniziò la sua avventura si proponeva di cambiare la politica dalle fondamenta, di imporre un nuovo modo di intendere la rappresentanza e i rapporti tra cittadini e istituzioni; il tutto con espressioni teatrali e tranchant. Grillo indicava una prospettiva "rivoluzionaria", offrendo con questo una speranza a settori della società distaccati ed arrabbiati. 

Lanciando le Cinque Stelle - che dovevano far risplendere una società attraverso energia verde, trasporti pubblici, internet libera, gratuita e veloce, sviluppo sostenibile e riciclaggio dei rifiuti ( vero, sindaca Raggi...) - Grillo proponeva una società alternativa, un modello diverso dall'esistente, e allo stesso tempo una utopia pragmatica. Su questa base ha attratto tanti giovani, i più sensibili a prospettive innovative. Tutto ciò si innestava in un rifiuto radicale delle prassi politiche correnti fino alla denuncia della norma costituzionale del divieto di mandato imperativo che libera gli eletti da ogni obbligo rispetto a chi li ha scelti o nominati: i rappresentanti dovevano essere dei semplici "portavoce" dei cittadini, privi di ogni autonomia decisionale. E infatti le espulsioni nel gruppo parlamentare e in periferia (caso Pizzarotti) sono fioccate come non accadeva dai tempi del Pci.

La spinta rivoluzionaria e visionaria si sta ora esaurendo. Era naturale che accadesse e che i giovani esponenti, già gratificati da Grillo stesso tre anni fa, quando si sentiva un po' stanchino, della qualifica di membri del Direttorio, prendessero in mano le redini. Di fronte ai feroci litigi interni, il garante era dovuto tornare sui suoi passi. Ora siamo ad un passaggio di testimone definitivo: Grillo al disegno di una società del futuro. 

La politica ha altri tempi ed altre logiche. Del resto, il M5S è ormai entrato in una fase dove isolamento e purezza (rivoluzionaria) non hanno più spazio. I progressivi slittamenti verso la normalità (tratteremo con chi ci seguirà), con le compatibilità (niente referendum sull'euro), le responsabilità (non lasceremo questo paese senza un governo) sono indicatori di una crescita; la normalizzazione non può però coesistere con chi voleva aprire il parlamento come una scatoletta di tonno. Quando si entra nelle istituzioni, la politica prima o poi presenta il conto, vale a dire impone le sue regole. Se il "parricidio" soft porterà i grillini verso un maggiore realismo, il nostro sistema ne beneficerà. Poi mancherà l'ultimo miglio: sciogliere il conflitto di interesse M5S-Casaleggio Associati.