Lo Stato si riprende Ostia
Attilio Bolzoni, di ATTILIO BOLZONI
La miserabile storia di una tribù criminale è finita qui. A Ostia e fuori Ostia, dove avevano cominciato a mettere il naso. Gli Spada possono dire addio per sempre al loro sogno di diventare una piccola grande potenza mafiosa. D'ora in poi, saranno loro ad avere paura. Dopo avere seminato terrore nelle "viette" intorno a piazza Gasparri, dopo avere soggiogato una comunità, dopo avere spadroneggiato per anni fra il lungomuro e gli uffici amministrativi di un quartiere di Roma che è grande come una città, gli Spada sono stati ufficialmente dichiarati nemici dello Stato italiano. Fine delle trasmissioni.
Chiamarsi Spada ad Ostia sarà come avere appiccicato sulla pelle un marchio. I "Romoletto" e i "Pelè", i "Maciste" e i "Focanera" - tutti pittoreschi soprannomi di personaggi che sino ad ieri facevano tremare commercianti e albergatori - non saranno più i signorotti di una…
Chiamarsi Spada ad Ostia sarà come avere appiccicato sulla pelle un marchio. I "Romoletto" e i "Pelè", i "Maciste" e i "Focanera" - tutti pittoreschi soprannomi di personaggi che sino ad ieri facevano tremare commercianti e albergatori - non saranno più i signorotti di una…
La miserabile storia di una tribù criminale è finita qui. A Ostia e fuori Ostia, dove avevano cominciato a mettere il naso. Gli Spada possono dire addio per sempre al loro sogno di diventare una piccola grande potenza mafiosa. D'ora in poi, saranno loro ad avere paura. Dopo avere seminato terrore nelle "viette" intorno a piazza Gasparri, dopo avere soggiogato una comunità, dopo avere spadroneggiato per anni fra il lungomuro e gli uffici amministrativi di un quartiere di Roma che è grande come una città, gli Spada sono stati ufficialmente dichiarati nemici dello Stato italiano. Fine delle trasmissioni.
Chiamarsi Spada ad Ostia sarà come avere appiccicato sulla pelle un marchio. I "Romoletto" e i "Pelè", i "Maciste" e i "Focanera" - tutti pittoreschi soprannomi di personaggi che sino ad ieri facevano tremare commercianti e albergatori - non saranno più i signorotti di una banlieue ricca e infelice ma dovranno guardarsi le spalle da una repressione poliziesca e giudiziaria che è solo all'inizio.
Lo Stato contro una tribù mafiosa. Non c'è partita. Quando lo Stato reagisce per affermare la sua autorità chi sta dall'altra parte non ha mai scampo, è destinato al macero. Vale per gli Spada, vale per i loro parenti dell'agro pontino, i Di Silvio (presenti fra matrimoni incrociati pure ad Ostia), vale per i Casamonica acquartierati alla Romanina. A poco a poco, gli Spada si trascineranno nel gorgo tutto l'"indotto". La regola vale per tutti. Quando un gruppo criminale alza "stupidamente" il tiro fino a creare allarme sociale e panico, quello è il preciso momento che segna il principio delle disgrazie. È andata sempre così nel nostro Paese. Con le piccole e le grandi mafie. Anche con il contrabbando di "bionde" a Bari e a Brindisi, fenomeno diventato così pericoloso da risultare intollerabile e spazzato via in pochi mesi nel 2000.
Con le dovute proporzioni - rispetto agli Spada di Ostia - una mala fine l'hanno fatta pure i Casalesi che si sentivano i numeri uno. Per non parlare dei Corleonesi di Totò Riina, che volevano prendersi l'Italia intera. Dopo le bombe dell'estate del 1992 sono stati annientati. "Ricordati che da quando mondo è mondo, te la puoi prendere con chiunque ma devi sempre stare attento allo Stato perché, se vuole, lo Stato ti mette su un coglione", spiegava anni fa un fedelissimo di Bernardo Provenzano a un giovane palermitano troppo esuberante che voleva sparare di qua e di là.
Gli Spada di Ostia ci hanno fatto assistere a uno spettacolo già visto. Sono stati così violenti e appariscenti - certo non hanno avuto giovamento dalle loro esibizioni su Facebook, sprofondati sui loro troni dorati e damascati nel salotto di casa, le feste pacchiane con nipoti e cugini, l'immancabile musica del Padrino in sottofondo - e così presi da un delirio di onnipotenza che immaginavano di potere fare tutto a costo zero.
Certezza di impunità, come la famosa testata di Roberto Spada al nostro collega. Sbagliato. Quell'atto vigliacco è stata la miccia, ma già da tempo gli Spada si erano tirati male i conti. Sicuri di prendere il posto dei Fasciani, aggrediti delle inchieste giudiziarie e abbattuti dalle sentenze. Sicuri di "occupare" un territorio che spettava loro di diritto, perché così ragionano i criminali che per troppo tempo hanno avuto libertà e amici che li coprivano. Ma il vento è cambiato in questi ultimi anni, a Roma. Lo Stato ha scelto Ostia come area da bonificare in profondità. E quando un Robertino Spada o un Romoletto Spada pensano di permettersi un trono e una corona, allora non ce n'è per nessuno.
Chiamarsi Spada ad Ostia sarà come avere appiccicato sulla pelle un marchio. I "Romoletto" e i "Pelè", i "Maciste" e i "Focanera" - tutti pittoreschi soprannomi di personaggi che sino ad ieri facevano tremare commercianti e albergatori - non saranno più i signorotti di una banlieue ricca e infelice ma dovranno guardarsi le spalle da una repressione poliziesca e giudiziaria che è solo all'inizio.
Lo Stato contro una tribù mafiosa. Non c'è partita. Quando lo Stato reagisce per affermare la sua autorità chi sta dall'altra parte non ha mai scampo, è destinato al macero. Vale per gli Spada, vale per i loro parenti dell'agro pontino, i Di Silvio (presenti fra matrimoni incrociati pure ad Ostia), vale per i Casamonica acquartierati alla Romanina. A poco a poco, gli Spada si trascineranno nel gorgo tutto l'"indotto". La regola vale per tutti. Quando un gruppo criminale alza "stupidamente" il tiro fino a creare allarme sociale e panico, quello è il preciso momento che segna il principio delle disgrazie. È andata sempre così nel nostro Paese. Con le piccole e le grandi mafie. Anche con il contrabbando di "bionde" a Bari e a Brindisi, fenomeno diventato così pericoloso da risultare intollerabile e spazzato via in pochi mesi nel 2000.
Con le dovute proporzioni - rispetto agli Spada di Ostia - una mala fine l'hanno fatta pure i Casalesi che si sentivano i numeri uno. Per non parlare dei Corleonesi di Totò Riina, che volevano prendersi l'Italia intera. Dopo le bombe dell'estate del 1992 sono stati annientati. "Ricordati che da quando mondo è mondo, te la puoi prendere con chiunque ma devi sempre stare attento allo Stato perché, se vuole, lo Stato ti mette su un coglione", spiegava anni fa un fedelissimo di Bernardo Provenzano a un giovane palermitano troppo esuberante che voleva sparare di qua e di là.
Gli Spada di Ostia ci hanno fatto assistere a uno spettacolo già visto. Sono stati così violenti e appariscenti - certo non hanno avuto giovamento dalle loro esibizioni su Facebook, sprofondati sui loro troni dorati e damascati nel salotto di casa, le feste pacchiane con nipoti e cugini, l'immancabile musica del Padrino in sottofondo - e così presi da un delirio di onnipotenza che immaginavano di potere fare tutto a costo zero.
Certezza di impunità, come la famosa testata di Roberto Spada al nostro collega. Sbagliato. Quell'atto vigliacco è stata la miccia, ma già da tempo gli Spada si erano tirati male i conti. Sicuri di prendere il posto dei Fasciani, aggrediti delle inchieste giudiziarie e abbattuti dalle sentenze. Sicuri di "occupare" un territorio che spettava loro di diritto, perché così ragionano i criminali che per troppo tempo hanno avuto libertà e amici che li coprivano. Ma il vento è cambiato in questi ultimi anni, a Roma. Lo Stato ha scelto Ostia come area da bonificare in profondità. E quando un Robertino Spada o un Romoletto Spada pensano di permettersi un trono e una corona, allora non ce n'è per nessuno.