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L’onorevole obbedisca

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La frenetica corsa alla chiusura delle liste è accompagnata da guerre intestine in tutti i partiti, compresi quelli, come il Movimento 5 Stelle, che rifiutano persino di definirsi tali. Non è solo un fisiologico scontro di potere e ambizioni personali. Per capire bene cosa è in gioco in queste ore bisogna incrociare le cronache sulla composizione delle candidature con il dibattito sul vincolo di mandato, cioè quel passaggio della Costituzione che garantisce ai parlamentari di esercitare la propria funzione senza coercizioni da parte della forza politica nella quale sono stati eletti. Senza vincolo di mandato, appunto. Centrodestra e M5S chiedono di abolire questa norma, con la motivazione ufficiale che fermerebbe i cambi di casacca e quella — non dichiarabile — che garantirebbe ai leader il controllo assoluto dei gruppi. Per questo secondo scopo, in attesa che qualcuno metta mano alla Carta, c’è già uno strumento: comporre li…
La frenetica corsa alla chiusura delle liste è accompagnata da guerre intestine in tutti i partiti, compresi quelli, come il Movimento 5 Stelle, che rifiutano persino di definirsi tali. Non è solo un fisiologico scontro di potere e ambizioni personali. Per capire bene cosa è in gioco in queste ore bisogna incrociare le cronache sulla composizione delle candidature con il dibattito sul vincolo di mandato, cioè quel passaggio della Costituzione che garantisce ai parlamentari di esercitare la propria funzione senza coercizioni da parte della forza politica nella quale sono stati eletti. Senza vincolo di mandato, appunto. Centrodestra e M5S chiedono di abolire questa norma, con la motivazione ufficiale che fermerebbe i cambi di casacca e quella — non dichiarabile — che garantirebbe ai leader il controllo assoluto dei gruppi. Per questo secondo scopo, in attesa che qualcuno metta mano alla Carta, c’è già uno strumento: comporre liste con il più alto numero di fedelissimi.

Si dirà: perché biasimare i leader su un’aspettativa comprensibile? Nessun capo freme all’idea di governare su una truppa indisciplinata. Ragionevole. Meno ragionevole è che le segreterie possano perseguire l’obiettivo grazie al potere di nomina dei parlamentari, potere che il Rosatellum ha appena scalfito — reintroducendo una quota di eletti nei collegi uninominali — ma nella sostanza conservato, dato che i due terzi degli eletti scaturiscono da liste bloccate. Una posizione in più o una in meno in questi elenchi blindati sono garanzia quasi certa di successo o sconfitta. Se a questo si aggiunge che in molti collegi i rapporti di forza sono così netti da poter stabilire in anticipo quale coalizione guadagnerà il seggio, si capisce perché la composizione delle liste sia accompagnata da psicodrammi. A liste chiuse si possono individuare più di tre quarti dei parlamentari della prossima legislatura. Chi non è nella posizione giusta, è fuori. Chi è nel collegio sbagliato, è fuori. I vassalli che hanno ricevuto in dono dal signore il feudo giusto, loro sono dentro.

Quale grado di qualità e indipendenza (e di dignità, aggiungeremmo) possa avere un altro Parlamento formato su queste basi, non è difficile ipotizzare. Gli eletti M5S — nel doppio senso di eleggibili e di prescelti dal capo — non sanno nemmeno con quanti voti sono finiti in lista. I risultati delle parlamentarie di dieci giorni fa sono custoditi meglio del terzo segreto di Fatima. E nel frattempo le liste proporzionali M5S cambiano senza neanche una spiegazione su un blog qualunque. Nel Pd Matteo Renzi sta esercitando fino in fondo il suo potere sulle liste. Disbosca le correnti, dicono gli esegeti. Forma un gruppo parlamentare a sua completa disposizione, spiegano i realisti. I candidati di Forza Italia pagano addirittura una quota — 30 mila euro — per finire in lista. Una sorta di caparra a fondo perduto, che per giunta può essere versata da un terzo. Uno sponsor, insomma, che di certo non agisce per mecenatismo. E ai capi non basta nemmeno di surrogare le funzioni dell’elettore, scegliendo al posto suo gran parte degli eletti. Vorrebbero pure inchiodarli, i futuri deputati e senatori, al vincolo di mandato. Per non correre il rischio che la catena al loro piede si allunghi di qualche metro.