Se Berlino impartisce lezioni a Trump
Fabio Bogo, di FABIO BOGO
Come ogni anno a Davos, dove si riuniscono gli uomini più potenti del pianeta, va in onda la commedia delle parti; e quest'anno si è sentita forte la voce dell'Europa, particolarmente agguerrita nel respingere il protezionismo dell'America di Trump, che danneggia il vecchio continente e le economie emergenti. I partecipanti alla commedia, però, dimenticano di aver recitato anche in altre rappresentazioni, nelle quali magari poco prima sostenevano tesi poco coerenti con le ultime. Se rimontato in un unico contenitore, il copione racconta infatti cose diverse.
La prima scena avviene in Germania nel dicembre scorso. L'inaugurazione in pompa magna, presente la cancelliera Angela Merkel, del treno superveloce Berlino-Monaco è un flop: blocco di due ore per guasto tecnico. I giornali tedeschi sparano a zero e ricordano anche che la realizzazione della stazione di Stoccarda è in ritardo di 5 anni e costerà 4 miliardi di euro in pi&ug…
La prima scena avviene in Germania nel dicembre scorso. L'inaugurazione in pompa magna, presente la cancelliera Angela Merkel, del treno superveloce Berlino-Monaco è un flop: blocco di due ore per guasto tecnico. I giornali tedeschi sparano a zero e ricordano anche che la realizzazione della stazione di Stoccarda è in ritardo di 5 anni e costerà 4 miliardi di euro in pi&ug…
Come ogni anno a Davos, dove si riuniscono gli uomini più potenti del pianeta, va in onda la commedia delle parti; e quest'anno si è sentita forte la voce dell'Europa, particolarmente agguerrita nel respingere il protezionismo dell'America di Trump, che danneggia il vecchio continente e le economie emergenti. I partecipanti alla commedia, però, dimenticano di aver recitato anche in altre rappresentazioni, nelle quali magari poco prima sostenevano tesi poco coerenti con le ultime. Se rimontato in un unico contenitore, il copione racconta infatti cose diverse.
La prima scena avviene in Germania nel dicembre scorso. L'inaugurazione in pompa magna, presente la cancelliera Angela Merkel, del treno superveloce Berlino-Monaco è un flop: blocco di due ore per guasto tecnico. I giornali tedeschi sparano a zero e ricordano anche che la realizzazione della stazione di Stoccarda è in ritardo di 5 anni e costerà 4 miliardi di euro in più.
Seconda scena, Francoforte. La direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, invita la Germania ad aumentare gli investimenti e ridurre il suo surplus commerciale. Terza scena, sempre Francoforte. Il presidente della Bundesbank Jens Weidmann replica a muso duro alla Lagarde: aumentare la spesa pubblica per ridurre il surplus tedesco è un'impresa futile, commenta. La Germania quindi e rimane ancorata alla sua rigida politica di spesa.
Quarta e ultima scena a Davos. Arriva il presidente americano Donald Trump e Angela Merkel lo ammonisce: aumentare i dazi e alzare barriere commerciali è una grave minaccia per la stabilità mondiale, lo insegna la storia. Fine del film, ma la lezione che la Germania vuole impartire a Trump è però fuori luogo. Il surplus tedesco ha raggiunto lo scorso novembre la cifra record di 262 miliardi di euro, l'8 per cento del Pil. E per il quarto anno consecutivo le entrate fiscali di Berlino hanno superato le spese correnti. La Germania non investe. Ma la sua politica di risparmio non può essere trattata solo come se fosse un problema interno.
Di fatto la locomotiva dell'economia europea chiude le sue porte al ricco mercato degli appalti, di cui potrebbero beneficiare tutte le imprese de continente, comprese quelle di paesi con l'Italia o la Spagna che hanno mezzi e capacità per realizzare grandi opere infrastrutturali e i cui contratti costituirebbero un propellente per l'economia dei rispettivi paesi. L'America di Trump, che il suo pittoresco presidente ha dichiarato in guerra contro il commercio sleale ma apero al business è un paese indigesto. Ma offre un piatto ricco per chi sa fare grandi opere, e, perlomeno su quel fronte, è meno ipocrita di alcuni maestri.
La prima scena avviene in Germania nel dicembre scorso. L'inaugurazione in pompa magna, presente la cancelliera Angela Merkel, del treno superveloce Berlino-Monaco è un flop: blocco di due ore per guasto tecnico. I giornali tedeschi sparano a zero e ricordano anche che la realizzazione della stazione di Stoccarda è in ritardo di 5 anni e costerà 4 miliardi di euro in più.
Seconda scena, Francoforte. La direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, invita la Germania ad aumentare gli investimenti e ridurre il suo surplus commerciale. Terza scena, sempre Francoforte. Il presidente della Bundesbank Jens Weidmann replica a muso duro alla Lagarde: aumentare la spesa pubblica per ridurre il surplus tedesco è un'impresa futile, commenta. La Germania quindi e rimane ancorata alla sua rigida politica di spesa.
Quarta e ultima scena a Davos. Arriva il presidente americano Donald Trump e Angela Merkel lo ammonisce: aumentare i dazi e alzare barriere commerciali è una grave minaccia per la stabilità mondiale, lo insegna la storia. Fine del film, ma la lezione che la Germania vuole impartire a Trump è però fuori luogo. Il surplus tedesco ha raggiunto lo scorso novembre la cifra record di 262 miliardi di euro, l'8 per cento del Pil. E per il quarto anno consecutivo le entrate fiscali di Berlino hanno superato le spese correnti. La Germania non investe. Ma la sua politica di risparmio non può essere trattata solo come se fosse un problema interno.
Di fatto la locomotiva dell'economia europea chiude le sue porte al ricco mercato degli appalti, di cui potrebbero beneficiare tutte le imprese de continente, comprese quelle di paesi con l'Italia o la Spagna che hanno mezzi e capacità per realizzare grandi opere infrastrutturali e i cui contratti costituirebbero un propellente per l'economia dei rispettivi paesi. L'America di Trump, che il suo pittoresco presidente ha dichiarato in guerra contro il commercio sleale ma apero al business è un paese indigesto. Ma offre un piatto ricco per chi sa fare grandi opere, e, perlomeno su quel fronte, è meno ipocrita di alcuni maestri.