Antisemitismo, la storia riscritta
Umberto Gentiloni, di UMBERTO GENTILONILa polemica sulla legge polacca: il governo di Varsavia ha previsto una sanzione per segnare un limite non disponibile al confronto delle idee
La ricerca impossibile di una verità storica sancita da una norma di legge appare inquietante e pericolosa. Eppure l'anacronismo di un'impostazione costruita su presunte interpretazioni ufficiali del passato torna come ipotesi di riferimento nel tempo delle incertezze e delle paure. Il governo polacco sembra aver confermato il dispositivo che prevede fino a tre anni di detenzione per coloro che "contrariamente ai fatti attribuiscano allo Stato polacco o alla nazione polacca responsabilità o corresponsabilità per i crimini contro l'umanità e i crimini di guerra compiuti dal terzo Reich". Una sanzione spropositata, forzatamente punitiva per segnare un limite invalicabile, non disponibile al confronto pluralistico delle idee. A prima vista un retaggio del Novecento verrebbe da dire: le dittature hanno sempre avuto l'ambizione di fissare delle verità senza tempo a riferimento indelebile del proprio operato. La storia come narraz…
La ricerca impossibile di una verità storica sancita da una norma di legge appare inquietante e pericolosa. Eppure l'anacronismo di un'impostazione costruita su presunte interpretazioni ufficiali del passato torna come ipotesi di riferimento nel tempo delle incertezze e delle paure. Il governo polacco sembra aver confermato il dispositivo che prevede fino a tre anni di detenzione per coloro che "contrariamente ai fatti attribuiscano allo Stato polacco o alla nazione polacca responsabilità o corresponsabilità per i crimini contro l'umanità e i crimini di guerra compiuti dal terzo Reich". Una sanzione spropositata, forzatamente punitiva per segnare un limite invalicabile, non disponibile al confronto pluralistico delle idee. A prima vista un retaggio del Novecento verrebbe da dire: le dittature hanno sempre avuto l'ambizione di fissare delle verità senza tempo a riferimento indelebile del proprio operato. La storia come narrazione certificata e immodificabile in grado di alimentare appartenenze identitarie e non di rado costruire nemici bersaglio delle proprie politiche di potenza. Ma il caso che in queste ore da Varsavia scuote ambienti diplomatici e istituti di ricerca di mezzo mondo merita maggiore attenzione.
Non è solo un richiamo alle radici di un nazionalismo rigenerante in una terra che ha vissuto tanto le forme dell'occupazione nazista quanto il peso condizionante del comunismo di stampo sovietico. Sono piani diversi che si incontrano mettendo in risalto le debolezze strumentali delle verità legali imposte d'ufficio. L'antisemitismo non è una parentesi delle vicende che attraversano quel pezzo d'Europa: gli studi più seri hanno da tempo privilegiato il lungo periodo, le radici culturali e politiche delle discriminazioni, il contesto che permette alla proposta nazista di trovare un terreno fertile. E poi come conferma di una continuità non episodica le vicende del dopo, il peso anche simbolico del pogrom di Kielce nel luglio 1946 quando vengono uccisi decine di ebrei polacchi, linciati dalla popolazione del luogo nell'indifferenza generale. Tutto avviene a più di un anno dalla resa della Germania mentre il quadro del dopoguerra s'impone gradualmente, tra contraddizioni antiche e nuove conflittualità. Ma non è facile costruire uno spazio di convivenze e riconoscimenti reciproci al posto dell'odio atavico che ha diviso comunità e villaggi. Come poter cancellare per legge gli interrogativi sulle premesse lontane di territori contesi, passati sotto dominazioni e storie successive? Impossibile definire appartenenze e confini omogenei senza forzare in modo univoco e violento: terre che hanno cambiato varie volte nome, nazione, lingua, identità a partire dalle conseguenze dei trattati di pace successivi alla prima guerra mondiale e alla fine dei grandi imperi.
Come si dovrebbe definire un territorio con un campo di lavoro, di prigionia o di sterminio? Ex polacco? Il caso di Auschwitz è emblematico: zona annessa alla Germania nel suo progressivo ampliamento bellico, ma a pochi chilometri dal confine del Governatorato generale che segna la sorte della Polonia spartita tra nazisti e sovietici. Non si può semplificare ad uso di una normativa imposta. Del resto le stratificazioni del passato lasciano tracce diverse da interpretare. Gli esempi potrebbero continuare con la medesima irragionevolezza in tanti angoli e confini del vecchio continente. Una china senza ritorno. Meglio privilegiare la conoscenza della geografia e della storia piuttosto che cercare d'ingabbiare il passato in definizioni o leggi punitive.
Non è solo un richiamo alle radici di un nazionalismo rigenerante in una terra che ha vissuto tanto le forme dell'occupazione nazista quanto il peso condizionante del comunismo di stampo sovietico. Sono piani diversi che si incontrano mettendo in risalto le debolezze strumentali delle verità legali imposte d'ufficio. L'antisemitismo non è una parentesi delle vicende che attraversano quel pezzo d'Europa: gli studi più seri hanno da tempo privilegiato il lungo periodo, le radici culturali e politiche delle discriminazioni, il contesto che permette alla proposta nazista di trovare un terreno fertile. E poi come conferma di una continuità non episodica le vicende del dopo, il peso anche simbolico del pogrom di Kielce nel luglio 1946 quando vengono uccisi decine di ebrei polacchi, linciati dalla popolazione del luogo nell'indifferenza generale. Tutto avviene a più di un anno dalla resa della Germania mentre il quadro del dopoguerra s'impone gradualmente, tra contraddizioni antiche e nuove conflittualità. Ma non è facile costruire uno spazio di convivenze e riconoscimenti reciproci al posto dell'odio atavico che ha diviso comunità e villaggi. Come poter cancellare per legge gli interrogativi sulle premesse lontane di territori contesi, passati sotto dominazioni e storie successive? Impossibile definire appartenenze e confini omogenei senza forzare in modo univoco e violento: terre che hanno cambiato varie volte nome, nazione, lingua, identità a partire dalle conseguenze dei trattati di pace successivi alla prima guerra mondiale e alla fine dei grandi imperi.
Come si dovrebbe definire un territorio con un campo di lavoro, di prigionia o di sterminio? Ex polacco? Il caso di Auschwitz è emblematico: zona annessa alla Germania nel suo progressivo ampliamento bellico, ma a pochi chilometri dal confine del Governatorato generale che segna la sorte della Polonia spartita tra nazisti e sovietici. Non si può semplificare ad uso di una normativa imposta. Del resto le stratificazioni del passato lasciano tracce diverse da interpretare. Gli esempi potrebbero continuare con la medesima irragionevolezza in tanti angoli e confini del vecchio continente. Una china senza ritorno. Meglio privilegiare la conoscenza della geografia e della storia piuttosto che cercare d'ingabbiare il passato in definizioni o leggi punitive.