M5S, la purezza perduta tra i misteri
Sebastiano Messina , di SEBASTIANO MESSINA
Scorri l'elenco dei "super competenti" che correranno nei collegi uninominali e trovi un procuratore della Repubblica in pensione, un attore, un carabiniere forestale, un comico (un altro), una pattuglietta di giornalisti, un olimpionico, un grappolo di avvocati, un cardiochirurgo, un plotone di ricercatori, tre professori, una criminologa, imprenditori assortiti.
E ancora, due dirigenti della sanità, una sociologa, due testimoni di giustizia, un ispettore capo, un capitano di fregata e persino un'archeologa, ma è inutile cercare: non c'è nessuna cuoca. Ed è un vero peccato, perché il Movimento 5 Stelle è a quanto pare il primo partito che si propone di mettere finalmente in pratica la profezia di Vladimir Ilic Uljanov, detto Lenin, che non si è mai avverata nella Russia comunista: una cuoca al potere, nella stanza dei bottoni. "Oggi inizia una nuova era: i cittadini nelle istituzioni e al governo del Paese&q…
E ancora, due dirigenti della sanità, una sociologa, due testimoni di giustizia, un ispettore capo, un capitano di fregata e persino un'archeologa, ma è inutile cercare: non c'è nessuna cuoca. Ed è un vero peccato, perché il Movimento 5 Stelle è a quanto pare il primo partito che si propone di mettere finalmente in pratica la profezia di Vladimir Ilic Uljanov, detto Lenin, che non si è mai avverata nella Russia comunista: una cuoca al potere, nella stanza dei bottoni. "Oggi inizia una nuova era: i cittadini nelle istituzioni e al governo del Paese&q…
Scorri l'elenco dei "super competenti" che correranno nei collegi uninominali e trovi un procuratore della Repubblica in pensione, un attore, un carabiniere forestale, un comico (un altro), una pattuglietta di giornalisti, un olimpionico, un grappolo di avvocati, un cardiochirurgo, un plotone di ricercatori, tre professori, una criminologa, imprenditori assortiti.
E ancora, due dirigenti della sanità, una sociologa, due testimoni di giustizia, un ispettore capo, un capitano di fregata e persino un'archeologa, ma è inutile cercare: non c'è nessuna cuoca. Ed è un vero peccato, perché il Movimento 5 Stelle è a quanto pare il primo partito che si propone di mettere finalmente in pratica la profezia di Vladimir Ilic Uljanov, detto Lenin, che non si è mai avverata nella Russia comunista: una cuoca al potere, nella stanza dei bottoni. "Oggi inizia una nuova era: i cittadini nelle istituzioni e al governo del Paese" ha infatti annunciato, con solenne entusiasmo, Luigi Di Maio, spiegando che questi candidati che lui ha scelto in assoluta solitudine e senza dar conto a nessuno - perché uno vale uno ma lui vale tutti quanti - andranno presto a occupare quei posti "che i partiti hanno sempre riempito con i loro uomini d'apparato".
Sarà dunque grazie a loro, promette Di Maio, che finalmente si compirà la purificazione dell'Italia dalla partitocrazia. E chi fino a oggi era rimasto in disparte, "tenuto ai margini della cosa pubblica" dall'odiata casta, avrà la sua meritata rivincita. In realtà riesce un po' difficile trovare le tracce dell'odiosa discriminazione e l'odore delle catacombe civiche nelle storie di chi è stato direttore sanitario di un ospedale, o procuratore capo, o direttrice di un museo, o presidente degli avvocati, o direttore di un telegiornale, o conduttore di talk show, ma nella narrazione grillina - o post-grillina, come dovremmo ormai dire - la rivoluzione procede per slogan e chi si ferma a leggere o a fare domande è solo uno stupido che fa il gioco della casta. Illuminante il caso delle "parlamentarie", messe in vetrina come luminoso esempio di democrazia interna, ma di cui ancora ieri - dopo 12 giorni - non si conoscevano le cifre reali, sigillate nei cassetti della Casaleggio Associati, e sapere quanti voti hanno preso i candidati e gli esclusi è ormai, spiegava Alessandro Di Battista, "assolutamente irrilevante".
Purtroppo il giorno zero dell'assalto della Gente Pura al palazzo del potere è stato funestato da tre imbarazzanti colpi di scena. Il primo, e più clamoroso, ha visto protagonista proprio il candidato che per primo è stato chiamato sul palco da Di Maio. Si chiama Rinaldo Veri ed è un ammiraglio. Anzi, un ammiraglio di squadra, che è il grado più alto della Marina. In pensione, si capisce. "Mi candido col Movimento 5 Stelle - ha detto al microfono - perché amo l'Italia. È un voto di protesta? E chissenefrega!". Applausi, vigorosa stretta di mano del candidato premier, sorrisi per i fotografi e poi, improvvisamente, la brutta notizia: nessuno sapeva che l'ammiraglio era consigliere comunale a Ortona, dopo essersi candidato sindaco con l'appoggio del Pd. In qualsiasi altro partito la cosa sarebbe finita lì, ma i pentastellati non transigono. Per loro chi è entrato in contatto, prima del battesimo nel meet-up grillino, con un altro partito, va trattato come se avesse il virus Ebola: deve essere messo subito alla porta affinché non contagi i militanti sani. Ammiraglio colpito e affondato, dunque, e subito sostituito nel suo collegio.
Sembrava finita lì. E invece s'è scoperto che altri tre nomi della lista dei "super competenti" erano già stati contagiati. L'ispettore capo Renato Scalia era candidato, nel 2014, nella lista civica che appoggiava il sindaco Nardella. L'imprenditore Salvatore Caiata era nel coordinamento del Popolo della Libertà a Siena, prima di diventare presidente del Potenza Calcio. E addirittura il cinquantenne fiorentino scelto per sfidare Renzi nel suo collegio, Nicola Cecchi, non aveva detto di aver avuto fino all'anno scorso la tessera del Pd, di aver votato per Matteo all'ultimo congresso e di aver postato alla vigilia del referendum uno schieratissimo appello per il Sì. "È vero, ma se li conosci li eviti" s'è difeso lui, e la fortuna sua e degli altri due è stata che dopo il siluramento dell'ammiraglio sostituire altri tre candidati avrebbe trasformato l'enfatica partenza in una farsa disastrosa.
Dunque anche loro tre combatteranno la loro battaglia nei collegi, senza rete, come tutti gli altri testimonial della Gente Comune, ognuno con la propria storia. Guidati - loro che possono vantare titoli, record, premi, libri, cattedre e medaglie - dal primo candidato premier che nel suo curriculum civile può scrivere solo "steward alla tribuna d'onore dello stadio San Paolo". E che sarebbe perciò l'uomo perfetto per realizzare la profezia di Lenin.
E ancora, due dirigenti della sanità, una sociologa, due testimoni di giustizia, un ispettore capo, un capitano di fregata e persino un'archeologa, ma è inutile cercare: non c'è nessuna cuoca. Ed è un vero peccato, perché il Movimento 5 Stelle è a quanto pare il primo partito che si propone di mettere finalmente in pratica la profezia di Vladimir Ilic Uljanov, detto Lenin, che non si è mai avverata nella Russia comunista: una cuoca al potere, nella stanza dei bottoni. "Oggi inizia una nuova era: i cittadini nelle istituzioni e al governo del Paese" ha infatti annunciato, con solenne entusiasmo, Luigi Di Maio, spiegando che questi candidati che lui ha scelto in assoluta solitudine e senza dar conto a nessuno - perché uno vale uno ma lui vale tutti quanti - andranno presto a occupare quei posti "che i partiti hanno sempre riempito con i loro uomini d'apparato".
Sarà dunque grazie a loro, promette Di Maio, che finalmente si compirà la purificazione dell'Italia dalla partitocrazia. E chi fino a oggi era rimasto in disparte, "tenuto ai margini della cosa pubblica" dall'odiata casta, avrà la sua meritata rivincita. In realtà riesce un po' difficile trovare le tracce dell'odiosa discriminazione e l'odore delle catacombe civiche nelle storie di chi è stato direttore sanitario di un ospedale, o procuratore capo, o direttrice di un museo, o presidente degli avvocati, o direttore di un telegiornale, o conduttore di talk show, ma nella narrazione grillina - o post-grillina, come dovremmo ormai dire - la rivoluzione procede per slogan e chi si ferma a leggere o a fare domande è solo uno stupido che fa il gioco della casta. Illuminante il caso delle "parlamentarie", messe in vetrina come luminoso esempio di democrazia interna, ma di cui ancora ieri - dopo 12 giorni - non si conoscevano le cifre reali, sigillate nei cassetti della Casaleggio Associati, e sapere quanti voti hanno preso i candidati e gli esclusi è ormai, spiegava Alessandro Di Battista, "assolutamente irrilevante".
Purtroppo il giorno zero dell'assalto della Gente Pura al palazzo del potere è stato funestato da tre imbarazzanti colpi di scena. Il primo, e più clamoroso, ha visto protagonista proprio il candidato che per primo è stato chiamato sul palco da Di Maio. Si chiama Rinaldo Veri ed è un ammiraglio. Anzi, un ammiraglio di squadra, che è il grado più alto della Marina. In pensione, si capisce. "Mi candido col Movimento 5 Stelle - ha detto al microfono - perché amo l'Italia. È un voto di protesta? E chissenefrega!". Applausi, vigorosa stretta di mano del candidato premier, sorrisi per i fotografi e poi, improvvisamente, la brutta notizia: nessuno sapeva che l'ammiraglio era consigliere comunale a Ortona, dopo essersi candidato sindaco con l'appoggio del Pd. In qualsiasi altro partito la cosa sarebbe finita lì, ma i pentastellati non transigono. Per loro chi è entrato in contatto, prima del battesimo nel meet-up grillino, con un altro partito, va trattato come se avesse il virus Ebola: deve essere messo subito alla porta affinché non contagi i militanti sani. Ammiraglio colpito e affondato, dunque, e subito sostituito nel suo collegio.
Sembrava finita lì. E invece s'è scoperto che altri tre nomi della lista dei "super competenti" erano già stati contagiati. L'ispettore capo Renato Scalia era candidato, nel 2014, nella lista civica che appoggiava il sindaco Nardella. L'imprenditore Salvatore Caiata era nel coordinamento del Popolo della Libertà a Siena, prima di diventare presidente del Potenza Calcio. E addirittura il cinquantenne fiorentino scelto per sfidare Renzi nel suo collegio, Nicola Cecchi, non aveva detto di aver avuto fino all'anno scorso la tessera del Pd, di aver votato per Matteo all'ultimo congresso e di aver postato alla vigilia del referendum uno schieratissimo appello per il Sì. "È vero, ma se li conosci li eviti" s'è difeso lui, e la fortuna sua e degli altri due è stata che dopo il siluramento dell'ammiraglio sostituire altri tre candidati avrebbe trasformato l'enfatica partenza in una farsa disastrosa.
Dunque anche loro tre combatteranno la loro battaglia nei collegi, senza rete, come tutti gli altri testimonial della Gente Comune, ognuno con la propria storia. Guidati - loro che possono vantare titoli, record, premi, libri, cattedre e medaglie - dal primo candidato premier che nel suo curriculum civile può scrivere solo "steward alla tribuna d'onore dello stadio San Paolo". E che sarebbe perciò l'uomo perfetto per realizzare la profezia di Lenin.