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I social media tra real e fake news

Facebook, il presunto regno delle bufale capaci di condizionare le elezioni, è anche il luogo nel quale un politico o un candidato può essere inchiodato alle proprie responsabilità
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Quando una bufala si diffonde in Rete, rimbalzando di tweet in tweet o sulle bacheche Facebook, subito si alza il coro di accuse verso i social media - e più in generale "Internet" - considerati strumenti di propalazione delle fake news, luoghi privi di anticorpi, praterie selvagge in cui sguazzano i troll e i bufalari, tra fonti inattendibili, dibattito polarizzato, bolle nelle quali l'eco dei propri pregiudizi si amplifica. Ci sono studi accademici che ritengono inutile, se non dannoso, perfino il fact checking professionale, cioè la verifica delle affermazioni pubbliche dei politici, perché avrebbe l'effetto di rafforzare i pregiudizi anziché smontarli. Tutto vero? Può darsi, anche se una ricerca del Reuters Institute sulla diffusione delle fake news in Francia e in Italia ritiene che l'allarme sia sovradimensionato: il tempo mensile trascorso sui siti di informazione tradizionale come Repubblica è 70 volte superiore a…
Quando una bufala si diffonde in Rete, rimbalzando di tweet in tweet o sulle bacheche Facebook, subito si alza il coro di accuse verso i social media - e più in generale "Internet" - considerati strumenti di propalazione delle fake news, luoghi privi di anticorpi, praterie selvagge in cui sguazzano i troll e i bufalari, tra fonti inattendibili, dibattito polarizzato, bolle nelle quali l'eco dei propri pregiudizi si amplifica. Ci sono studi accademici che ritengono inutile, se non dannoso, perfino il fact checking professionale, cioè la verifica delle affermazioni pubbliche dei politici, perché avrebbe l'effetto di rafforzare i pregiudizi anziché smontarli. Tutto vero? Può darsi, anche se una ricerca del Reuters Institute sulla diffusione delle fake news in Francia e in Italia ritiene che l'allarme sia sovradimensionato: il tempo mensile trascorso sui siti di informazione tradizionale come Repubblica è 70 volte superiore a quello speso sui siti spazzatura (e il traffico su questi siti supera di poco l'1 per cento del totale).

Allora vale la pena provare a guardare il quadro da una prospettiva diversa. Facebook, il presunto regno delle fake news capaci di condizionare le elezioni, è anche il luogo nel quale un politico o un candidato può essere inchiodato alle proprie responsabilità. Prendiamo due esempi dalla cronaca di questi giorni. Il magistrato campano Giuseppe Cioffi, accusato di contiguità con Forza Italia mentre era chiamato a giudicare i fratelli di Luigi Cesaro (esponente locale di primo piano dello stesso partito), è stato smascherato grazie ad alcuni post su Facebook che lo ritraevano a una convention di Forza Italia. Il candidato senatore dei 5Stelle Emanuele Dessì è finito al centro di un caso politico dopo che dalla Rete sono emersi due "documenti" per lui compromettenti: un video su YouTube che lo ritrae insieme a un membro del clan Spada; e un suo commento razzista su Facebook.

Stessa sorte è toccata alla sindaca leghista di un piccolo Comune lombardo. Ed è stato il post scritto su Facebook dal blogger Daniele Sensi a far scoppiare il caso di Attilio Fontana, candidato alla presidenza della Lombardia che a Radio Padania aveva difeso la razza bianca. Gli esempi riguardano anche episodi meno gravi: basti pensare all'imbarazzo creato dalla candidatura di Pier Ferdinando Casini con il Pd a Bologna, allorquando qualcuno ha rispolverato dall'archivio della pagina Facebook di Matteo Renzi un post datato 2012 nel quale lo stesso Renzi assicurava: "Se vinco io, no a Casini".

Un'altra notizia in controtendenza arriva dagli Stati Uniti: durante il discorso sullo stato dell'Unione di Donald Trump, il sito PolitiFact - specializzato nel fact checking giornalistico - è andato fuori uso a causa dei troppi accessi da parte di cittadini che volevano mettere alla prova le affermazioni del presidente. E tutti i principali organi di informazione hanno messo in campo squadre di professionisti per verificare in tempo reale le parole di Trump.

La Rete - e i social - non sono solo il luogo del flusso, della velocità, dell'eterno e ingannevole presente, della disintermediazione fraudolenta; sono anche il luogo della memoria perenne, che può essere riesumata e riportata d'attualità in qualunque momento (tant'è vero che negli anni è stato codificato il cosiddetto diritto all'oblio). Pensiamoci, prima di invocare strumenti di pulizia - magari affidati alla polizia - contro le fake news, perché c'è il rischio che la gomma da cancellare digitale venga usata per eliminare anche qualche scomoda "real" news, di cui i social sono preziosi custodi a futura memoria.