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Il partito "piglia-tutti" perde la linea

I pasticci della campagna pentastellata, specchio della mancanza di una dirigenza
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Fra i tragicomici pasticci della campagna elettorale pentastellata, la vicenda di Emanuele Dessì rappresenta una vistosa e insidiosa eccezione. Non fa per niente ridere, al contrario di altri surreali casi umani emersi in questi ultimi giorni. Dal Nelson de noantri Rinaldo Veri (salito a bordo e subito sceso dalla nave a cinque stelle) alla "economista strappata a Merkel" Alessia D'Alessandro (che la Cancelliera l'ha vista solo in fotografia). Un'allegra brigata di "improbabili": poca cosa, rispetto alle truppe cammellate di veri "impresentabili" indagati e inquisiti di centrodestra e in qualche caso, purtroppo, anche di centrosinistra.

La storia di Dessì è diversa. Fa molta rabbia ai cittadini, fa molto male ai grillini. Non tanto per quelle foto in palestra con uno degli Spada, e forse nemmeno per le botte a un ragazzo rumeno. Il vero "scandalo" è quella casa popolare a 7 euro al mese, che come nell'…
Fra i tragicomici pasticci della campagna elettorale pentastellata, la vicenda di Emanuele Dessì rappresenta una vistosa e insidiosa eccezione. Non fa per niente ridere, al contrario di altri surreali casi umani emersi in questi ultimi giorni. Dal Nelson de noantri Rinaldo Veri (salito a bordo e subito sceso dalla nave a cinque stelle) alla "economista strappata a Merkel" Alessia D'Alessandro (che la Cancelliera l'ha vista solo in fotografia). Un'allegra brigata di "improbabili": poca cosa, rispetto alle truppe cammellate di veri "impresentabili" indagati e inquisiti di centrodestra e in qualche caso, purtroppo, anche di centrosinistra.

La storia di Dessì è diversa. Fa molta rabbia ai cittadini, fa molto male ai grillini. Non tanto per quelle foto in palestra con uno degli Spada, e forse nemmeno per le botte a un ragazzo rumeno. Il vero "scandalo" è quella casa popolare a 7 euro al mese, che come nell'Affittopoli della Prima Repubblica o nell'attico vista Colosseo di Scajola evoca immediatamente il "privilegio", la "Casta", il feticcio popolar-populista contro cui il Movimento è nato e cresciuto in questi anni.

Di Maio e Di Battista hanno preso subito le distanze: "Se è tutto confermato - dicono - Dessì per noi è fuori". Ma la macchia rimane. E rivela il vero limite politico-culturale dei Cinque Stelle, a un mese dal voto. Perché M5S fa tanta fatica a selezionare la sua classe dirigente? Perché alle sue parlamentarie si presentano in 15 mila? Perché un grottesco Davide Casaleggio balbetta al Fatto che non può rendere pubblici i dati per "rispetto della Privacy". Il "privato" non può esistere per chi ha fatto dello streaming e della "democrazia del clic" la sua religione laica.
Il Movimento esprimerà sempre "liste senza qualità" perché è un movimento senza identità. L'ha detto lo stesso Di Maio: "Tra quelli che votano per noi c'è chi si rifà a Berlinguer, chi ad Almirante, chi alla Dc...". Se a questi naufraghi delle ideologie del Novecento aggiungiamo i nuovi "dimenticati" dell'Italia del rancore di oggi, il quadro è completo. È il party-on-the-ground il "partito piglia-tutti", che infatti viaggia oltre la soglia del 30% nei sondaggi. Ma ha due enormi ostacoli sul suo cammino.

Il primo ostacolo: se il partito "piglia tutti" (perché è post-ideologico) tutti lo possono "pigliare" (è un taxi su cui salire, per bisogno o convenienza). Dunque, anche i furbetti, i riciclati, i debuttanti allo sbaraglio. Per questo il "capo politico" cerca di ripulire le liste. Il secondo ostacolo: il gigantesco grumo di contraddizioni "programmatiche" di questi ultimi giorni. Nel caos identitario, il "capo politico" è costretto a parlare troppe lingue. Sull'Europa, dalla quale si entra e si esce a seconda dell'interlocutore. Sul tetto del 3% di rapporto deficit Pil, che a Londra vincola ma in Italia no. Sulle coperture finanziarie per azzerare la legge Fornero o abbattere il debito pubblico di 40 punti in 10 anni, che ballano come gli orchestrali sul ponte del Titanic. Sullo Ius soli, che pilatescamente non si vota perché "è un problema da risolvere in sede Ue". Sui vaccini, che Di Battista considera necessari per suo figlio e Raggi non ritiene obbligatori per i bambini di Roma.

Su queste basi confuse è impossibile puntare alla maggioranza assoluta. Ed è anche impossibile costruire "l'Italia che voleva mio padre Gianroberto", come ha detto ancora il giovane Casaleggio, fondata "su trasparenza, competenza, onestà". Dei tre valori, oggi, il Movimento ne può rivendicare solo uno: l'onestà. Che è importante, imprescindibile. Ma gli altri due, che non lo sono di meno, a un mese dal voto non si sono ancora visti.