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Premi di produttività in Fca, i sindacati litigano

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La Fca distribuisce i premi di produttività 2017 ai suoi dipendenti italiani, comunicando chi ha guadagnato di più e chi di meno, e il sindacato si divide. Per i metalmeccanici di Cisl e Uil e per alcune sigle autonome il risultato è positivo. I risultati acquisiti in termini di efficienza e implementazione del lavoro nella fabbriche della casa torinese permettono di calcolare una media ponderata di 1.170 euro per addetto, che verranno tassati con l'aliquota minima del 10 per cento. Al top Pomigliano, con 1.540 euro, in coda la Magneti Marelli di Napoli, che resta a bocca asciutta.

Per i metalmeccanici della Cgil, invece, le retribuzioni restano al palo e i meccanismi del premio non hanno nessun rapporto con l'impegno e la fatica, poiché gli importi sono più bassi per chi lavora in stabilimenti sotto stress produttivo. La divisione sindacale tra le due anime degli operai in fabbrica dura da tempo; la Cisl più aperta a soluzioni di com…
La Fca distribuisce i premi di produttività 2017 ai suoi dipendenti italiani, comunicando chi ha guadagnato di più e chi di meno, e il sindacato si divide. Per i metalmeccanici di Cisl e Uil e per alcune sigle autonome il risultato è positivo. I risultati acquisiti in termini di efficienza e implementazione del lavoro nella fabbriche della casa torinese permettono di calcolare una media ponderata di 1.170 euro per addetto, che verranno tassati con l'aliquota minima del 10 per cento. Al top Pomigliano, con 1.540 euro, in coda la Magneti Marelli di Napoli, che resta a bocca asciutta.

Per i metalmeccanici della Cgil, invece, le retribuzioni restano al palo e i meccanismi del premio non hanno nessun rapporto con l'impegno e la fatica, poiché gli importi sono più bassi per chi lavora in stabilimenti sotto stress produttivo. La divisione sindacale tra le due anime degli operai in fabbrica dura da tempo; la Cisl più aperta a soluzioni di compromesso, la Cgil ferma nei suoi no. Lo scontro spesso diventa politico, e fa perdere di vista un potenziale obiettivo comune, quello di incentivare con regole unitarie quella produttività che tutti indicano come il punto più debole dell'Italia nel suo tentativo di cavalcare la ripresa con lo stesso sprint degli altri paesi.

Un recente rapporto pubblicato sul sito della Banca d'Italia indica proprio nella produttività il problema più urgente da risolvere per la nostra economia, indicando anche la strada da percorrere. In termini generali, in primo luogo vanno eliminati gli ostacoli che frenano la volontà di un'azienda di crescere a livello dimensionale, con riforme che favoriscano innovazione, nuova managerialità ed export. Poi vanno riallocate le risorse dove è più elevato il loro rendimento, evitando di mantenere in piedi aziende o settori inefficienti. Infine la politica al governo deve impegnarsi nell'incentivare startup, ricerca, sviluppo della tecnologia, cooperazione tra imprese e università, nonché aiutare le aziende a trovare capitale non solo attingendo a prestiti bancari, ma direttamente sul mercato.

Però - avverte il documento - non tutto può venire dall'esterno ed essere calato dall'alto: vanno ridisegnate anche le relazioni industriali all'interno delle aziende, incoraggiando il decentramento dei contratti e favorendo la flessibilità con il riallineamento di salari e produttività. E' questa la strada per accrescere la competitività e restare su mercato. Ma presuppone anche un'azione comune dei sindacati in questo senso, e un obiettivo ben chiaro da raggiungere. Perché se si è divisi, alla fine in fabbrica escono i diritti ed entrano i braccialetti di Amazon.