✕

Modello-spot: siamo tutti casa e famiglia

Ascolta l'audio

Nelle pubblicità il cibo è sempre buono e il sapore antico. La nonna è meglio della mamma e l'uomo si fa carico dei figli. Ma la realtà?
2 minuti di lettura
Come ci vedono le pubblicità del cibo? Di sicuro membri effettivi di una famiglia; gli uomini alle prese con merendine, surgelati, detersivi per i piatti; le donne ai fornelli, quasi assenti, ma comunque angeli del focolare; i bambini vispi e attenti, consumatori privilegiati dei prodotti alimentari. La pubblicità del cibo ci trasmette modelli di vita, propone immagini di uomini e donne in cui identificarci o a cui dobbiamo assomigliare.

Con mano lieve e molta ironia Cinzia Scaffidi in Che mondo sarebbe (Slow Food Editore) passa in rassegna gli spot televisivi in cui il cibo diventa il produttore immediato di modelli sociali. Padre e figlia parlano della campagna come antica dispensatrice di prodotti naturali mentre mangiano un minestrone surgelato; la mamma è in cucina. In un altro spot di un biscotto padre e figlio si levano in volo su una mongolfiera, mentre madre e figlia li attendono pazienti a casa.

La relazione genitori figli transita senza dubbio attrave…
Come ci vedono le pubblicità del cibo? Di sicuro membri effettivi di una famiglia; gli uomini alle prese con merendine, surgelati, detersivi per i piatti; le donne ai fornelli, quasi assenti, ma comunque angeli del focolare; i bambini vispi e attenti, consumatori privilegiati dei prodotti alimentari. La pubblicità del cibo ci trasmette modelli di vita, propone immagini di uomini e donne in cui identificarci o a cui dobbiamo assomigliare.

Con mano lieve e molta ironia Cinzia Scaffidi in Che mondo sarebbe (Slow Food Editore) passa in rassegna gli spot televisivi in cui il cibo diventa il produttore immediato di modelli sociali. Padre e figlia parlano della campagna come antica dispensatrice di prodotti naturali mentre mangiano un minestrone surgelato; la mamma è in cucina. In un altro spot di un biscotto padre e figlio si levano in volo su una mongolfiera, mentre madre e figlia li attendono pazienti a casa.

La relazione genitori figli transita senza dubbio attraverso il cibo. Un padre armeggia con i piselli; prepara la cena che si suppone romantica; poi chiama a gran voce: “Amoreee!”. Arriva una bambina e si siede a tavola. Padre single? Le pubblicità televisive non lo dicono espressamente, perché sovente i ruoli restano sospesi. Di certo lì, negli spot, i padri s’intendono meglio con le femmine che non con i maschietti. I pubblicitari leggono le statistiche dell’Istat? Non sempre. Il 10 per cento degli italiani che hanno figli vive con un compagno o una compagna, mentre il 26 per cento ha più di 65 anni. Le cene allestite nelle pubblicità non seguono molto le classi d’età, mirano invece a un consumatore medio, eterosessuale, che vive con moglie e figli, più di uno. Spesso i padri sono imbranati, come il papà di Peppa Pig e faticano ad armeggiare con la tecnologia. Ci sono mogli e nonne, ma sempre in seconda fila, come risorsa estrema. Scaffidi, che è stata direttrice del centro studi di Slow Food, passa in rassegna le pubblicità mostrando come il legame nonna-cibo sia diventato più forte di quello mamma-cibo.

Le nonne, di sessanta o settanta anni, nate e cresciute mentre il cibo si andava industrializzando, sono divenute le depositarie di un tempo in cui il cibo non era confezionato in modo rapido, ma richiedeva tempi più lunghi. Paradossalmente le figlie, del tutto integrate nel sistema del mordi e fuggi culinario, stanno riscoprendo quelle vecchie tecniche culinarie e raffinato il loro palato con i prodotti a Km zero.

Se negli ultimi quarant’anni tutto è andato di fretta, la casa è invece rimasta il baricentro immobile della pubblicità alimentare. “Il sapore di casa mia”, recitava uno slogan. Le cucine sono il centro visivo degli spot. Si tagliano soprattutto verdure e s’affetta pane, si fanno bollire pentoloni. All’armamentario di coltelli, pentole, casseruole si affiancano non più le vecchie caffettiere, bensì macchinette con cialde. La caffettiera napoletana è scomparsa e permane solo nel teatro di Edoardo. Nel lavello invece i piatti s’accumulano ugualmente; per fortuna c’è il detersivo, per cui anche a lui, all’uomo di casa, piace pulirli. Poi è arrivata la lavastoviglie che ha messo d’accordo tutti. Se un marziano arrivasse sulla Terra, si chiede Scaffidi, e avesse come unica fonte gli spot, farebbe molta fatica a capire a cosa serve il cibo, anzi faticherebbe persino a identificarlo. Che mondo sarebbe?