Dacci oggi il condono elettorale
Sergio Rizzo , di SERGIO RIZZO
E sette! Gli anni passano. Ma la condonite, quella non passa mai . Un record ineguagliato, e speriamo ineguagliabile, quello di Silvio Berlusconi. Sette campagne elettorali, e sette promesse
di un confortevole incentivo agli abusi in un crescendo sfrontato. Prima un diniego sorridente, poi un occhiolino, quindi una lusinga, infine il crollo di tutti i freni inibitori. Ricordate il 1994? Durante la campagna elettorale solo qualche ammiccamento a evasori e abusivi. Poi, quando la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto era al tappeto e i giornalisti chiedevano notizie sul rumor di sanatoria che rimbombava nel Palazzo, il Cavaliere sentenziò serafico: «Condono? È la prima volta che ne sento parlare».
Un mese dopo la sanatoria era legge. Copione simile all’inizio del 2002, con Berlusconi appena tornato a palazzo Chigi: «Il condono edilizio è una ipotesi sconosciuta al governo e di cui il governo non ha mai neppure ipotizza…
di un confortevole incentivo agli abusi in un crescendo sfrontato. Prima un diniego sorridente, poi un occhiolino, quindi una lusinga, infine il crollo di tutti i freni inibitori. Ricordate il 1994? Durante la campagna elettorale solo qualche ammiccamento a evasori e abusivi. Poi, quando la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto era al tappeto e i giornalisti chiedevano notizie sul rumor di sanatoria che rimbombava nel Palazzo, il Cavaliere sentenziò serafico: «Condono? È la prima volta che ne sento parlare».
Un mese dopo la sanatoria era legge. Copione simile all’inizio del 2002, con Berlusconi appena tornato a palazzo Chigi: «Il condono edilizio è una ipotesi sconosciuta al governo e di cui il governo non ha mai neppure ipotizza…
E sette! Gli anni passano. Ma la condonite, quella non passa mai . Un record ineguagliato, e speriamo ineguagliabile, quello di Silvio Berlusconi. Sette campagne elettorali, e sette promesse
di un confortevole incentivo agli abusi in un crescendo sfrontato. Prima un diniego sorridente, poi un occhiolino, quindi una lusinga, infine il crollo di tutti i freni inibitori. Ricordate il 1994? Durante la campagna elettorale solo qualche ammiccamento a evasori e abusivi. Poi, quando la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto era al tappeto e i giornalisti chiedevano notizie sul rumor di sanatoria che rimbombava nel Palazzo, il Cavaliere sentenziò serafico: «Condono? È la prima volta che ne sento parlare».
Un mese dopo la sanatoria era legge. Copione simile all’inizio del 2002, con Berlusconi appena tornato a palazzo Chigi: «Il condono edilizio è una ipotesi sconosciuta al governo e di cui il governo non ha mai neppure ipotizzato l’esistenza». Ma intanto il piano “padroni a casa propria” per evitare «le lungaggini per le ristrutturazioni degli immobili senza modificare la planimetria e l’immagine sulla pubblica via» procedeva spedito. Un anno dopo, di condoni ne sarebbero arrivati a valanga. Una dozzina almeno, compresa la fatidica sanatoria edilizia.
E poi la promessa del “piano casa”, sfumata nel 2006 per la vittoria di Romano Prodi. Poi rilanciata, e con successo, nel 2008. Con il risultato di riempire ancor più di obbrobri il nostro territorio già stuprato dall’abusivismo, intasando pure di cause le aule dei Tar e dei tribunali civili. Cinque anni ancora e la maschera sarebbe caduta del tutto. «Se gli elettori danno la maggioranza solo a me io faccio subito il condono tombale ed edilizio», proclamò Berlusconi due settimane prima del voto del 24 febbraio 2013, nella rincorsa disperata che lo portò a un passo dalla prodigiosa rimonta.
Funzionò eccome, quella promessa. E funziona ancora adesso, con il ritornello che cambia solo un po’. Allora il condono senza se e senza ma, adesso il condono “di necessità”. Come se potesse esistere un abusivismo necessario in un Paese che divora territorio al ritmo di tre metri quadrati al secondo, e dove il consumo del suolo è passato in sessant’anni dal 2,7 a quasi l’8 per cento. Nemmeno la Germania, che ha una densità abitativa di 10 punti superiore alla nostra, arriva a quei livelli. Oltrepassati, in Europa, soltanto dall’Olanda: che è però piatta come un biliardo mentre un terzo dell’Italia è occupato dalle montagne.
Per non parlare di quanto la cementificazione abusiva abbia infierito sulle parti più belle del Paese. Legambiente ha denunciato che dal 1988 al 2012 sono spariti 302 chilometri di coste, sommersi dalle costruzioni. E senza dire del danno economico: per ogni euro incassato dai condoni edilizi lo Stato ne ha spesi tre di opere necessarie a urbanizzare le aree invase dagli abusi. Ma continuano a funzionare, quelle promesse, eccome. Tanto che a lungo andare tutta la politica se ne è volentieri scoperta contaminata. Nelle Regioni, lontano dalla ribalta e al riparo dai riflettori sono passati indenni condoni mascherati a bizzeffe. Le sanatorie striscianti hanno superato le resistenze (vere o presunte) delle opposizioni, travolgendo pure le angosce ambientaliste con la parola magica: “necessità”. Un coro, da destra a sinistra, passando per i duri e puri del grillismo. Perché il rispetto delle regole (come la tutela del paesaggio) sarà anche un valore costituzionale. Ma soprattutto quando a infrangerle sono gli avversari.
di un confortevole incentivo agli abusi in un crescendo sfrontato. Prima un diniego sorridente, poi un occhiolino, quindi una lusinga, infine il crollo di tutti i freni inibitori. Ricordate il 1994? Durante la campagna elettorale solo qualche ammiccamento a evasori e abusivi. Poi, quando la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto era al tappeto e i giornalisti chiedevano notizie sul rumor di sanatoria che rimbombava nel Palazzo, il Cavaliere sentenziò serafico: «Condono? È la prima volta che ne sento parlare».
Un mese dopo la sanatoria era legge. Copione simile all’inizio del 2002, con Berlusconi appena tornato a palazzo Chigi: «Il condono edilizio è una ipotesi sconosciuta al governo e di cui il governo non ha mai neppure ipotizzato l’esistenza». Ma intanto il piano “padroni a casa propria” per evitare «le lungaggini per le ristrutturazioni degli immobili senza modificare la planimetria e l’immagine sulla pubblica via» procedeva spedito. Un anno dopo, di condoni ne sarebbero arrivati a valanga. Una dozzina almeno, compresa la fatidica sanatoria edilizia.
E poi la promessa del “piano casa”, sfumata nel 2006 per la vittoria di Romano Prodi. Poi rilanciata, e con successo, nel 2008. Con il risultato di riempire ancor più di obbrobri il nostro territorio già stuprato dall’abusivismo, intasando pure di cause le aule dei Tar e dei tribunali civili. Cinque anni ancora e la maschera sarebbe caduta del tutto. «Se gli elettori danno la maggioranza solo a me io faccio subito il condono tombale ed edilizio», proclamò Berlusconi due settimane prima del voto del 24 febbraio 2013, nella rincorsa disperata che lo portò a un passo dalla prodigiosa rimonta.
Funzionò eccome, quella promessa. E funziona ancora adesso, con il ritornello che cambia solo un po’. Allora il condono senza se e senza ma, adesso il condono “di necessità”. Come se potesse esistere un abusivismo necessario in un Paese che divora territorio al ritmo di tre metri quadrati al secondo, e dove il consumo del suolo è passato in sessant’anni dal 2,7 a quasi l’8 per cento. Nemmeno la Germania, che ha una densità abitativa di 10 punti superiore alla nostra, arriva a quei livelli. Oltrepassati, in Europa, soltanto dall’Olanda: che è però piatta come un biliardo mentre un terzo dell’Italia è occupato dalle montagne.
Per non parlare di quanto la cementificazione abusiva abbia infierito sulle parti più belle del Paese. Legambiente ha denunciato che dal 1988 al 2012 sono spariti 302 chilometri di coste, sommersi dalle costruzioni. E senza dire del danno economico: per ogni euro incassato dai condoni edilizi lo Stato ne ha spesi tre di opere necessarie a urbanizzare le aree invase dagli abusi. Ma continuano a funzionare, quelle promesse, eccome. Tanto che a lungo andare tutta la politica se ne è volentieri scoperta contaminata. Nelle Regioni, lontano dalla ribalta e al riparo dai riflettori sono passati indenni condoni mascherati a bizzeffe. Le sanatorie striscianti hanno superato le resistenze (vere o presunte) delle opposizioni, travolgendo pure le angosce ambientaliste con la parola magica: “necessità”. Un coro, da destra a sinistra, passando per i duri e puri del grillismo. Perché il rispetto delle regole (come la tutela del paesaggio) sarà anche un valore costituzionale. Ma soprattutto quando a infrangerle sono gli avversari.