La Germania più vicina a Bruxelles
Andrea Bonanni, di ANDREA BONANNI
La coalizione pro europea prende forma in Germania, e subito lo spread dei titoli di stato italiani scende a livelli storicamente bassi. La nascita di un governo tedesco che finalmente guarda a Bruxelles senza diffidenze, anzi con entusiasmo, e che mette un socialdemocratico al posto di Finanzminister, è certamente una buona notizia per l'Europa. Come dimostra l'andamento dello spread, lo è anche per l'Italia, o almeno per quella parte del Paese che continua a vedere il proprio futuro nella Ue. Ma sarebbe ingenuo pensare che la svolta storica registrata a Berlino ci semplifichi la vita. Al contrario.
Se l'Europa decide finalmente di passare alla marcia superiore, come sembra probabile visto che Macron, Merkel e Schulz si giocano su questo terreno il loro futuro politico, l'Italia sarà chiamata ad affrontare una sfida che ha troppo a lungo rimandato.
Finora il ritardo italiano nel ridurre il nostro debito pubblico, nel risanare il sistema banc…
Se l'Europa decide finalmente di passare alla marcia superiore, come sembra probabile visto che Macron, Merkel e Schulz si giocano su questo terreno il loro futuro politico, l'Italia sarà chiamata ad affrontare una sfida che ha troppo a lungo rimandato.
Finora il ritardo italiano nel ridurre il nostro debito pubblico, nel risanare il sistema banc…
La coalizione pro europea prende forma in Germania, e subito lo spread dei titoli di stato italiani scende a livelli storicamente bassi. La nascita di un governo tedesco che finalmente guarda a Bruxelles senza diffidenze, anzi con entusiasmo, e che mette un socialdemocratico al posto di Finanzminister, è certamente una buona notizia per l'Europa. Come dimostra l'andamento dello spread, lo è anche per l'Italia, o almeno per quella parte del Paese che continua a vedere il proprio futuro nella Ue. Ma sarebbe ingenuo pensare che la svolta storica registrata a Berlino ci semplifichi la vita. Al contrario.
Se l'Europa decide finalmente di passare alla marcia superiore, come sembra probabile visto che Macron, Merkel e Schulz si giocano su questo terreno il loro futuro politico, l'Italia sarà chiamata ad affrontare una sfida che ha troppo a lungo rimandato.
Finora il ritardo italiano nel ridurre il nostro debito pubblico, nel risanare il sistema bancario e soprattutto nel ripristinare una competitività all'altezza dei nostri partner europei, aveva trovato più di un alibi nelle diffidenze tedesche. Erano due inerzie che si legittimavano reciprocamente. Le inadeguatezze italiane giustificavano le resistenze della Germania a completare l'unione bancaria e ad accettare una qualsivoglia forma di condivisione degli investimenti. L'ottusa insistenza tedesca sul rigore di bilancio consentiva alla nostra classe politica di far credere che le riforme necessarie del nostro sistema fossero un diktat di Berlino e non una esigenza primordiale per salvare la nostra economia.
Ora Angela Merkel e Martin Schulz hanno rotto questo circolo vizioso. La Germania marcerà a tappe forzate con la Francia verso il completamento dell'Unione bancaria e verso la creazione di un Fondo monetario europeo, che costituirà comunque un embrione di condivisione dei rischi finanziari. Ma questi due passi richiederanno che l'Italia accetti di ridurre la vulnerabilità del proprio sistema bancario e di risanare un debito pubblico che non riesce a diminuire. E per raggiungere questi obiettivi dovrà rapidamente migliorare la competitività di un sistema-Paese che continua a registrare la crescita più debole di tutta l'eurozona.
Le conseguenze della coalizione pro europea formata a Berlino non saranno solo di tipo economico. Giunta al suo quarto mandato come Cancelliera dopo un'elezione andata male, Angela Merkel è di fronte ad un bivio. Può gestire il proprio inevitabile declino politico in attesa che emerga qualcuno in grado di prendere il suo posto. Oppure può usare il tempo che le rimane per entrare nella storia e guadagnarsi un posto tra i grandi europei, accanto a quella che resta la sua tormentata figura di riferimento: Helmut Kohl. Anche i socialdemocratici di Martin Schulz, per salvarsi dal rischio molto reale di estinzione politica, hanno deciso di seguire l'esempio di Macron e di puntare sul progetto europeo per riconquistare una legittimazione evanescente e recuperare i consensi perduti.
Ma questi obiettivi implicano che Francia e Germania riescano a far fare all'Europa un balzo in avanti molto più significativo e vistoso di progressi pure importanti come l'Unione bancaria o il Fondo monetario europeo. Ci si può aspettare una spinta decisa su temi fortemente simbolici come la politica estera, la difesa, l'emergenza migranti e la sorveglianza delle frontiere.
La coalizione si è data tempi relativamente stretti per mettere sul piatto risultati concreti, o quantomeno visibili. Tra due anni i partiti che la compongono affronteranno una verifica di quanto è stato fatto. Secondo gli "insider" della politica tedesca, potrebbe anche essere l'occasione per un rimpasto che apra, a Merkel o a Schulz, la strada di Bruxelles. I tempi, apparentemente, non coincidono, visto che le istituzioni europee saranno rinnovate già nel 2019, dopo le elezioni di primavera. Ma, se davvero la nuova coalizione riuscirà a cambiare il volto della Ue e le regole del gioco europeo, tutto potrebbe diventare possibile.
Le presidenziali francesi e le elezioni tedesche hanno aperto una pagina nuova nella storia d'Europa. Resta da capire se le elezioni italiane consentiranno al nostro Paese di scriverne la parte che gli compete.
Se l'Europa decide finalmente di passare alla marcia superiore, come sembra probabile visto che Macron, Merkel e Schulz si giocano su questo terreno il loro futuro politico, l'Italia sarà chiamata ad affrontare una sfida che ha troppo a lungo rimandato.
Finora il ritardo italiano nel ridurre il nostro debito pubblico, nel risanare il sistema bancario e soprattutto nel ripristinare una competitività all'altezza dei nostri partner europei, aveva trovato più di un alibi nelle diffidenze tedesche. Erano due inerzie che si legittimavano reciprocamente. Le inadeguatezze italiane giustificavano le resistenze della Germania a completare l'unione bancaria e ad accettare una qualsivoglia forma di condivisione degli investimenti. L'ottusa insistenza tedesca sul rigore di bilancio consentiva alla nostra classe politica di far credere che le riforme necessarie del nostro sistema fossero un diktat di Berlino e non una esigenza primordiale per salvare la nostra economia.
Ora Angela Merkel e Martin Schulz hanno rotto questo circolo vizioso. La Germania marcerà a tappe forzate con la Francia verso il completamento dell'Unione bancaria e verso la creazione di un Fondo monetario europeo, che costituirà comunque un embrione di condivisione dei rischi finanziari. Ma questi due passi richiederanno che l'Italia accetti di ridurre la vulnerabilità del proprio sistema bancario e di risanare un debito pubblico che non riesce a diminuire. E per raggiungere questi obiettivi dovrà rapidamente migliorare la competitività di un sistema-Paese che continua a registrare la crescita più debole di tutta l'eurozona.
Le conseguenze della coalizione pro europea formata a Berlino non saranno solo di tipo economico. Giunta al suo quarto mandato come Cancelliera dopo un'elezione andata male, Angela Merkel è di fronte ad un bivio. Può gestire il proprio inevitabile declino politico in attesa che emerga qualcuno in grado di prendere il suo posto. Oppure può usare il tempo che le rimane per entrare nella storia e guadagnarsi un posto tra i grandi europei, accanto a quella che resta la sua tormentata figura di riferimento: Helmut Kohl. Anche i socialdemocratici di Martin Schulz, per salvarsi dal rischio molto reale di estinzione politica, hanno deciso di seguire l'esempio di Macron e di puntare sul progetto europeo per riconquistare una legittimazione evanescente e recuperare i consensi perduti.
Ma questi obiettivi implicano che Francia e Germania riescano a far fare all'Europa un balzo in avanti molto più significativo e vistoso di progressi pure importanti come l'Unione bancaria o il Fondo monetario europeo. Ci si può aspettare una spinta decisa su temi fortemente simbolici come la politica estera, la difesa, l'emergenza migranti e la sorveglianza delle frontiere.
La coalizione si è data tempi relativamente stretti per mettere sul piatto risultati concreti, o quantomeno visibili. Tra due anni i partiti che la compongono affronteranno una verifica di quanto è stato fatto. Secondo gli "insider" della politica tedesca, potrebbe anche essere l'occasione per un rimpasto che apra, a Merkel o a Schulz, la strada di Bruxelles. I tempi, apparentemente, non coincidono, visto che le istituzioni europee saranno rinnovate già nel 2019, dopo le elezioni di primavera. Ma, se davvero la nuova coalizione riuscirà a cambiare il volto della Ue e le regole del gioco europeo, tutto potrebbe diventare possibile.
Le presidenziali francesi e le elezioni tedesche hanno aperto una pagina nuova nella storia d'Europa. Resta da capire se le elezioni italiane consentiranno al nostro Paese di scriverne la parte che gli compete.