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Berlusconi e gli altri, alleati riluttanti

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Il leader di FI sarebbe più propenso a un'intesa con il Pd ma è spinto allo sprint finale con i suoi "camerati" di viaggio 
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Mentre in Germania prende forma la Grosse Koalition, in Italia perde forza la Grande Coalizione. Sondaggi alla mano, Berlusconi Salvini e Meloni possono farcela da soli. Sospinti nell'ultimo miglio da un elettorato che teme l'invasione del teppista nero e giustifica la ritorsione del suprematista bianco. Tutto è cambiato, dopo Macerata. L'atroce mattanza compiuta sul corpo della povera Pamela, e poi la feroce vendetta razziale del fascio-leghista Traini, spostano equilibri e mutano prospettive. La barbarie che irrompe in campagna elettorale non è solo sale cosparso sulle ferite di un Paese impaurito e arrabbiato. È anche benzina nel motore di una destra che adesso, insieme all'odore di sangue e di polvere da sparo, sente anche profumo di vittoria. E per questo, suo malgrado, si compatta. 

Salvini ha compiuto il suo efferato "capolavoro". Lo stragista con il Mein Kampf sul comodino era tutta roba sua, camicia verde e armata dal suo s…
Mentre in Germania prende forma la Grosse Koalition, in Italia perde forza la Grande Coalizione. Sondaggi alla mano, Berlusconi Salvini e Meloni possono farcela da soli. Sospinti nell'ultimo miglio da un elettorato che teme l'invasione del teppista nero e giustifica la ritorsione del suprematista bianco. Tutto è cambiato, dopo Macerata. L'atroce mattanza compiuta sul corpo della povera Pamela, e poi la feroce vendetta razziale del fascio-leghista Traini, spostano equilibri e mutano prospettive. La barbarie che irrompe in campagna elettorale non è solo sale cosparso sulle ferite di un Paese impaurito e arrabbiato. È anche benzina nel motore di una destra che adesso, insieme all'odore di sangue e di polvere da sparo, sente anche profumo di vittoria. E per questo, suo malgrado, si compatta. 

Salvini ha compiuto il suo efferato "capolavoro". Lo stragista con il Mein Kampf sul comodino era tutta roba sua, camicia verde e armata dal suo servizio d'ordine. Dopo la mostruosa "caccia allo straniero" il capo leghista avrebbe dovuto chiedere scusa al mondo, e poi chiudersi in un silenzio contrito. Ha fatto l'esatto contrario, accusando la sinistra di avere "le mani insanguinate per tutti i clandestini che ha lasciato entrare in Italia". Istituzioni timide e sinistre pavide gliel'hanno lasciato dire: Mattarella ha fatto appello al "senso di comunità", Renzi ha risposto "siamo estremisti del buon senso", i ministri ci hanno messo cinque giorni a gridare "no al fascismo" e a visitare in ospedale i migranti feriti. Tutti quanti, per "abbassare i toni", non sono riusciti nemmeno a presentarsi uniti al corteo di oggi. 

Ma non è solo questo che conta, di fronte alla scandalosa "inversione morale" di Salvini. Conta la reazione di Berlusconi, che ha inseguito per la prima volta l'alleato xenofobo sul suo terreno. Ha parlato di "bomba sociale" e di "600 mila profughi da cacciare". A Radio Capital ha giurato che non esistono "razzismo né rigurgiti neo-fascisti" ma persistono "le colpe della sinistra". Poco importa che l'accordo di Dublino l'abbia firmato lui e che durante i suoi governi siano state varate le due "sanatorie" più gigantesche della storia patria (694 mila "regolarizzati" nel 2002 e 294 mila nel 2009). 

Importa che nell'Italia senza memoria l'opinione pubblica senta a destra proclami securitari e ispirati alla "protezione", mentre a sinistra si odono toni flebili e inservibili, sia a rivendicare con coraggio l'azione "repressiva" di Minniti sugli sbarchi sia a presidiare con orgoglio una politica inclusiva sugli ingressi regolari. E importa soprattutto la conclusione di Berlusconi: "Io e Salvini la pensiamo allo stesso modo". È significativo che questa saldatura avvenga proprio sull'immigrazione, e proprio dopo le tragedie di Macerata. La destra marcia divisa su tutto, ma colpisce unita sul "chiodo" xenofobo che buca la pancia del Paese. È un dividendo elettorale decisivo, a pochi passi dal traguardo del 4 marzo. 

Il Cavaliere sarebbe più interessato a un patto con il Pd. Ma ormai c'è un'inerzia che lo spinge allo sprint finale coi suoi naturali "camerati di viaggio". Se la destra può rivincere, può anche governare? I temi che dividono i due "alleati riluttanti" sono innumerevoli. La premiership, il Fiscal Compact, il deficit al 3%, le aliquote della Flat Tax, l'abolizione della legge Fornero, l'articolo 18, l'obbligatorietà dei vaccini, il condono edilizio e ora anche il ripristino del servizio di leva e la "incostituzionalità dell'Islam". 

È un elenco sommario, ma dà l'idea di cosa sia questa destra. Non una proposta di governo, ma una "zona di interesse", il cui vero collante politico è una miscela sociale di sana inquietudine e rancore malato. La stessa miscela che bastò in un fosco 31 ottobre 2007, quando a Tor Vergata un rumeno stuprò e uccise Giovanna Reggiani. Montò un comprensibile sdegno popolare. Anche allora gli impresari della paura lo seppero fomentare, nel palazzo e nelle piazze. Fini coi suoi manipoli corse sul luogo del delitto, con telecamere al seguito. I Tg Mediaset fecero il resto. Pochi mesi dopo il Pdl stravinse le elezioni e l'ex missino Alemanno espugnò la Capitale. A volte ritornano. Ma ogni volta è sempre peggio.