Dalla Siria il conflitto arriva a Beirut
Alberto Stabile, di ALBERTO STABILE
Davanti alle immagini dell'F16 israeliano abbattuto, Hezbollah esulta come se fosse una sua vittoria sul campo contro l'odiata "entità sionista". "Le vecchie equazioni non valgono più. Comincia una nuova fase strategica, in cui Israele non avrà più il dominio dello spazio aereo e terrestre siriano", si legge in un comunicato ufficiale, mentre centinaia di militanti del Partito di Dio con le bandiere gialle accorrono lungo il filo spinato che delimita la terra di nessuno tra il Libano e Israele.
Certo, l'abbattimento dell'aereo israeliano rappresenta una novità assoluta. Nella storia delle guerre tra Israele e i Paesi arabi e in particolare tra Israele e la Siria, la supremazia aerea israeliana è sempre stata fuori discussione. Tra le leggende metropolitane fiorite intorno alla guerra dell'82 c'è anche quella secondo cui i libanesi assistevano ogni giorno dalle loro ville di Jounieh ai duelli …
Certo, l'abbattimento dell'aereo israeliano rappresenta una novità assoluta. Nella storia delle guerre tra Israele e i Paesi arabi e in particolare tra Israele e la Siria, la supremazia aerea israeliana è sempre stata fuori discussione. Tra le leggende metropolitane fiorite intorno alla guerra dell'82 c'è anche quella secondo cui i libanesi assistevano ogni giorno dalle loro ville di Jounieh ai duelli …
Davanti alle immagini dell'F16 israeliano abbattuto, Hezbollah esulta come se fosse una sua vittoria sul campo contro l'odiata "entità sionista". "Le vecchie equazioni non valgono più. Comincia una nuova fase strategica, in cui Israele non avrà più il dominio dello spazio aereo e terrestre siriano", si legge in un comunicato ufficiale, mentre centinaia di militanti del Partito di Dio con le bandiere gialle accorrono lungo il filo spinato che delimita la terra di nessuno tra il Libano e Israele.
Certo, l'abbattimento dell'aereo israeliano rappresenta una novità assoluta. Nella storia delle guerre tra Israele e i Paesi arabi e in particolare tra Israele e la Siria, la supremazia aerea israeliana è sempre stata fuori discussione. Tra le leggende metropolitane fiorite intorno alla guerra dell'82 c'è anche quella secondo cui i libanesi assistevano ogni giorno dalle loro ville di Jounieh ai duelli aerei in cui i caccia siriani intercettati in quota da quelli israeliani cadevano puntualmente in mare. Assad padre finì col perderne più di cento.
Ma basta, oggi, l'abbattimento di un aereo a inneggiare a una svolta "strategica"?
O si tratta piuttosto di un cedimento alla propaganda per esorcizzare gli avvertimenti e le minacce di cui non soltanto Hezbollah, ma lo stesso governo libanese è stato fatto oggetto proprio in questi ultimi giorni dal vertice politico-militare israeliano?
Il quale, d'accordo in questo con l'erede al trono saudita, Mohammed bin Salman, sostiene che la milizia sciita libanese è lo strumento politico e militare attraverso cui Teheran ha messo le mani sul Libano. Con la complicità del potere politico libanese rappresentato dal presidente Michel Aoun, cristiano, dallo speaker del Parlamento, Nabih Berri, sciita, leader del movimento Amal, antico avversario di Hezbollah ma consapevole della superiorità militare del Partito di Dio, e persino dal premier Rafiq Hariri, sunnita ma pragmaticamente deciso a gestire il potere. Ne consegue che, per Israele, governo e Hezbollah sono "la stessa cosa", cioè ugualmente responsabili e dunque, per dirla con il ministro dei Trasporti, Yisrael Katz, in caso di guerra sarà tutto il Libano a dover pagare il conto ed essere riportato "all'età della pietra".
Ma cos'è che ha spinto Israele ad alzare il tono nei confronti del Libano? I pretesti che hanno provocato un continuo innalzamento della tensione sono diversi. La decisione del governo libanese di avviare le trivellazioni in un giacimento di gas, una piccola parte del quale Israele rivendica come propria, ha spinto il ministro della Difesa Lieberman a parlare di "grave provocazione". Di contro, Beirut ha denunciato la decisione israeliana di costruire un muro lungo il confine.
Ma tutto questo appartiene alla schermaglia verbale. Il gas, il muro, le violazioni territoriali sono, o sarebbero, elementi secondari se ci fosse la volontà di trovare un accordo. Ma la realtà è che Israele percepisce Hezbollah come una minaccia esistenziale, organizzata ed eterodiretta dall'Iran. E quello che preme a Netanyahu, Lieberman e al capo di Stato Maggiore Eisenkot è che l'arsenale del Parito di Dio, che comprende 150.000 razzi a corto, medio e lungo raggio e che, nonostante le perdite subite in Siria, può contare ancora su una riserva di 50 mila miliziani, non si arricchisca di missili più precisi e potenti, capaci di colpire le città israeliane. La sfida per fermare le forniture di armi e la costruzione di impianti per produrle finora è stata condotta solo con i raid sulla Siria: Beirut è stata risparmiata, almeno per il momento.
Certo, l'abbattimento dell'aereo israeliano rappresenta una novità assoluta. Nella storia delle guerre tra Israele e i Paesi arabi e in particolare tra Israele e la Siria, la supremazia aerea israeliana è sempre stata fuori discussione. Tra le leggende metropolitane fiorite intorno alla guerra dell'82 c'è anche quella secondo cui i libanesi assistevano ogni giorno dalle loro ville di Jounieh ai duelli aerei in cui i caccia siriani intercettati in quota da quelli israeliani cadevano puntualmente in mare. Assad padre finì col perderne più di cento.
Ma basta, oggi, l'abbattimento di un aereo a inneggiare a una svolta "strategica"?
O si tratta piuttosto di un cedimento alla propaganda per esorcizzare gli avvertimenti e le minacce di cui non soltanto Hezbollah, ma lo stesso governo libanese è stato fatto oggetto proprio in questi ultimi giorni dal vertice politico-militare israeliano?
Il quale, d'accordo in questo con l'erede al trono saudita, Mohammed bin Salman, sostiene che la milizia sciita libanese è lo strumento politico e militare attraverso cui Teheran ha messo le mani sul Libano. Con la complicità del potere politico libanese rappresentato dal presidente Michel Aoun, cristiano, dallo speaker del Parlamento, Nabih Berri, sciita, leader del movimento Amal, antico avversario di Hezbollah ma consapevole della superiorità militare del Partito di Dio, e persino dal premier Rafiq Hariri, sunnita ma pragmaticamente deciso a gestire il potere. Ne consegue che, per Israele, governo e Hezbollah sono "la stessa cosa", cioè ugualmente responsabili e dunque, per dirla con il ministro dei Trasporti, Yisrael Katz, in caso di guerra sarà tutto il Libano a dover pagare il conto ed essere riportato "all'età della pietra".
Ma cos'è che ha spinto Israele ad alzare il tono nei confronti del Libano? I pretesti che hanno provocato un continuo innalzamento della tensione sono diversi. La decisione del governo libanese di avviare le trivellazioni in un giacimento di gas, una piccola parte del quale Israele rivendica come propria, ha spinto il ministro della Difesa Lieberman a parlare di "grave provocazione". Di contro, Beirut ha denunciato la decisione israeliana di costruire un muro lungo il confine.
Ma tutto questo appartiene alla schermaglia verbale. Il gas, il muro, le violazioni territoriali sono, o sarebbero, elementi secondari se ci fosse la volontà di trovare un accordo. Ma la realtà è che Israele percepisce Hezbollah come una minaccia esistenziale, organizzata ed eterodiretta dall'Iran. E quello che preme a Netanyahu, Lieberman e al capo di Stato Maggiore Eisenkot è che l'arsenale del Parito di Dio, che comprende 150.000 razzi a corto, medio e lungo raggio e che, nonostante le perdite subite in Siria, può contare ancora su una riserva di 50 mila miliziani, non si arricchisca di missili più precisi e potenti, capaci di colpire le città israeliane. La sfida per fermare le forniture di armi e la costruzione di impianti per produrle finora è stata condotta solo con i raid sulla Siria: Beirut è stata risparmiata, almeno per il momento.