Macerata, lungo le mura della civiltà
Donatella Di Pietrantonio , di DONATELLA DI PIETRANTONIOUna tradizione laica e risorgimentale, che ha saputo gettare ponti verso Oriente
Mi sono ritrovata in città due giorni dopo gli spari sugli immigrati. La prima impressione è stata di una normalità tesa, forzata. In un angolo del centro, dove altre volte avevo visto capannelli di neri, non c'era nessuno. Macerata è la città in cui mio figlio ha scelto di studiare. Il padre e io siamo andati a trovarlo dopo qualche settimana della sua permanenza lì. Ci ha concesso una passeggiata in sua compagnia nel centro storico dall'impianto sei-settecentesco compreso entro le mura cinquecentesche.
Di tanto in tanto uno scorcio di panorama intorno, il verde marchigiano. La misteriosa corrispondenza tra arte e paesaggio, l'accordo tra città e campagna. Nostro figlio improvvisamente adulto ci ha mostrato alcuni immobili di pregio di cui è proprietaria l'Università. "Qui vengo a lezione" ha detto con una specie di orgoglio davanti a Palazzo Ugolini. Al tramonto il rosa dei mattoni si è …
Di tanto in tanto uno scorcio di panorama intorno, il verde marchigiano. La misteriosa corrispondenza tra arte e paesaggio, l'accordo tra città e campagna. Nostro figlio improvvisamente adulto ci ha mostrato alcuni immobili di pregio di cui è proprietaria l'Università. "Qui vengo a lezione" ha detto con una specie di orgoglio davanti a Palazzo Ugolini. Al tramonto il rosa dei mattoni si è …
Mi sono ritrovata in città due giorni dopo gli spari sugli immigrati. La prima impressione è stata di una normalità tesa, forzata. In un angolo del centro, dove altre volte avevo visto capannelli di neri, non c'era nessuno. Macerata è la città in cui mio figlio ha scelto di studiare. Il padre e io siamo andati a trovarlo dopo qualche settimana della sua permanenza lì. Ci ha concesso una passeggiata in sua compagnia nel centro storico dall'impianto sei-settecentesco compreso entro le mura cinquecentesche.
Di tanto in tanto uno scorcio di panorama intorno, il verde marchigiano. La misteriosa corrispondenza tra arte e paesaggio, l'accordo tra città e campagna. Nostro figlio improvvisamente adulto ci ha mostrato alcuni immobili di pregio di cui è proprietaria l'Università. "Qui vengo a lezione" ha detto con una specie di orgoglio davanti a Palazzo Ugolini. Al tramonto il rosa dei mattoni si è acceso, di riflesso. Cena di "vincisgrassi" da Secondo e poi arrivederci a casa.
Non avremmo mai immaginato, quel giorno, che le stesse strade dei nostri passi lenti sarebbero state percorse a distanza di pochi mesi da una manifestazione antifascista e antirazzista. Fascisti a Macerata era un po' come dire fascisti su Marte. Gli stessi immigrati che ci abitano la raccontano, ancora dopo la tentata strage, come città ospitale, tollerante. Sarà per l'antica abitudine ad accogliere gli studenti, sarà per la vivacità culturale che la caratterizza: i maceratesi riempiono le sale e i teatri per assistere a spettacoli, ascoltare musica, scrittori. D'estate affollano lo Sferisterio che qualcuno con facile ironia ha ribattezzato Sparisterio.
È difficile riconoscere i luoghi intorno ai manifestanti che sfilano, i cancelli delle scuole sono chiusi da lucchetti, le saracinesche abbassate, le vetrine coperte da pannelli. Lucia Tancredi, insegnante, scrittrice, infaticabile organizzatrice volontaria di eventi culturali, mi racconta l'amarezza collettiva nel vedersi rappresentati dai media come una banlieue senza controllo. Ricorda la tradizione laica e risorgimentale, antifascista, i ponti che nella sua storia Macerata ha saputo gettare verso Oriente. Lucia ha partecipato alla manifestazione che si è snodata intorno alle mura come in un abbraccio ideale alla città e ne è fiera. "È la nostra reazione di civiltà" dice. "Eravamo lì per altro, ma chi arrivava da fuori ha apprezzato anche la bellezza".
Macerata è tra le dieci candidate a capitale della cultura per il 2020. Si è proposta come città ESTroversa, per la sua attitudine a comunicare e guardare lontano. È questo suo respiro lungo, questo sapersi conservare come luogo di studi soprattutto nell'ambito della mediazione culturale e linguistica a renderla attrattiva verso tutte le forme di migrazione. Non è facile da raggiungere, ma molti ragazzi vengono a studiare qui anche da regioni distanti, forse perché questo è ancora un posto di promesse mantenute. Dove non si cerca solo un diploma di laurea, ma una formazione più ampia e complessa, che riguarda la capacità umana di convivere in pace.
Quando mi sono ritrovata in città, due giorni dopo gli spari sugli immigrati, ho incrociato, a un certo punto, un ragazzo di colore, e non ho avuto il coraggio di guardarlo negli occhi. Mi sono sentita in colpa.
Di tanto in tanto uno scorcio di panorama intorno, il verde marchigiano. La misteriosa corrispondenza tra arte e paesaggio, l'accordo tra città e campagna. Nostro figlio improvvisamente adulto ci ha mostrato alcuni immobili di pregio di cui è proprietaria l'Università. "Qui vengo a lezione" ha detto con una specie di orgoglio davanti a Palazzo Ugolini. Al tramonto il rosa dei mattoni si è acceso, di riflesso. Cena di "vincisgrassi" da Secondo e poi arrivederci a casa.
Non avremmo mai immaginato, quel giorno, che le stesse strade dei nostri passi lenti sarebbero state percorse a distanza di pochi mesi da una manifestazione antifascista e antirazzista. Fascisti a Macerata era un po' come dire fascisti su Marte. Gli stessi immigrati che ci abitano la raccontano, ancora dopo la tentata strage, come città ospitale, tollerante. Sarà per l'antica abitudine ad accogliere gli studenti, sarà per la vivacità culturale che la caratterizza: i maceratesi riempiono le sale e i teatri per assistere a spettacoli, ascoltare musica, scrittori. D'estate affollano lo Sferisterio che qualcuno con facile ironia ha ribattezzato Sparisterio.
È difficile riconoscere i luoghi intorno ai manifestanti che sfilano, i cancelli delle scuole sono chiusi da lucchetti, le saracinesche abbassate, le vetrine coperte da pannelli. Lucia Tancredi, insegnante, scrittrice, infaticabile organizzatrice volontaria di eventi culturali, mi racconta l'amarezza collettiva nel vedersi rappresentati dai media come una banlieue senza controllo. Ricorda la tradizione laica e risorgimentale, antifascista, i ponti che nella sua storia Macerata ha saputo gettare verso Oriente. Lucia ha partecipato alla manifestazione che si è snodata intorno alle mura come in un abbraccio ideale alla città e ne è fiera. "È la nostra reazione di civiltà" dice. "Eravamo lì per altro, ma chi arrivava da fuori ha apprezzato anche la bellezza".
Macerata è tra le dieci candidate a capitale della cultura per il 2020. Si è proposta come città ESTroversa, per la sua attitudine a comunicare e guardare lontano. È questo suo respiro lungo, questo sapersi conservare come luogo di studi soprattutto nell'ambito della mediazione culturale e linguistica a renderla attrattiva verso tutte le forme di migrazione. Non è facile da raggiungere, ma molti ragazzi vengono a studiare qui anche da regioni distanti, forse perché questo è ancora un posto di promesse mantenute. Dove non si cerca solo un diploma di laurea, ma una formazione più ampia e complessa, che riguarda la capacità umana di convivere in pace.
Quando mi sono ritrovata in città, due giorni dopo gli spari sugli immigrati, ho incrociato, a un certo punto, un ragazzo di colore, e non ho avuto il coraggio di guardarlo negli occhi. Mi sono sentita in colpa.