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Il Paese senza governo

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È un tempo sospeso, quello che stiamo attraversando. Il tempo dell'attesa, finché non ci cadranno addosso i risultati elettorali; ma intanto, lassù, il proscenio è vuoto. L'ultima seduta di Montecitorio risale al 17 gennaio; e a palazzo Madama al 9 gennaio, per appena 13 minuti, al solo scopo di ricevere il decreto con cui Mattarella ha sciolto il Parlamento; mentre il Consiglio dei ministri, che di norma si riunisce ogni settimana, è stato convocato l'8 febbraio, dopo una vacanza durata 20 giorni.

Insomma, è come se una tromba d'aria avesse scoperchiato il teatro, lasciando gli attori - nudi e vocianti - sulla scena. Perché ministri e sottosegretari, deputati e senatori, uscenti e (futuri) subentranti, parlano, eccome se parlano: nei talk show televisivi, nelle interviste alla stampa, su Twitter o su Facebook, nei comizi in qualche piazza non troppo affollata. Però al loro dire non corrisponde il fare, non c'…
È un tempo sospeso, quello che stiamo attraversando. Il tempo dell'attesa, finché non ci cadranno addosso i risultati elettorali; ma intanto, lassù, il proscenio è vuoto. L'ultima seduta di Montecitorio risale al 17 gennaio; e a palazzo Madama al 9 gennaio, per appena 13 minuti, al solo scopo di ricevere il decreto con cui Mattarella ha sciolto il Parlamento; mentre il Consiglio dei ministri, che di norma si riunisce ogni settimana, è stato convocato l'8 febbraio, dopo una vacanza durata 20 giorni.

Insomma, è come se una tromba d'aria avesse scoperchiato il teatro, lasciando gli attori - nudi e vocianti - sulla scena. Perché ministri e sottosegretari, deputati e senatori, uscenti e (futuri) subentranti, parlano, eccome se parlano: nei talk show televisivi, nelle interviste alla stampa, su Twitter o su Facebook, nei comizi in qualche piazza non troppo affollata. Però al loro dire non corrisponde il fare, non c'è una legge né un decreto che gli uni spingano e gli altri respingano, c'è solo un promettere, annunciare, inveire, dichiarare. Fuori dai palazzi, tuttavia, giacché nei corridoi dei ministeri o delle Camere non ci trovi più nessuno: tutti in giro per la campagna elettorale.

"Il miglior governo è quello che governa meno", diceva Thomas Jefferson. Se è così, nel quinquennio della legislatura ormai conclusa abbiamo sperimentato governanti pessimi. Ne sono prova i numeri, le cifre. Dal 2013 in avanti si contano 923 sedute del Senato, 905 della Camera, 261 riunioni del Consiglio dei ministri. Che a loro volta hanno generato 377 leggi, dunque in media una creatura legislativa ogni quattro giorni e mezzo; 100 decreti legge (un paio al mese); 266 decreti legislativi (oltre uno a settimana). Invece da Natale l'officina del diritto è ferma, i meccanici in vacanza. Eppure i tram funzionano, le scuole continuano a istruire gli studenti, la posta arriva più o meno puntualmente.

Domanda: significa che possiamo fare a meno dei governi? Stando a qualche esperienza maturata di recente, parrebbe di sì. Dopo una crisi politica aperta nel 2010, il Belgio rimase senza governo per 544 giorni, però il suo Pil crebbe del 2%. Idem in Spagna nel 2015: dieci mesi senza un esecutivo nel pieno dei poteri, Pil in rialzo del 3,2%. Idem in Olanda nel 2017: con uno stallo durato 208 giorni dopo le elezioni, e al contempo con il picco di crescita in dieci anni (+3,3%). Senza dire della Germania, dove si è votato il 24 settembre scorso, dove la vacatio di governo ha ormai superato il precedente record del 2013 e dove tuttavia l'economia fila come un treno. Siccome anche l'Italia sembra destinata a questa condizione, senza un governo dopo Gentiloni, potremmo tirare un sospiro di sollievo: finirà per salvarci il sogno anarchico, l'antica utopia di Diogene e Zenone.
Ma non è così, non è questo il nostro orizzonte collettivo. E non è vero che se il governo latita, se il Parlamento cade in quarantena, non ci sia più lo Stato. Perché lo Stato risiede nelle sue strutture profonde: il prefetto, la maestra, l'impiegato comunale, il carabiniere, il medico del pronto soccorso. E perché dopotutto c'è pur sempre un Parlamento, sia pure a riposo: "Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti", dice l'articolo 61 della Costituzione. E c'è un governo in carica, benché limitato all'ordinaria amministrazione. Categoria ambigua come il volto della sfinge, definita un po' a capriccio attraverso le varie circolari firmate dai governi, che però contiene almeno un punto fermo: vietato esagerare.

Ecco, è esattamente questo il vantaggio dell'attuale condizione. Ora ministri e deputati possono stradire, ma non possono strafare. L'ultimo decreto legge deciso dal Consiglio dei ministri risale al 16 ottobre ed è stato convertito dalle Camere il 30 novembre. Da allora in poi, pace dei sensi. Ma perché, non c'è più un'urgenza che reclami un immediato tampone normativo? O ce n'erano troppe, artificiali, innaturali, autoreferenziali, nel quinquennio che abbiamo alle spalle?